PUST’ LUČŠIJ IZ KOMANDACH POBEDIT – GUIDA AL GIRONE F | GdDF

SVEZIA

Capitolo dolente da scrivere, perché senza le scelte del nostro ct Ventura probabilmente saremmo noi al posto dei ventitré commessi dell’IKEA affettuosamente convocati da Janne Andersson. Eppure, Miraklet I Milano a parte (WINTER IS COMING), emergono qualità che possono davvero issare la nazionale gialloblù oltre il muro dei gironi. In un contesto tale per cui chiunque si sente più responsabilizzato, da Robin Olsen a Marcus Berg passando per la spina dorsale (Lustig-Granqvist, Ekdal-Forsberg e Toivonen), l’esclusione di Zlatan Ibrahimovic non è certamente passata in secondo piano. Al netto di un valore assoluto, e del fatto che probabilmente Ibra resta il miglior giocatore di sempre della Svezia, per distacco, Andersson ha scelto lo scontro aperto con l’attuale attaccante dei Los Angeles Galaxy. Zlatan credeva di avere un credito illimitato nei confronti della Federazione (“Mi chiamano ogni giorno per sapere come sto, come vanno le cose, cosa sto pensando. Se voglio, vado al Mondiale”), Andersson ha chiuso la porta (“Non sarò certo io a chiamarlo”) e così ne è scaturita una querelle. Il carattere molto focoso di Ibra ha agevolato l’onda mediatica, tanto che la Svezia s’è polarizzata in due parti. Stavolta, però, a prevalere è stata la componente che non avrebbe voluto Ibra in Russia.

Il motivo fa parte di una filosofia spiccia, che poggia la sua tesi sul fatto che Zlatan non ha mosso un dito per costruire la qualificazione. Aveva bellamente dato addio alla nazionale nell’estate 2016, a margine dell’Europeo francese che aveva portato al tracollo del progetto tattico di Erik Hamrén, e da allora era rimasto fuori dalle convocazioni diramate dalla SvFF. Fermo restando che preso singolarmente sia meglio di un Toivonen (che al Tolosa ha perso la titolarità rischiando anche la panchina, per dire), meglio puntare sulla voglia di rivalsa di uno spogliatoio intero.

Paradossalmente, in un contesto tale, emerge che il punto debole della Svezia è proprio in attacco: detto di Toivonen, c’è Berg che ha lasciato il Panathinaikos l’estate scorsa per approdare negli Emirati Arabi. Vero, ha continuato a segnare a raffica (25 reti e 11 assist in 21 partite) ma la qualità del calcio è quella che è. Come se non bastasse il terzo centravanti è John Guidetti ma s’è infortunato dopo un contrasto con Granqvist in allenamento e la sua presenza è a serio rischio. Per lui 3 reti in 25 partite ne La Liga, chiuso al Celta e dunque trasferitosi all’Alavés: se non dovesse farcela è pronto Ken Sema dell’Östersund che tuttavia è più un’ala che non una punta vera. Metteteci che il quarto si chiama Isaac Kiese-Thelin, è stato il compagno di merende di Guidetti nelle notti di giubilo a Praga nell’estate 2015, ma ha combinato poco altro nella vita. Gioca in Belgio, al Beveren, dopo una carriera che pareva destinata all’Anderlecht.

Spicca l’assenza di Jakob Johansson, 27enne mediano campione di Grecia con l’AEK Atene, che contro l’Italia decise la doppia sfida con un tiro deviato da De Rossi (all’andata) e al ritorno patì un infortunio al ginocchio che lo fece uscire in barella e lacrime dal Meazza di Milano. Non ci sarà, così come ha dovuto guardare dall’esterno dello Spyros Louis i compagni togliere il titolo a PAOK ed Olympiakos. Destino beffardo, che toglierà alla nazionale scandinava un perno di centrocampo difficilmente sostituibile. Ci proveranno Sebastian Larsson, reinventato centrale, e una vecchia conoscenza del calcio italiano come Albin Ekdal: ad Amburgo ha sofferto per la prima retrocessione nella storia dell’HSV, certamente vorrà quantomeno allentare la delusione con un Mondiale all’altezza.

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Questa è la Svezia, prendere o lasciare. Arroccata in un 4-4-2 semplice e scolastico quanto capace di infierire all’occorrenza, Janne Andersson deve solo sperare che Toivonen e Berg riescano a buttare qualche pallone in rete e che Emil Forsberg mostri le qualità che gli hanno fatto indossare il numero 10 sulle spalle. Prospettiva non scontata, vista l’eccezionale discrepanza tra il talento che possiede e quello che mette in campo: a tratti indisponente, col Lipsia in questa stagione è sembrato probabilmente involuto. Oppure, ed è quello che sperano a Stoccolma, ha più semplicemente trattenuto le energie da rilasciare in abbondanza dalle parti di Mosca.

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