PUST’ LUČŠIJ IZ KOMANDACH POBEDIT – GUIDA AL GIRONE H | GdDF

Groups H Russia 2018.jpg
Grafica realizzata da Alessio Giannone per “La Gazzetta di Don Flaco”

Girone H

Polonia – Senegal – Colombia – Giappone

A cura di Daniele El Flaco Pagani, Gioele Anelli e Matteo Albanese

POLONIA

di Matteo Albanese

La Polonia arriva in Russia con più di uno specchietto per le allodole. Se eviterà le prospettive allettanti che le si presentano davanti, essendo arrivata in Russia direttamente dalla top 10 del ranking FIFA per le nazionali e dopo aver vinto 8 partite delle ultime 10, allora potrebbero davvero allinearsi le coordinate cosmiche tali per cui magari Kamil Glik a casa rimpiangerà l’avventata rovesciata in allenamento che gli precluderà forse la presenza al Mondiale.

L’ex Torino ha ricevuto soli due giorni fa il via libera per andare in Russia, notizia certamente positiva ma che non implica necessariamente che il 30enne 58 volte in campo con la Reprezentacja riesca ad essere titolare. Sarebbe un brutto cruccio per Adam Nawalka, che così facendo dovrebbe affiancare all’altro 30enne Michal Pazdan uno tra il “brasiliano” Thiago Cionek e il 22enne del Southampton Jari Bednarek. Peraltro non finiscono qui le gatte da pelare: i biancorossi hanno al peggior difesa di tutte le prime qualificate dall’Europa, e come se non bastasse Nawalka sembrerebbe intenzionato anche a varare un’inedita difesa a tre mai provata finora. La speranza, perlomeno, è che non deludano i tre terzini: Artur Jedrzejczyk, estroverso e versatile, Bartosz Bereszynski, ex attaccante riconvertito a difensore, e l’oggi 34enne Lukasz Piszczek, idolo in patria per le scorribande al Borussia Dortmund. Gli ultimi due sono per l’appunto i protagonisti dei macro-gruppi venutisi a formare in aiuto a Nawalka per il risaldarsi dello spogliatoio. Bereszynski condivide il Luigi Ferraris con Linetty e Kownacki, Piszczek è stato compagno al Borussia Dortmund di Lewandowski e Blasczykowski.

Kuba, 20 reti in 99 presenze con la nazionale polacca a 34 anni, è all’ultima occasione per far qualcosa di grande con i Biało-czerwoni: in patria ricordano spesso la sua storia (la sua infanzia fu tragicamente segnata dal vedere suo padre pugnalare sua madre, motivo per cui smise momentaneamente di giocare a calcio), e ancora oggi ringraziano lo zio Jerzy Brzeczek per aver convinto Jakub a riprendere. Arriva al Mondiale con la maglia numero 16 sulle spalle e qualche problema alla schiena, scoria dell’esperienza al Wolfsburg, ma la scuola polacca dei fisioterapisti (Leszlek Dyja, allievo di Jerzy Wielkoszynski) l’ha rimesso in sesto. E lo zio l’ha caricato per bene: “Ho visto i suoi progressi e sono sicuro che sarà pronto per la Coppa del mondo, sarà al top della forma in Russia”.

35266248_195262264456734_5654641113122734080_n

Il centrocampo della Polonia è una fucina di qualità. Kamil Grosicki può mostrare che solo le due consonanti iniziali del suo cognome lo diversificano dal Piccolo Mozart ceco che recentemente ha dato l’addio al calcio, Piotr Zielinski può rammentare a Napoli come mai Sarri l’abbia alternato così spesso a Marek Hamsik in stagione, infine c’è sempre un Gregorz Krychowiak che senza Emery ha perso la luce ma resta padrone della numero 10 e in fondo un motivo ci sarà. Grosicki oggi gioca all’Hull City dopo l’esperienza francese al Rennes, è la seconda arma più tagliente nell’arsenale di Nawalka e insieme a Robert Lewandowski ha segnato oltre il 50% delle reti polacche sotto la gestione dell’attuale ct. “Tutto ciò che faccio è orientato al Mondiale – ha detto – ho cambiato dieta e stile di vita, ho messo la testa a posto e nessuno mi distoglie dal mio obiettivo”.

Se Grosicki è soprannominato “Turbo” per le accelerazioni di cui dà prova, Krychowiak vuole tornare ai fasti del 2015, quando rimise in carreggiata il Siviglia di Unai Emery nella finale d’Europa League contro il Dnipro, giocatasi nella “sua” Varsavia. L’anno dopo giocò Euro 2016 e passò al PSG insieme al tecnico spagnolo, salvo cominciare una parabola discendente che oggi lo vede tra i flutti inglesi del WBA. Al suo numero 10, la Polonia chiede quel pensiero anticonvenzionale che ne ha decretato la crescita. Pure “il piccolo De Bruyne” Zielinski è cresciuto, così come “Karolek” Linetty e Jacek Goralski. Storia curiosa la sua, classico centrocampista dal temperamento caldo. Di lui raccontano che se non avesse fatto il calciatore sarebbe finito nella criminalità, lui asserisce semplicemente: “Molti dei miei amici sono in prigione, uno è stato ucciso in Francia”.

Il 25enne Rafal Kurzawa è il nono centrocampista. Pur di portar lui, Adam Nawalka ha tolto dai 23 un difensore e il motivo è chiaro: 18 assist in 35 partite in Ekstraklasa con la rivelazione dell’anno, il Gornik Zabrze, un sinistro micidiale e un’arma in più da sfruttare sui calci piazzati. Gioca da ala sinistra e sarà fondamentale se si giocasse col 3-5-2 per la sua versatilità. Davanti, in fondo, c’è tanta scelta: le 55 reti in 95 gare di capitan Lewandowski, icona del calcio polacco, le 12 in 40 apparizioni di un Milik rampante e riabilitato dopo due anni da incubo per le sue ginocchia. Il terzo è Lukasz Teodorczyk, uno che rispondeva malamente ai giornalisti, il quarto Kownacki, capitano dell’Under 21. Ci sarà da divertirsi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...