IL SOGNO DI JESÙS

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Photo by http://www.futbolsapiens.com

Non solo Hirving Lozano ad aver trovato la propria realizzazione nella partita vinta dal Messico contro la Germania nella prima giornata del Girone F. C’è anche Jesùs Gallardo, con una storia antieroica.

Un bivio. A sinistra, el fùtbol, a destra, il narcotraffico. Ci troviamo a Nuevo Progreso, Stato del Tabasco, Messico e qui nel giorno di ferragosto del 1994 è nato l’ultimo dei quattro fratelli in casa Gallardo, Jesùs. Il Messico rurale di metà anni novanta è una nazione dal divario economico abissale, una netta spaccatura fra pochi ricchi e molti poveri, e per papà Daniel che trascorre 6 mesi l’anno su una petroliera a Campeche, le bocche da sfamare sono diventate troppe.

Jesùs quindi si ritrova dover crescere fra le stradine note per la famosa salsa piccante, e comincia a comprendere quali possano essere le prospettive di un ragazzo messicano dell’epoca. Allora ecco che prende la prima grande decisione della sua vita: la maggior parte dei suoi coetanei alterna partitelle per strada qualche bicchierino di troppo di tequila o una canna, quindi il giovane Gallardo decide di fare del calcio la sua vita spontaneamente si propone per un provino coi Jaguares Tabasco. A 18 anni i sacrifici di Gallardo vengono ripagati, perché Patricio Baeza, osservatore dei Pumas lo nota durante un match dove segna tre gol e decide di portarlo con sé a Città del Messico. Ma il ragazzo ha bisogno di struttura e disciplina calcistica, ha un gioco troppo confusionario che non gli permette ancora di ricoprire un ruolo del campo ben definito, pecca che paradossalmente si rivelerà un pregio. Basta un biennio di giovanili nella Capitale e arriva il debutto in Primera Divisìon nel 2014, agli ordini di mister Francisco Palencia, ex giocatore della Tricolor e dell’Espanyol. Il tecnico nota, con lungimiranza, una particolarità in Jesùs; è mancino, come quasi nessuno nel campionato locale. Allora decide di unire la sua buona tecnica di base a una preparazione difensiva, trasformandolo nell’unico esterno sinistro a tutto campo mancino di prospettiva in Messico, colpendo anche il CT della Nazionale messicana Osorio. Sull’onda delle ottime prestazioni arriva la chiamata per la seleccìon nell’ottobre del 2016 contro la Nuova Zelanda, ma il suo esordio lascia a desiderare, Gallardo ha le gambe tremanti, sbaglia passaggi su passaggi e sta giocando da terzino sinistro in una difesa a quattro per la prima volta in carriera. Dopo l’incontro, il selezionatore Osorio lo rassicura, egli esige duttilità e predisposizione al lavoro dai suoi uomini, parole che cambieranno l’approccio agli spostamenti in campo per il ragazzo. Da quel momento, Gallardo disputerà per l’UNAM  91 partite, delle quali 36 come ala sinistra, 8 come mezzala, 5 da terzino, 3 da ala destra e da punta, 1 da mediano e come difensore centrale, totalizzando in tutto 13 reti. Numeri impressionanti, resi ancor più validi dalla qualità del suo dribbling e del suo sinistro, le armi migliori senza dubbio, senza però dimenticare una struttura fisica importante nonostante i 176cm di altezza.  Termina l’ultima annata firmando un contatto che lo porterà a vestire la maglia del Monterrey per $3 milioni con riscatto fissato a 5, non prima però di aver peso parte alla spedizione russa. Gallardo potrà affermare di essere stato fra gli undici eroi che hanno sconfitto clamorosamente la Germania per 1-0, risultando uno dei migliori insieme a Lozano, autore del vantaggio. 90 minuti in cui Gallardo ha praticamente annullato Thomas Müller, coprendo alla perfezione in entrambe le fasi la fascia sinistra, riuscendo anche a imbastire un paio di contropiedi che l’hanno portato a concludere, invano, a rete. Il debutto mundialista di “Vegueta”, come fu soprannominato da bambino per la sua somiglianza al personaggio del cartone animato Dragonball, è un elogio al duro lavoro e all’apprendimento.  In patria gli è sempre stata riconosciuta una pecca, ossia quella di non amare il movimento senza palla, giocata fondamentale per un laterale in situazione di uno – due o smarcamenti per sovrapposizioni. La sua crescita sotto quest’aspetto è sicuramente anche merito del Recreacionista Osorio. Il tecnico colombiano è per Gallardo un padre calcistico e non solo, è l’anima della Tri che sta stupendo tutti.  El Profe, apodo più confidenziale attribuitogli dai suoi calciatori, sa cosa vuol dire nascere fra la polvere della terra battuta e quella della cocaina, conosce l’odore del sangue innocente fin troppo bene, motivo per il quale a soli 26 anni scappò insieme con altri suoi concittadini, clandestinamente, da Santa Rosa de Cabal verso gli Stati Uniti, sfuggendo agli errori del narcotraffico ma portando con sé la passione per il pallone. La filosofia di Osorio risponde ai canoni del “Calcio totale” di Michels e dell’Olanda degli anni settanta: partitelle in allenamento dodici contro dodici, 46 formazioni diverse schierate durante le qualificazioni, con pochi punti fermi, tra cui proprio Jesùs Gallardo.  Ma le sue teorie sono tutt’altro che frutto di una mancata preparazione, anzi, Osorio abbia allenato prettamente nelle Americhe, si è laureato in Scienze e Calcio alla John Moores University di Liverpool, conseguendo così il patentino da allenatore UEFA A, rilasciatogli dalla Football Association. La sua prima esperienza da tirocinante fu tutt’altro che banale, nel 2001 divenne il conditioning coach di Kevin Keegan al Manchester City, dove apprese  l’importanza del turnover. È per questo che Osorio è un manager a tutti gli effetti per i suoi muchachos, che difende a spada tratta anche dopo qualche locura, ad esempio quando Fabian, Jìmenez e Ochoa vennero sorpresi in compagnia di alcune signorine dai facili costumi. E allora ecco spiegata la fedeltà di Gallardo al suo condottiero,  in cui egli riconosce quasi una figura paterna dopo la scomparsa del padre, momento in cui, come tanti messicani, Jesùs si è aggrappato alla fede cristiana,  omaggiando  la rilevanza del suo nome di battesimo con un segno della croce, come il Chicharito, ad ogni ingresso in campo. La carriera di Jesùs Gallardo è una scalata verso la vetta di una montagna, costellata di soddisfazione come l’inserimento all’interno della lista dei 500 giocatori più importanti al mondo, secondo la rivista inglese WorldSoccer, e che può culminare con il tanto atteso trasferimento in Europa. Ma per ora, Gallardo può godersi l’affetto che la gente di Càrdenas gli si riserva ogni volta che torna dai suoi cari, acclamandolo come l’eroe del riscatto per un popolo che non ne ha più di lacrime da versare. A 23 anni, la kermesse del campionato del mondo potrebbe dare ragione a Jesùs, quando a quell’incrocio scelse la direzione giusta.

Articolo a cura di Alberto Maresca

 

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