IL CAN-ZER

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Emre Can è passato dal Liverpool alla Juventus a parametro zero, ma con 15 milioni di commissioni per gli agenti come spesa – Grafica realizzata da Giacomo Maurizi per “La Gazzetta di Don Flaco” (https://www.facebook.com/chronosrealms/)

Emre Can è il primo dei tasselli della Juventus “Post-Ronaldo” e il suo arrivo in Serie A è stato leggermente snobbato e sottovalutato, da giornalisti e tifosi, forse distratti dal colpo del secolo. Eppure, svalutare l’acquisto del centrocampista tedesco, è l’errore più grande che si possa fare.

Esempio lampante.

L’anno scorso Paulo Dybala ha segnato 22 gol, Gonzalo Higuaín ne ha messi a referto 16 ed il brasiliano Douglas Costa, ex Šachtar Donec’k e Bayern Monaco, solo 4. Tuttavia, a detta di svariati forum e siti, il “miglior calciatore della stagione” della Juventus non è stato nessuno dei due argentini, bensì il 27enne esterno offensivo della Seleção, nato a Sapucaia do Sul ed acquistato dalla Vecchia Signora per circa 40 milioni la scorsa estate. Emre Can arriva a parametro zero nonostante i 15 milioni di commissioni elargiti dalla Juventus, tra agenti e mediatori, per concludere positivamente l’affare. Il centrocampista dalle chiare origini turche si presenta in Italia da vice campione d’Europa col Liverpool di Jürgen Klopp, pur avendo giocato un misero spezzone di gara nella finale di Kiev tra i Reds ed il Real Madrid di Zinedine Zidane. Ogni tappa della carriera calcistica di Emre presenta in egual modo elementi di Germania e Italia, a partire dalle dichiarazioni della sua prima guida calcistica, l’allenatore italiano e di fede bianconera Toni Magliarisi, che fu il primo a parlargli della Serie A, della Juve e del Belpaese. In una recente intervista lo stesso Emre ha dichiarato che il suo vecchio tecnico, col quale è ancora molto legato, gli disse che un giorno avrebbe giocato proprio nella Juve. Mai previsione fu più azzeccata. All’epoca era poco più di un ragazzino che giocava in un club rinomato, ma pur sempre di periferia, il Blau-Gelb Frankfurt, ma quando l’Eintracht prima, ed il Bayern Monaco tre anni dopo, lo acquistarono si capì subito che Emre non era un semplice ragazzino. No di certo. Era qualcosa di più.

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Emre Can e Pep Guardiola durante una seduta di allenamento del Bayern Monaco – Photo by http://www.mirror.co.uk

Emre Can non è un talento sopraffino, non ha avuto le luci della ribalta puntate addosso sin da subito e non ha mai voluto scavalcare nessuno con arroganza o presupponenza. Al contrario. Suda la maglia, lavora duramente e fa l’intera trafila nelle giovanili teutoniche, Bayern Monaco compreso, e ad appena 18 anni alza il suo primo trofeo – la Supercoppa Nazionale – proprio con il club bavarese. Nel 2013 colleziona appena 4 presenze, sotto la guida di Jupp Heynckess, che nell’anno del poker (Bundesliga, DFB-Pokal, DFL-Supercup e Champions League) lo vende al Bayer Leverkusen di Sami Hyypiä (poi esonerato per Sascha Lewandowski) senza troppe remore, pur cautelandosi con il più classico diritto di “recompra”. Resta alla BayArena solo un anno. Brendan Rodgers, infatti, lo chiama al Liverpool e lo strappa alla patria per 15 milioni, consegnandogli la ventitré dei Reds. Il legame Italia-Germania sembra lentamente dissolversi, come carta che brucia, ma è solo apparenza: : l’anno successivo Jürgen Klopp sbarca all’ombra di Anfield Road, togliendo il classico vinile del Beatles e inserendo la sua personalissima compilation heavy-metal, al limite hard-rock, segnando la svolta nella carriera di Emre Can. Doverosa e necessaria premessa: Emre approda in Premier League con una bacheca già zeppa di trofei, tra cui il Triplete da puro comprimario con il Bayern, ma senza un’identità calcistica definitiva, che tuttavia fin a quel momento era stata il suo punto di forza. Il centrocampista tedesco ha un fisico letteralmente imponente, riesce a portare in su la squadra nelle discese palla al piede ed è discretamente bravo nei dribbling, pur non essendo eccellente in alcuna di queste caratteristiche, al punto di prediligere a livello posizionale il ruolo del mediano, o al limite del difensore centrale e terzino sinistro. Questa esperienza gli da la possibilità di perfezionare la qualità delle sue giocate e di imparare a usare il fisico nei contrasti, pur restando un giocatore non velocissimo e non adatto a contropiedi veloci oppure a gestire la palla dal cerchio di centrocampo, vista anche la scarsa visione a lungo raggio.

