POLONIA AL VIA

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Photo by https://www.facebook.com/LaczyNasPilka/

Alberto Bertolotto, autore del libro “A ritmo di Polska“, ci parla della Polonia nel giorno del suo esordio al Mondiale tra storia, prospettive e tantissime curiosità.

Dodici anni di assenza sono tanti, tantissimi. Soprattutto se la tua nazionale, nella competizione in esame, ha collezionato due terzi posti (nel 1974 e nel 1982) e messo in vetrina molti, ottimi giocatori nel corso del tempo. La Polonia torna ai campionati mondiali per la prima volta dopo l’edizione del 2006 e lo fa spinto da un popolo che, per la propria selezione, sta nutrendo grandi aspettative. “Vedo un entusiasmo addirittura esagerato” – afferma Stefan Bielański, corrispondente della Gazzetta dello Sport dalla terra dell’Aquila di Lech e professore all’Università Pedagogica di Cracovia. Un clima di euforia percepibile in ogni angolo del paese, che solo l’infortunio al braccio di Kamil Glik nel ritiro di Arłamów ha smorzato. Stasera si vedrà la reazione della squadra, guidata dal 2013 dal cracoviano doc Adam Nawałka: debutto alle 17 a Mosca con il Senegal, prima gara del girone H.

LE ORIGINI – Può fare male, questo clima, da un lato; è comprensibile dall’altro: i biało-czerwoni (i biancorossi) si presentano in Russia con una squadra forte e, in particolare, con una delle tre grandi stelle del mondiale, Robert Lewandowski, centravanti del Bayern Monaco, capitano della nazionale, dato in condizioni eccellenti. Per lui, e per tutti i suoi compagni, si tratta della prima volta alla competizione iridata. Anche nel gruppo dei 23 convocati – visto che si tratta di un esordio assoluto – si percepisce grande voglia di scendere in campo e dimostrare le loro qualità, che sono indubbie. La Polonia ha vinto il girone di qualificazione con 25 punti, frutto di otto vittorie in 10 partite. Ha segnato 28 reti, una media di 2,8 a incontro. E’ reduce da un grande campionato Europeo, in cui si è fermata ai quarti di finale eliminata solo ai calci di rigore dal vincitore della rassegna, il Portogallo. Dieci dei titolari di quel match sono presenti in Russia: Mączyński, l’undicesimo, fedelissimo di Nawałka, non è nel gruppo solo perché infortunato. Questo vuol dire che il gruppo gioca assieme da tanti anni, è solido e conosce perfettamente i codici del 4-4-1-1 (o 4-2-3-1) ideato dal suo allenatore.

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Photo del quotidiano “Il Tempo”

QUI ED ORA – C’è da dire, però, che l’ultimo periodo non è scivolato via liscio. Le ultime amichevoli del 2017, giocato con Uruguay e Messico, la squadra ha ottenuto solo un pareggio e non ha segnato: non c’era Lewandowski e la fase di finalizzazione ne ha risentito. Con la Nigeria, lo scorso marzo, è arrivato un ko inaspettato (1-0) mentre pochi giorni più tardi, con la Corea del Sud, la vittoria è stata centrata solo grazie a un missile di Zieliński all’ultimo istante (3-2). Pochi giorni fa solo il 4-0 alla Lituania, convincente, ha spazzato via qualche dubbio, dettato dall’ennesima rimonta subita col Cile: un 2-2 incassato dopo un vantaggio di 2-0. C’è da preoccuparsi? La maggior parte dei media in Polonia l’ha fatto, soprattutto dopo il pari coi sudamericani. Nawałka ha però utilizzato i match, soprattutto quelli del 2018, per provare il 3-4-2-1, modulo che avrebbe voluto proporre se Glik fosse stato al 100 per 100 e non convocato in extremis. Non a caso, nel penultimo test-match, è passato al 4-4-1-1, con la benedizione della squadra e della stampa. “E utilizzerà quest’ultimo schema anche nella gara con il Senegal – afferma Dominik Mucha, giornalista di Przegłąd Sportowy -. Sarà la partita per noi più importante e non possiamo sbagliare. A mio parere siamo i favoriti ma conterà l’approccio mentale. I giocatori sono calmi, lo staff è sempre più nervoso: ultimamente ha annullato alcuni incontri con la stampa e non ha permesso di assistere a più di 15 minuti di allenamento. Fa parte del gioco, certo, anche se la tensione va tenuta ai livelli di guardia”.

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Photo by https://www.facebook.com/LaczyNasPilka/

