LA CORAZZATA ČERČESOV

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Photo by http://www.eurosport.com

Arrivare all’ultima partita del girone giocandosi solamente la testa del gruppo era un’opzione pronosticabile, certo, ma non nel modo e nei tempi in cui si è materializzata. Perché questa Russia fino a pochi giorni fa era un’autentica incognita, il più classico degli oggetti non ancora identificati.

Come bambini appiccicati con ammirazione alla teca del Boa constrictor alla loro prima volta in un rettilario, così tifosi, semplici appassionati e addetti ai lavori hanno avuto costantemente gli occhi puntati sulla formazione di Čerčesov per caprine indole, mosse e reale valore. Gli interrogativi erano tanti, a tratti tantissimi. Perché la rosa era fin troppo acerba. Perché l’esperienza in campo era – a conti fatti – poca. Perché il girone poteva presentare le tipiche insidie invisibili all’occhio arrogante e presuntuoso di una Nazionale che sapeva di avere un (discreto) vantaggio su almeno due delle tre avversarie. Con un background simile, anche il più ottimista dei tifosi avrebbe appoggiato l’eventualità di una partenza in salita per questa Russia. Considerato infine che lo spettro dei Bafana Bafana nel 2010 infestava sogni e speranze della spedizione di Čerčesov, che se non avesse passato il girone avrebbe fatto compagnia proprio al Sudafrica, unica nazione ospitante a non essere riuscita a qualificarsi agli ottavi di un Mondiale. Tutto questo non solo non è avvenuto, ma ha ceduto il posto a un cammino, sin qui, davvero sorprendente. Ciò che ha attirato sguardi di ammirazione è sicuramente il modo in cui sono arrivati i risultati più che i risultati stessi. La Russia ha vinto e convinto, scacciando con forza la nube di perplessità che rischiava di farla sbandare anzitempo. Piccola precisazione, doverosa: Arabia Saudita ed Egitto non sono montagne insormontabili, tutt’altro. Ma in un Mondiale che finora ci sta insegnando come la legge del più forte non sia uguale per tutti, era lecito aspettarsi partite dall’esito meno scontato.

BANDO AL TIKI TAKA – Al netto di 8 gol fatti e uno solo subìto, la Russia ha registrato un possesso palla medio che si aggira intorno ad un insolito 44% (47% contro l’Egitto e addirittura 41% nel 5-0 contro l’Arabia Saudita). Se poi prendiamo in esame quello delle squadre che hanno vinto con almeno due gol di scarto, la percentuale di cui sopra assume contorni ancora più singolari: Nigeria (57%), Croazia (54% contro la Nigeria), Brasile (68%) e Belgio (61% contro Panama e 53% contro la Tunisia) sono gli esempi concreti che rendono anomalo il dato sul possesso medio della formazione russa. A fargli compagnia c’è solo quello della formazione di Dalic contro l’Argentina, che nonostante il 3-0 non ha superato il 41%. Nella partita con l’Arabia Saudita Čerčesov ha deliberatamente lasciato il pallino del gioco alla formazione di Pizzi, la cui pressione altissima ha reso la vita incredibilmente facile ai contropiedi russi. La preparazione del match è stata impeccabile: Čerčesov ha impostato un 4-4-1-1 perfetto per assorbire il pressing degli uomini di Pizzi e trasformare l’arretramento compatto in una molla micidiale per il contrattacco della Russia, abilissima a sfruttare gli spazi lasciati dai terzini alti a supporto dell’azione saudita. A fiorire con cadenza costante e graduale sono stati infatti i numerosi 2vs2 o 3vs3 che l’Arabia ha continuato a concedere alla Russia per quasi tutta la prima ora di gioco. Non è un caso che il gol di Cheryshev sia arrivato in una situazione molto simile, con l’ala del Villarreal che ha passeggiato indisturbato nella voragine lasciata sulla sinistra per poi convergere al centro e scartare con sorprendente facilità la coppia centrale avversaria. Pressoché nulla ha costretto la Russia ad aumentare il possesso palla anche contro l’Egitto, dove controllo analitico e capillare copertura degli spazi l’hanno resa protagonista assoluta in campo. Ha concesso qualcosa in più rispetto alla partita contro l’Arabia Saudita, ma la solidità delle linee ha assicurato un bottino interessante in termini di occasioni sventate. L’unico gol subìto dalla Russia è arrivato infatti su calcio di rigore, a risultato già ampiamente acquisito. Ma non è tutto: in 180’ ha registrato un solo tiro nel proprio specchio, confermando l’organizzata compattezza di una difesa che fino all’inizio del Mondiale non conosceva certo un gran numero di estimatori.