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Emre Can, dalla stagione 2014/2015 alla stagione 2017/2018 ha totalizzato 167 presenze e 14 gol con la maglia del Liverpool, sotto la guida di Brendan Rodgers prima, e di Jurgen Klopp poi. La sua avventura alla Juventus inizia senza aver sollevato alcun trofeo con i Reds, mentre – ironia della sorte – il centrocampista turco-tedesco sbarcò ad Anfield Road con 4 trofei in bacheca. Dal punto di vista personale invece nella stagione 2015/2016 è stato inserito nella top-11 della UEFA Europa League – photo by http://www.itasportpress.it

I frequenti impieghi da terzino lo vedono occupare la fascia sinistra in maniera molto simile a quella di Mario Mandzukic nella Juventus attuale, chiaramente con le dovute proporzioni: entrambi destri e poco veloci, sono chiamati a chiudere verso il centro per dare superiorità numerica e fisicità quando la squadra deve recuperare palla e ripartire. Jürgen Klopp, molto semplicemente, ha intravisto ciò che Jupp Heynckes, o chi per lui, non è mai riuscito a notare nel concreto. Anche perchè, breve parentesi, Can ha sempre militato in top club. E in simili contesti è dura per un allenatore rompere gli equilibri per inserire in pianta stabile un giovane calciatore, per quanto possa essere talentuoso, in un sistema tattico già ben definito. Anyway. Klopp lo sposta definitivamente in mediana. Ad oggi, dopo quattro stagioni da titolare in BPL, Can ha accumulato un’esperienza tale da potersi definire un centrocampista completo. Non tanto per la sua duttilità, elemento che spinge gli addetti ai lavori ad affibbiargli questo appellativo, bensì perché riesce con una naturalezza pressoché disarmante ogni compito in mediana, indistintamente dal numero di compagni che lo circondano. Quindi cosa può dare Massimiliano Allegri a Emre Can, e cosa può dare Emre Can alla Juventus di Massimiliano Allegri? Domanda retorica, se si conosce bene il giocatore. Il tedesco è il “gigante”, di centottantaquattro centimetri per 82 chilogrammi, di peso dunque, che Massimiliano Allegri aveva chiesto all’attivissimo Fabio Paratici e all’intera dirigenza bianconera. Emre Can può già risultare pronto per lo scacchiere tattico (CR7 permettendo) del tecnico livornese, ma persistono dubbi. Se si vanno ad escludere a priori sia Paul Pogba, fresco campione del mondo con la Francia di Didier Deschamps (leggenda della Juventus), che Sergej Milinković-Savić, che per tanti mesi sono stati accostati al club bianconero e che cambierebbero ogni principio tattico di Allegri, rimangono proprio Emre Can, Miralem Pjanić e Blaise Matuidi. Il bosniaco e il francese sono fuori da ogni ballottaggio, con la certezza del posto, mentre Can dovrebbe vedersela con il connazionale Sami Khedira e Claudio Marchisio, di cui tuttavia non si sono ancora comprese le intenzioni, e Rodrigo Bentancur. Escludiamo Stefano Sturaro, quasi sicuramente prossimo alla cessione e piuttosto irrilevante negli ingranaggi tattici e tecnici di Max Allegri. È bagarre totale attualmente, con una maglia libera e al contempo contesa da quattro giocatori. Proprio Rodrigo Bentancur è la “grande scommessa” per la Juventus, pur essendo già parzialmente vinta in seguito all’ottimo Mondiale giocato con l’Uruguay del Maestro Óscar Washington Tabárez. Dal proprio canto, Allegri, ha avuto meno resistenze a schierarlo titolare col Barcellona in Champions League piuttosto che utilizzarlo in campionato, permettendogli a fine stagione di accumulare numeri uguali in termini di presenze sia in campo nazionale che internazionale (5).

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Emre Can posa con la maglia della Juventus insieme al presidente Andrea Agnelli nel giorno del suo approdo all’Allianz Stadium – Photo by http://www.juventus.com