COME GIOCA – Il ct è Adam Nawałka: classe 1957, ex centrocampista, sembrava destinato a una carriera di grande spessore. A 21 anni, al mondiale del 1978 in Argentina, figurava tra i convocati nella Polonia più forte di sempre a livello organico. Continui infortuni l’hanno costretto al ritiro nel 1985 e a non partecipare alla rassegna iridata del 1982, quella del terzo posto, che si è trovato a commentare per il quotidiano sportivo di Cracovia “Tempo”. Tecnico essenziale, che bada al sodo, è molto rispettato e ha una grande capacità di fare gruppo e valorizzare i suoi giocatori. “E’ venuto a trovarmi a Ipswich, dove gioco, per parlare con me. E per mettermi a mio agio ha anche voluto conoscere la mia famiglia” – ha riconosciuto in un’intervista a Przegłąd Sportowy Bartosz Białkowski, il terzo portiere della nazionale. Un aneddoto che riassume i valori i Nawałka. La Polonia, almeno col Senegal, giocherà col 4-4-1-1. In porta il favorito è Szczęsny (’90), anche se Fabiański (’85), convocato ma non titolare ad Euro 2016, è molto considerato. In difesa, oltre agli inamovibili terzini Piszczek (’85, destra) e Rybus (’89, sinistra), giocheranno Pazdan (’87) e Bednarek. Quest’ultimo, classe 1996 del Southampton, è il sostituto di Glik, il cui recupero pare previsto per il match del girone col Giappone (il 28 giugno). Ha sinora disputato solo 3 match in nazionale ma Nawałka l’ha elogiato più volte nei ritiri di Jurata e Arłamów. A centrocampo, a destra giocherà Kuba Błaszczkowski (’85), non al top ma recuperato dopo l’infortunio alla schiena; a sinistra ci sarà “Turbo” Grosicki (’88), grande assist-man e molto forte nell’uno contro uno. Gli interni: certo del posto è Krychowiak (’90), tra i più positivi nelle ultime uscite, mentre al suo fianco è ballottaggio tra Góralski (’92) e Linetty (’95). Sembra favorito il primo: il mediano del Ludogorets, titolare con la Lituania, dà molte più garanzie nella fase di non possesso rispetto al doriano, parso stanco. Alle spalle del centravanti dovrebbe giocare Zieliński (’94), con Milik (’94) pronto a partire dalla panchina. Davanti, ovviamente, Lewandowski (’88). Il capitano rappresenta una nazione che ha voglia di tornare a ruggire: si sente responsabilizzato del ruolo e vuole dimostrare di essere un giocatore che non fallisce gli eventi più importanti (accusa che gli è sempre stata rivolta). Per il bene della nazionale si sono stoppate le chiacchiere relative al suo futuro, che lo vedono lontano dal Bayern Monaco, trascinato dal suo nuovo manager Pini Zahawi. Lui non vede l’ora di giocare: le cifre dicono che nei 37 match di Nawałka ha segnato 37 gol. Con Cile e Lituania ha timbrato 3 reti. Dev’essere il suo mondiale.

LE PROSPETTIVE – “L’obiettivo minimo sono gli ottavi di finale. Poi si vedrà” – afferma sempre Mucha di Przegłąd Sportowy. Già: se la Polonia passa il primo turno poi può diventare una mina vagante. La tenuta difensiva preoccupa un po’, così come la tenuta mentale sui 90’ (due rimonte subite nelle ultime tre gare).  Tuttavia la squadra ha molti gol in canna (9 nei 270’ più recenti) e, forte di sette giocatori che militano nel campionato italiano, è cresciuta tatticamente sino a diventare ordinata. Per molti in patria è il mondiale del “Tu i teraz”, del “qui ed ora” per dirlo in polacco: per lo zoccolo duro del gruppo può essere l’ultima competizione iridata. Un treno da cogliere al volo.

CURIOSITÀ:

  • Krychowiak è un grande appassionato di moda. Dopo l’amichevole col Cile, giocata a Poznań, si è recato a Varsavia per l’inaugurazione della sua boutique che creerà abiti su misura.
  • Una sola convocazione ha fatto discutere in Polonia: quella dell’esterno del Lechia Gdańsk Słamowir Peszko. I malpensanti sostengono che la sua chiamata sia stata sponsorizzata da Lewandowski, suo caro amico.
  • Il padre di Glik, Jacek, aveva lasciato la Polonia quando Glik era alle elementari. Andò a lavorare in Germania, in miniera. “I salari erano migliori. Lo vedevo una volta ogni due mesi” – spiegò il difensore in un’intervista. Ebbe gravi problemi con l’alcool e morì a 42 anni, nel 2007, vittima di un infarto.
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Photo by https://www.facebook.com/LaczyNasPilka/

I PRECEDENTI – Basta citarne due, tra le varie partecipazioni: i mondiali del 1974 e del 1982, entrambi coincisi col terzo posto ma strutturalmente diversi. La prima medaglia di bronzo arrivò come frutto di un gioco spettacolare, orchestrato in panchina dal grande padre del calcio polacco, Kazimierz Górski, morto nel 2006 e in campo da Kazimierz Deyna, regista, scomparso nel 1989 vittima di un incidente stradale. Braccio armato Grzegorz Lato, attaccante, capocannoniere della rassegna con 7 reti. La Polonia era reduce dall’oro olimpico di Monaco 1972 e sorprese il mondo vincendo 5 partite su 5 per poi perdere nella partita decisiva per l’accesso alla finale con la Germania Ovest (finalina vinta col Brasile). “Złota lata”, anni d’oro, vengono chiamati in patria. Il mundial ’82 è stata la competizione di Zibì Boniek, fuoriclasse della squadra, attuale presidente della Federcalcio polacca (Pzpn), che da lì a pochi mesi passò alla Juventus, e di una squadra che affrontò la competizione in piena legge marziale (stan wojenny). L’esercito, comandato dal generale Wojciech Jaruzelski, architettò il golpe e il 13 dicembre 1981 salì al potere. Solidarność, il primo sindacato riconosciuto in uno stato del regime comunista, dopo la sua legalizzazione nell’agosto del 1980 prese sempre più piede e faceva paura a chi comandava. Da qui il colpo di stato. In un clima di terrore la selezione affidata a Piechniczek riuscì a chiudere dietro solamente a Italia e Germania Ovest e davanti alla Francia, che nella finale per il terzo-quarto posto, vittima della sua stucchevole “grandeur”, rinunciò a sei titolari venendo castigata dai biancorossi. Che ora puntano a tornare tra i grandi.

Articolo a cura di Alberto Bertolotto

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