LA DIASPORA DEL BRANCO

BRUNO FERNANDES

di Matteo Coral

La partita spartiacque della Serie A 2015/16 è, a due anni abbondanti di distanza, Udinese – Napoli. I partenopei in quell’occasione persero il primato della classifica a causa di un pesante 3-1 e furono costretti a non poter contare su Higuain per le successive tre gare, a causa del rosso diretto ricevuto per proteste dall’Argentino. Di quella partita, oltre al nervosismo e alla tristezza partenopea, restano tutt’ora lo splendido gol del momentaneo pareggio del Pipita e la doppietta con un gol in semirovesciata di Bruno Fernandes. Talento portoghese che ha mosso i primi passi nel calcio italiano facendo magie a Novara in Serie B, un campionato che gli permetteva di esprimere un livello tecnico nettamente sopra la media, Bruno non ha mai fatto bene con continuità in Friuli mentre si è avvicinato allusa primavera calcistica due stagioni fa a Genova, con la maglia più bella del mondo: quella della Sampdoria. Abile a giocare sia come mezzala che come trequartista, con Giampaolo Bruno è letteralmente esploso, trovando continuità per sbocciare definitivamente e ottenere una chiamata da quella che è la sua terra per la stagione appena conclusa, quella della definitiva fioritura con la maglia dello Sporting.

Parlando di Bruno Fernandes è più semplice partire da quelli che sono i suoi più grandi ed evidenti difetti. Tatticamente anarchico, anche se nelle sue ultime due avventure ha saputo disciplinarsi, fisicamente troppo gracile e poco esplosivo per reggere i ritmi di squadre abituate al sacrificio o a giocare ad alte intensità. Per dirlo senza perifrasi e giochi di parole: Bruno ha bisogno del suo abito per essere bello, solo ed esclusivamente di un vestito replicabile da pochi sarti e che riesce a dargli un tono, a nascondere i suoi tratti filiformi, i suoi difetti. Allo stesso tempo però, la materia prima di Fernandes è di alto livello. Tecnica, tiro, precisione e fantasia. Caratteristiche che potrebbero piacere, tanto, a Di Francesco, che potrebbe trovare la collocazione ideale a questo ragazzo classe ’94 nella sua Roma per provare a confermare l’ottima stagione appena conclusa dai giallorossi.

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In primo luogo, Bruno potrebbe ricoprire diversi ruoli in campo. Al netto di alcune partenza che sembrano essere plausibili sia dalla situazione della Roma attuale a livello logico, numerico e di ambizione dei singoli (ovviamente Naingollan è il più chiacchierato del momento ma si potrebbe estendere il ragionamento anche a Strootman o a Perotti, che rischiano di perdere il posto nel fiore dei loro anni), che da quanto vociferato nei giornali e nei siti dedicati al calcio mercato, il portoghese garantirebbe a DiFra una duttilità non indifferente per un allenatore che si troverà nuovamente ad affrontare 3 competizioni ma che non lo potrà fare con la spensieratezza della stagione appena conclusa e con meno margini per compiere esperimenti sugli elementi della squadra. Mezzala in un centrocampo a 3 o a 5, esterno/trequartista nel tridente di un 3-4-3, l’ex Novara troverebbe spazio in ogni contesto tattico giallorosso portando visione di gioco e tecnica, anche se partendo un po’ indietro nelle graduatorie della squadra anche visti i nuovi arrivi in casa Roma. Secondariamente, Fernandes sarebbe l’elemento giusto per DI Francesco a livello tecnico e allo stesso tempo l’ex allenatore del Sassuolo potrebbe migliorare il 24enne, limandone gli aspetti ancora grezzi a livello di non possesso ed educandone definitivamente le possibilità con il pallone tra i piedi. Bruno è infatti dotato di un destro molto educato che gli permette di dosare con precisione passaggi che, anche grazie alla sua velocità di pensiero, arrivano spesso nel posto giusto al momento giusto. La percentuale di passaggi riusciti dal portoghese nella scorsa LigaNOS è del 75%, a cui vanno aggiunti 8 assist. Numeri incoraggianti, che però non danno la dimensione esatta del centrocampista portoghese, giocatore in grado di segnare anche 11 gol, tutti di destro, 6 da dentro l’area e 5 da dentro. Numeri che non descrivono fino in fondo molte altre abilità di Bruno, come la capacità di leggere le situazioni di gioco con una disarmante velocità, per andare poi a creare per i compagni o a calciare in porta, da fuori o da dentro l’area fa poca differenza, come abbiamo visto dai più crudi numeri.

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Bruno Fernandes in azione con il Novara – Stagione 2012-2013

Inoltre, la cura Di Francesco potrebbe dare la decisiva scossa mentale a questo promettente classe ’94 che non è però mai riuscito a fare della continuità il suo marchio di fabbrica. Quello che si vedeva a Udine era un ragazzo dal linguaggio del corpo timido, che sembrava peccare di quella decisione necessaria ad un giocatore con quella fisicità per non soccombere in un calcio dai ritmi sempre più alti. Le avventure alla Samp prima e, soprattutto, allo Sporting hanno permesso al portoghese di avvicinarsi ad uno standard certamente più alto a livello di tenuta mentale e proprio una piazza come Roma potrebbe essere la meta per la sua definitiva consacrazione. DiFra ha dimostrato nella sua carriera da allenatore di avere delle doti non indifferenti in maieutica e di saper aspettare e allo stesso tempo inserire al momento giusto giocatori dall’indubbio talento ma che necessitavano di un contesto  ideale per non arenarsi in un campionato, la Serie A, in cui è complesso ambientarsi.

In conclusione, nella continua ricerca della comfort zone per non risultare un calciatore anonimo, Bruno Fernandes potrebbe trovare a Roma la dimensione ideale per compiere il definitivo salto di qualità. In una squadra in cui potrebbe rivestire più compiti e dalla struttura già rodata in un anno straordinario, Fernandes avrebbe la possibilità di risultare una variabile in grado di portare assist e allo stesso conclusioni da fuori e gestione del possesso. Una variabile che permetterebbe alla Roma di avere in panchina o in campo un giocatore in grado di ricoprire più ruoli e tappare più buchi da solo e in un modo che nessun giallorosso al momento può fare in rosa. E chissà che proprio a Roma Bruno Fernandes non possa fare il definitivo salto in avanti.

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