LA DIASPORA DEL BRANCO

RUI PATRÍCIO

di Gioele Anelli

Vi dice qualcosa il 10 luglio 2016? Niente? Ora provate a rileggere quella data calata in un contesto sportivo. Ancora nulla? Provo a dirvelo io: Euro 2016, Saint-Denis, finale, Francia e Portogallo. Ora ci siamo. E cosa vi viene in mente se pensate a quella partita? Il gol di Éder, magari. O forse l’infortunio di Ronaldo, poi che altro? Non semplice per noi italiani, feriti ancora da quella maledetta lotteria a rigori contro la Germania. Quella finale fu per noi di interesse limitato, reso tale da un destino che ci ha riso in faccia quando ha visto i nostri tiri dal dischetto raggiungere i riflettori dello Stade de Bordeaux. Ma questa è semplicemente un’altra storia. Quello che vogliamo riportare alla luce – che per coloro dotati di pachidermica memoria è già venuto a galla durante questa breve divagazione – è la straordinaria performance di Rui Patricio in quella finale. Due parate sensazionali, due interventi che hanno reso possibile alla Nazionale di Santos di decollare dalla Francia (contro i francesi) con la Coppa in mano, pronta a fare da modella per le foto di rito a 10mila metri di altitudine. La prima delle due parate arriva nel primo tempo e nega per questione di centimetri la gioia del gol a Griezmann. Palla geniale di Payet, le Petit Diable stacca alle spalle di William e costringe Rui Patricio a un volo eccezionale che gli consente di arrivare su un pallone indirizzato ad accarezzare internamente l’incrocio dei pali. Nel secondo tempo poi, altro miracolo. Stavolta su Giroud che, imbeccato alla perfezione da Coman, cerca un diagonale sul quale il ragazzo di Leiria si distende e si immola a protezione della porta e dello 0-0 costantemente in bilico. Cosa è successo dopo ce lo ricordiamo bene o male tutti, con il gol di Éder a 11’ dalla fine e la delusione di una Francia che, forse, avrebbe meritato qualcosina di più. Nato a circa 150 chilometri dalla capitale, Rui Patricio a Lisbona ci è calcisticamente cresciuto. Mai nella sua carriera ha vestito una maglia diversa da quella dello Sporting e quindi un po’ farà male vederlo lontano dalle mura amiche del José Alvalade. Ma la diaspora che sta subendo il club ha finito per colpire anche chi, come lui, ha superato le 450 presenze con i Leões.

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Photo by http://www.alfredopedulla.com

Qualche ora fa è stato ufficializzato il suo passaggio al neopromosso (e ricchissimo) Wolverhampton, togliendolo di fatto dal vertiginoso vortice del calciomercato. Ma da più di un mese a questa parte il suo nome era stato accostato al Napoli in numerose occasioni e su numerosi quotidiani sportivi. A fare staffetta con gli altri obiettivi Leno e Areola, c’era proprio il 30enne Rui Patricio, più volte inserito nella lista della spesa di Ancelotti, ma mai di fatto concretamente finito nell’orbita del San Paolo. Eppure a Napoli uno come lui farebbe comodo. Per il buon compromesso tra esperienza (classe 1988) e palmarès, ma soprattutto perché sarebbe stato il naturale successore di Reina. Avrebbe potuto essere il portiere ideale per gli azzurri, proprio per l’apporto di esperienza e carisma a cui il club è stato abituato in questi ultimi anni con lo spagnolo tra i pali. Il suo curriculum parla forte e chiaro: oltre 30 presenze in Champions, quasi 50 in Europa League e 70 con la Nazionale. Non male come biglietto da visita.

Per il Napoli sarebbe stato un autentico affare, perché Rui Patricio rimane un giocatore ancora nel pieno della sua carriera con alle spalle un passato ricco di buoni risultati e ottime prestazioni ad alti livelli. E il binomio Napoli-esperienza tra i pali ha combaciato (e non è del tutto un caso) con un livello decisamente elevato in termini di gioco e rendimento. Per questo motivo continuare a battere questa strada sarebbe stata una mossa quantomeno sensata. Inoltre, in chiave europea, un giocatore che vanta un campionato europeo conquistato da protagonista è un’arma sicuramente interessante da poter sfruttare. Ma ad usufruire della sua esperienza, ci sarà – come detto – il Wolverhampton, che ha già messo sotto contratto il portiere portoghese togliendoci la possibilità di vederlo giocare nel nostro campionato e di poter replicare in Italia una stagione, l’ultima, da soli 24 gol subiti e 17 clean sheets nella Liga. Boa sorte Rui. Dispiacerà vederti lontano dalla Serie A, ma, soprattutto, lontano da Lisbona.

Pagina 4 – Bas Dost [Di Matteo Coral]

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