PUST’ LUČŠIJ IZ KOMANDACH POBEDIT: GUIDA A DANIMARCA-CROAZIA | GdDF

CROAZIA DANIMARCA
Immagine realizzata da Alfredo De Grandis per “La Gazzetta di Don Flaco”

Ieri ero al supermercato e, fermandomi davanti al banco surgelati, ho pensato a Croazia-Danimarca.

Sì, probabilmente dovrei rivedere le mie priorità, ma le emozioni che dà questo sport nemmeno la parmigiana quindi a me in fondo sta bene così.

Vestitomi dei dubbi e delle incertezze di Amleto, ero lì col mio master (immaginario) in economia a far quadrare i conti per uscire con la busta dell’alcool più pesante di quella del cibo. E in questi casi – lo sanno anche i meno esperti – si fa incetta di vivande pescando nei congelatori. Io personalmente, mi permetto di consigliare i Sofficini di casa Findus, una vera prelibatezza per i palati meno pretenziosi. Fin qui tutto bene, finché sento provenire un richiamo poco più in là, in un angolo buio dove arrivava a malapena la luce artificiale dei led del freezer. Una scatola non molto differente da quella che stavo tenendo in mano, se non per la mancanza del simpatico Carletto che si interessava al mio senso di sazietà. Anche il claim era diverso, strategicamente anche più azzeccato direi, con un bel “APPETITOSI” sbandierato a caratteri cubitali che ti sfidava a testarli di persona. Ma la variabile principale che mi fece drizzare le antenne fu il prezzo scritto sul cartellino accanto al prodotto, che mi avrebbe permesso di comprare almeno una birra in più. Due in realtà, se avessi applicato il sistema della sottomarca anche all’alcool, ma qui si aprono altre complicanze, visti gli evidenti acciacchi che mi trascino dietro dopo anni di Finkbräu e Frizzantini Amabili.

Fu in quel momento che pensai a Croazia-Danimarca.

Due pasti gustosi, croccanti fuori ma che alla fine si sciolgono dritti nel cuore.

Due merci un po’ naïf, perlopiù sottovalutate. Eppure capaci di soddisfare i bisogni anche dei più sofisticati cultori della cucina del football. Che i Sofficini li avete mangiati tutti quanti almeno una volta nella vita, e vi sono pure piaciuti. Potete ammetterlo, ora siete soli a leggere queste righe sconclusionate. Non serve negarlo, non attacca con me.

Croazia e Danimarca, Sofficini e “Appetitosi”. Così simili, eppure così diversi. Perché diciamocela tutta, saranno in pochi ad avere i miei stessi dubbi di fronte ad una scelta tra i Sofficini ed una loro qualunque sottomarca. Chiamatelo consumismo, marketing o come vi pare, ma la verità è che ci sentiamo più al sicuro spendendo qualche euro in più, fingendo che si tratti di una questione di gusto e non di scaltra commercializzazione del prodotto.

Così in Croazia-Danimarca. Una partita dal destino già scritto, per la maggior parte di voi. Non per me, ed ora vi spiego anche perché.

Partiamo dalla Croazia, dal gusto a scacchi. Formaggio e dadini di cotto. Ok sto vaneggiando, è il rischio che si corre a scrivere articoli al ridosso di cena. Non vogliatemene.

La corazzata di Dalić è la meno imperfetta di questo atipico Mondiale, dove tutte le grandi hanno bene o male scricchiolato, qualcuna addirittura con esiti inimmaginabili e catastrofici (vero Sweini?).

Le fiamme con la maglia a scacchi hanno gestito una stoica Nigeria, passeggiato su un’inguardabile Argentina, e reagito (con le seconde linee) contro un’encomiabile Islanda. I dati ci consegnano un undici capace di tirare in porta 13 volte a partita, e di realizzare ben 7 gol nelle tre gare del proprio girone. Meglio hanno fatto solo Belgio (9), Russia e Inghilterra (8), ma – con il dovuto rispetto per Panama, Tunisia, Egitto e Arabia Saudita – contro avversarie di una caratura senza dubbio minore di quelle dell’ostico gruppo D.

