IL BELLO DEL MONDIALE – VOLUME 1 | GdDF

#4

La punizione di Aleksándar Kolaróv

[Serbia – Costa Rica]

Si parte da un presupposto basilare e alquanto fondamentale. Fidarsi è bene, non fidarsi è meglio. E con questo assunto il Costa Rica di Óscar Ramírez Hernández ci va a nozze. Lo sa benissimo l’Italia, che nella scorsa edizione brasiliana del campionato del mondo fu punita da un colpo di testa di Bryan Ruiz, che condannò gli Azzurri all’eliminazione ai gironi, e ancora meglio l’Inghilterra, che impattò con un pareggio a reti bianche contro la selezione all’epoca guidata da Jorge Luis Pinto, capace di arrivare fino ai quarti di finale, al cospetto dell’Olanda di Louis Van Gaal; che riuscì ad avere la meglio solo dopo un’infinita lotteria di calci di rigore ed un Tim Krul in versione monstre, stoppando così la grande outsider della manifestazione. Dal proprio canto la Serbia di Mladen Krstajić non si è fidata, e ha fatto bene, impostando una partita volta a guadagnare il dominio del rettangolo verde sul piano fisico e atletico. Lo testimoniano i 187.7 centimetri di media del collettivo balcanico: tanti, se messi a confronto con il 180.2 dei ragazzi di Ramírez. Un’importante chiave di lettura, che si concretizza al meglio nei contrasti aerei vinti: un buon 53% – 26 a 23 per essere precisi – e che ad ogni modo può comunque sorprendere, a testimonianza di quanto il Costa Rica abbia lottato fino all’ultimo secondo per arginare il collettivo serbo. La squadra di Krstajić strappa così 3 punti che potrebbero risultare in parte determinanti per il passaggio del turno, pur avendo sperato invano in una vittoria del Brasile di Tite contro la Svizzera, che non è arrivata in virtù dell’ottima prestazione del collettivo elvetico e di un Neymar apparso piuttosto spento e sconclusionato.

Nella formazione titolare hanno trovato spazio Aleksándar Kolárov (ovviamente), che della Nazionale serba ne è il capitano ed il simbolo, Sergej Milinković-Savić, al quale è stato fischiato un fuorigioco inesistente verso la fine della prima frazione, in seguito ad una rovesciata da libri di antologia, il classe ’97 Nikola Milenković, di proprietà della Fiorentina, che la scorsa estate lo ha soffiato alla concorrenza della Juventus, ed autore di un’ottima prestazione, sicura e puntuale con 2 salvataggi, 3 duelli aerei vinti e un 90% parecchio incoraggiante anche per quel che riguarda la precisione nei passaggi. Infine il solito Adem Ljajić, che come da prassi è apparso  scostante e fuori condizione dopo una stagione con il Torino che a tratti li ha visto indossare i panni del protagonista, con 6 gol e 13 assist tra Serie A e Coppa Italia. A completare la formazione l’estro di Dušan Tadić, la coppia composta da Nemanja Matić e Luka Milivojević del Crystal Palace, Branislav Ivanović sull’out destro e Nemanja Mitrović come terminale offensivo. Il Costa Rica ha provato a puntare sulla rapidità della transizione offensiva per impensierire una difesa attenta come quella serba, ma senza successo, se non per qualche fiammata offensiva di Marcos Ureña, che in Russia ci ha giocato – dal 2011 al 2014 – con la maglia del Kuban Krasnodar, prima del trasferimento in Danimarca, dove ha indossato le maglie di Midtjylland e Brøndby, e infine in Major League Soccer, con San Jose Heartquakes e da quest’anno coi Los Angeles F.C. Óscar Ramírez ha poi puntato sull’ingresso in campo di Joel Campbell, ex Arsenal tra le varie, per provare a ribaltare le sorti del match, ma non c’è stato nulla da fare per Keylor Navas e compagni.

La Serbia ha preso fin da subito il pallino del gioco, con Aleksándar Kolárov che già nei primi dieci minuti di gioco ha iniziato a prendere le misure della porta costaricense con una conclusione a lato, ma soprattutto con Sergej Milinković-Savić, che nel corso della prima frazione ha dimostrato di possedere un talento nettamente superiore rispetto agli altri 21 giocatori presenti in campo, con giocate di classe e la ricerca costante di dialogo in verticale con Nemanja Mitrović, una delle note dolenti di questa partita: perfetto nei movimenti, sempre vivace e ad essere onesti anche incredibilmente mobile per quel che riguarda la posizione in campo, ma incapace di chiudere la partita, con due occasioni da gol limpidissime letteralmente divorate. Dušan Tadić schierato da ala destra nel 4-2-3-1 di Mladen Krstajić ha sfoggiato una prestazione al contempo elegante e generosa, tant’è che nei tackle effettuati (4) è secondo solo a Branislav Ivanović (5) e a pari merito con  Luka Milivojević (4). Per quel che riguarda la mediana, invece, l’ago della bilancia, è stato senz’ombra di dubbio Nemanja Matić, con un devastante 92% di passaggi riusciti e una capacità di dettare il ritmo del gioco che pochi calciatori possiedono. Dietro di lui c’è Nikola Milenković,  che come detto in precedenza ha giocato principalmente una partita dedita all’impostazione dalle retrovie (90% di passaggi completati positivamente), e non è andato praticamente mai in affanno contro gli attaccanti del Costa Rica.

La sensazione generale che si ha della Serbia è quella di una squadra talentuosa, e che vuole sorprendere. Nel segno di un nuovo corso, guidato in primis da Milinković-Savić, e della vecchia guardia, con il capitano. Colui che questo match l’ha deciso: Aleksándar Kolárov. Una punizione dai 20/25 metri all’incrocio dei pali e che riunisce in sè potenza e precisione, che s’integrano con una qualità balistica già degna di nota. Un bilanciamento di tante componenti che ha portato la sfera ad insaccarsi a fil di palo, dove neanche un grande portiere come Keylor Navas sarebbe potuto arrivare. La Serbia vuole stupire, è chiaro, e nella prossima partita incontrerà l’altra diretta concorrente per il secondo posto del girone, la Svizzera. Una vittoria, in contemporanea a quella possibile del Brasile sul Costa Rica, significherebbe ipotecare il passaggio del turno e il conseguente accesso alle fase finali.

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