IL BELLO DEL MONDIALE – VOLUME 1 | GdDF

 #1

La chef-d’œuvre del regista

[Argentina – Islanda]

Finale alla Griffith è il termine giusto. Due personaggi dalle vicende parallele che dopo tutta una serie di avventure si ritrovano faccia a faccia. Destini diversi, stesso framing. E proprio il destino, qualche giorno fa, ha voluto mettere davanti il giocatore più forte al mondo ed un portiere che il calcio l’ha sempre visto come un secondo lavoro, almeno fino al passaggio al Brann prima, e al Sandnes Ulf poi, in massima divisione norvegese. I destini di Lionel Messi e Hannes Halldórsson si sono incrociati. Da Rosario a Reykjavík. In uno sguardo. A distanza di appena undici metri, nella meravigliosa cornice – visto che siamo in tema – dello Spartak Stadium. Tra chi è partito per la Russia con la spaventosa consapevolezza di essere arrivato all’ultima spiaggia, all’ultima possibilità di sollevare la Coppa del Mondo, e chi invece c’è arrivato dalla porta di servizio, senza eccessive pretese e solo dopo aver girato uno spot nazionale per la Coca-Cola e il video musicale di “Never Forget”, brano di Jónsi e di Greta Salóme, candidato all’Eurovision Song Contest del 2012. Tanto per regalarvi qualche curiosità sul conto del gigante islandese.

Prima del calcio infatti la carriera di Hannes Halldórsson, 193 centimetri per 87 chili, si svolgeva non sul rettangolo verde, ma dietro alla cinepresa. Regista per conto della Saga Film e calciatore semiprofessionista. Un’accoppiata da urlo, ma del resto in Islanda è un leitmotiv, la prassi tipica del caso, avere due lavori. Per riempire il tanto tempo libero. La carriera di Halldórsson ha toccato il suo punto massimo. Quella di Lionel Messi, forse, il minimo. Specialmente qualora la Croazia dovesse avere la meglio sugli uomini di Jorge Sampaoli nel prossimo match valido per la seconda giornata del Girone D. D’altro canto, Hannes, prima di partire per la Norvegia nel 2014 promise ai suoi datori di lavoro della Saga Film di tornare all’opera una volta appesi gli scarpini al chiodo. E di portare tante, nuove idee. Di sicuro dopo quel fugace incrocio di sguardi, da Rosario a Reykjavík in 11 metri, qualche spunto potrebbe sicuramente averlo. Magari per una chef-d’œuvre, di quel giorno in cui ha fermato un Dio vestito Adidas…

Articolo a cura di Daniele Pagani

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