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The Miranchuk brothers – Photo by http://www.fclm.ru

MINIERA DI TALENTI – In una rosa che registra un’età media superiore ai 29 anni (29,6 per dovere di cronaca), parrebbe esserci poco spazio per giovani promesse o prospetti interessanti in chiave futura. Nulla di più sbagliato. Basti pensare che nei ventitré figurano giocatori come Ignashevich (39), Zhirkov (34) e Gabulov (34) che sbilanciano pesantemente questo dato, rendendolo anomalo in relazione agli effettivi talenti in rampa di lancio che costellano la rosa. In cima all’elenco c’è quell’Alexander Golovin (22) che già durante la scorsa Confederations aveva fatto parlare di sé e che ora è nelle liste della spesa di numerosi top club europei. Dopo di lui, sarebbe un crimine non citare i fin qui ottimi Roman Zobnin (24) e Ilya Kutepov (24), che hanno dato prova sul campo di un rendimento al di sopra delle aspettative. In ultima istanza, è doveroso sottolineare anche la presenza in rosa dei fratelli Aleksey e Anton Miranchuk (22), stelline della Lokomotiv la cui discussa esclusione dai titolari sta finora pagando nonostante le critiche: zero minuti per loro nelle ultime due partite, ma il solo fatto di averli a disposizione ampia sensibilmente le soluzioni a disposizione di Čerčesov. C’è chi poi vera promessa ormai non lo è più, come Denis Cheryshev, che con le sue 27 primavere (28 a dicembre) sta guidando inaspettatamente la classifica dei cannonieri della Russia e del girone. Non una bella stagione al Villarreal, dove le presenze non sono state tante (24) e per lo più si sono accumulate solo grazie ai numerosi ingressi in campo da subentrato. Complice, oltre alla poca continuità, anche una serie di infortuni che ne hanno minato rendimento e morale. In Russia si sta ritrovando con grande sorpresa – sua e nostra – protagonista assoluto di una formazione che nelle idee di Čerčesov doveva girare intorno a Dzagoev, altro campione in termini di discontinuità. Il suo Mondiale è durato giusto 24 minuti, prima di infortunarsi e lasciare spazio proprio a Cheryshev. Segno del destino? Pura fortuna? Chi può dirlo. Fatto sta che la Russia che si proietta agli ottavi sta trovando una sua dimensione proprio grazie al ruolo di trascinatore che l’ala del Villarreal, volente o nolente, si sta ritagliando a suon di ottime prestazioni.

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Photo by http://www.espn.com

URU… GUAI – L’ultimo ostacolo prima dell’ottavo di finale è proprio il blocco guidato dal Maestro Tabarez, che fin qui non ha brillato, ma che rimane comunque un avversario concretamente ostico. Se la partita con l’Arabia Saudita è stata per molti poco più che un allenamento, quella con l’Egitto avrebbe dovuto essere la cartina al tornasole per capire il reale valore di questa Russia. Ma la mezza passeggiata contro i nordafricani ha costretto chi storceva il naso diffidente a ritrattare la questione, individuando il vero banco di prova nella gara con l’Uruguay. Il match contro La Celeste sarà la più classica delle sliding doors dalla quale la Russia potrà capire se sin qui è stata una semplice cenerentola pronta a tornare alla normalità o se si potrà inserire tra le squadre più accreditate per entrare nelle prime otto di questo Mondiale. Il cammino degli uomini di Čerčesov passa inevitabilmente da questa tappa, non decisiva, ma fondamentale per determinare sogni e ambizioni di questa Russia pronta più che mai a scrivere qualcosa di straordinario al primo Mondiale giocato in casa.

Articolo a cura di Gioele Anelli

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