A indorare il tutto, la miglior difesa del torneo insieme a Danimarca, Francia e Brasile. Con l’unico gol subito nell’ultimo match con l’Islanda. Dal dischetto, con solo 3 titolari schierati dall’inizio. Not bad. I numeri difensivi in effetti impressionano quanto quelli prodotti dalla trequarti in avanti: 22 duelli aerei vinti ogni match, 14 la media dei tackle nei 90’, 11 quella degli intercetti. Altino anche il numero dei falli (18) che chiarifica ampiamente gli 8 cartellini gialli rimediati in 3 partite. Spicca la sostanza a centrocampo di Rakitic e Modric, ma la vera sorpresa è stata l’ultima gara di Badelj, schierato solo contro l’Islanda, che rischia di ribaltare le gerarchie a discapito di Brozovic. Il centrocampista ex Fiorentina (proprio oggi scade il suo contratto con i viola) oltre al gol e all’assist saltati agli occhi di tutti, ha realizzato 3 tackle e 5 intercetti. Perfetto anche in fase di impostazione, con il 9 passaggi su 10 andati a buon fine, 2 lanci lunghi e 2 passaggi chiave per i compagni. E 3 dribbling riusciti, che non sono proprio la specialità della casa, a coronare la partita perfetta.

La Croazia oggi, non ho paura di dirlo, è la squadra più temibile da affrontare tra le 16 degli ottavi. Un perfetto mix tra classe, grinta, corsa e sacrificio. Probabilmente avrebbe vita facile anche con qualche big che ha dimostrato di zoppicare. E allora: una partita dal destino già scritto, per la maggior parte di voi. Non per me, ed ora vi spiego anche perché.

La Danimarca oggi, non ho paura di dirlo, è la squadra più temibile da affrontare – per la Croazia – tra le 16 degli ottavi. Esagerato? Forse. Plausibile? Sicuramente.

La Danske dynamite arriva agli ottavi dopo l’unico pareggio a reti inviolate di questa edizione dei mondiali. Lo 0-0 contro la Francia non ha scatenato troppe lamentele solo grazie all’orgoglio del Perù, che battendo l’Australia ha onorato il proprio popolo che aspettava questa partecipazione da 36 anni. Nella mia presentazione del gruppo C avevo ipotizzato il passaggio del turno dei biancorossi di Copenaghen, ma erroneamente puntavo tutto sul talento cristallino del singolo, osannando Cristian Eriksen come trascinatore e risolutore di problemi.

“Cristian è la Danimarca e la Danimarca è Cristian.” Scrivevo.

Nulla di più sbagliato. Perché la Danimarca ha dimostrato di essere team, unione e coraggio in un singolo spirito. E non è un caso se Schmeichel si sia trovato una sola volta a raccogliere la palla in rete. Esattamente come per la Croazia, da calcio di rigore. E non finisce qui: le torri danesi superano addirittura quelle croate, con 24 duelli aerei vinti per gara. Stesso discorso per i tackle, che sono 16. Scendono leggermente gli intercetti (8), ma anche i falli (solo 11 a gara) che hanno portato 5 cartellini. Una squadra, dal punto di vista dell’organizzazione difensiva, che riesce anche a far meglio dell’avversaria più blasonata. Dal centrocampo in su, però iniziano i problemi. I tiri non sono pochi – 14 a partita – ma si realizza davvero poco, e i 2 gol in 3 match sono lì a parlare chiaro e a pesare come un macigno. In fase di impostazione Eriksen arretra spesso in soccorso del non educatissimo Delaney, ma ciò fa perdere imprevedibilità dove servirebbe maggiormente, cioè qualche metro più avanti. La forza della Danimarca sta nel limitare l’avversario, irritandolo col cronometro quando serve e impedendogli una fluida costruzione del gioco trasformando una partita di un mondiale di calcio in un calcetto del dopolavoro tra cinquantenni affaticati. A Modric e compagni il compito di illuminare la cupa e affascinante notte danese, che farebbe anche a meno di stelle, per una volta.

Ah. Per la cronaca, non sono ancora fermo come Bresciano davanti al banco dei surgelati. Probabilmente vi starete chiedendo cosa ho riportato a casa. Premetto che la birra in più abbia avuto un ruolo determinante nella faccenda, ma devo dire che questi “Appetitosi”, alla fine, non sono poi così male.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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