Emre Can potrebbe essere già “più preparato” rispetto a Rodrigo Bentancur che, vale la pena ricordarlo, è comunque un classe ’97, per giocare titolare in Serie A, ma se la dovrà vedere con colui che per tutti è il suo mentore (per alcuni, da determinate inquadrature, il suo sosia): quel Sami Khedira che tutti definiscono turco-tedesco e in realtà ha origini tunisine, autore di 9 gol in 39 presenze nella scorsa stagione. Quattro in più rispetto alle due annate precedenti, in cui ha totalizzato appena 10 gol in 71 partite. “Sami è piaciuto così tanto a Max da pretendere la sua copia ringiovanita”, è la frase più detta in assoluto riguardo l’acquisto dell’ex Liverpool e Bayern Monaco. Eppure, leggendo alcuni dati o guardando solamente gli highlights delle partite di entrambi, con qualsiasi maglia, si va a sdoganare una realtà che per molti potrebbe risultare addirittura più traumatizzante di una mancata partecipazione dell’Italia al Mondiale. Khedira e Emre Can si assomigliano in fisionomia, ma non in campo. Un dato vale più di ogni altra motivazione: la media gol dell’ex Liverpool nella sua miglior stagione realizzativa è di 0.15 g/p, mentre Khedira ha raggiunto l’anno scorso la media di 0.34 g/p, sfiorando la doppia cifra. I due nazionali tedeschi non sono diversi solo nell’apporto meramente numerico di gol alla propria squadra, ma soprattutto nelle zolle di campo che vanno a calpestare più spesso: mentre il più anziano dei due s’è adattato a inserimenti più profondi, con e senza palla, imparando a dosare la propria irruenza e le proprie energie per proporsi maggiormente in zona gol, Emre risulta essere un calciatore più difensivo. Più adatto a costruire che finalizzare. In breve: Can fornisce più quantità che qualità in mezzo al campo, come apporto basilare, e negli ultimi anni ha diminuito la statistica riguardante il numero di dribbling effettuati a partita, pur lasciando intatta la percentuale di quelli riusciti, oltre ad un miglioramento piuttosto netto nel gioco aereo, che lo rende una costante minaccia sui corner a favore. Il tempismo nelle giocate chiude alla perfezione, come una not perfettamente armoniosa, il profilo d’un calciatore completo. Semplice ma totalizzante. Quindi Massimiliano Allegri utilizzerà senza eccessive forzature Emre Can, o continuerà a sfruttare l’ex Stoccarda e Real Madrid in attesa di trasformare l’ex prediletto di Pep Guardiola e Jürgen Klopp in una macchina da gol? Assolutamente la prima.

Nella Juventus 18/19 Emre Can può giocare in tre ruoli con più di sei compiti diversi; vediamo quali sono i più quotati e adatti alle sue caratteristiche. Massimiliano Allegri è in una botte di ferro. Il centrocampista tedesco può giocare come difensore centrale, quel ruolo che ha ricoperto svariate volte sotto la guida di Brendan Rodgers, coadiuvato da 2 compagni – con Mattia Caldara e Giorgio Chiellini i più quotati – per creare un sistema di gioco dove la costruzione della manovra parte dal basso. Il tecnico livornese, facendo così, avrebbe a disposizione un’arma da non sottovalutare vista la fisicità e la fantastica capacità di lettura del gioco di Can, ed inoltre ci guadagnerebbe in termini di atleticità e fisicità a centrocampo, sia per le ripartenze che per la fase d’impostazione. Senza alcuna offesa alle doti di Giorgio Chiellini, nuovo capitano e leader della squadra. Un’ipotesi del tutto vagheggiata, ma che lo stesso Allegri terrà da conto, eccome, con tre competizioni da disputare. Ma, c’è pur sempre un ma. Utilizzare Emre Can come difensore centrale in maniera permanente potrebbe risultare un downgrade non indifferente. Inoltre la difesa juventina ha, sì, bisogno di un rinforzo “top” (si parla spesso di Diego Godín dell’Atlético Madrid e di Jerome Boateng) e d’aria fresca, visto l’imminente addio di Daniele Rugani con destinazione Londra e BPL, dove lo aspetta Maurizio Sarri, neo tecnico del Chelsea e sesto allenatore italiano a sedersi sulla panchina di casa in quel di Stamford Bridge (al seguito di Gianluca Vialli, Claudio Ranieri, Carlo Ancelotti, Roberto di Matteo e non ultimo per meriti, ma in ordine cronologico, Antonio Conte) e l’età non più troppo verde di Andrea Barzagli, che lo scorso maggio ha compiuto 37 anni, e Giorgio Chiellini, che ne ha trentatré. Il giusto compromesso potrebbe essere una difesa a quattro, di conseguenza spostarlo sull’out di sinistra, da terzino, come fece Joachim Löw alla prima convocazione con la Mannschaft tedesca. Tra il sogno legato a Marcelo, stupenda nubìvaganza, e il più realistico pressing del Manchester United di José Mourinho per Alex Sandro, con i Red Devils pronti ad arrivare fino a 70 milioni per l’ex Santos e Porto, Emre Can potrebbe in qualche modo essere dirottato verso l’esterno del campo. A destra giocherà sicuramente il portoghese João Cancelo, mentre Mattia De Sciglio potrebbe essere dirottato proprio a sinistra; che tanto per la cronaca non sarebbe la sua posizione preferita. Can potrebbe rilevare l’ex Milan fattispecie se andiamo a considerare un utilizzo sempre più frequente e costante di Douglas Costa. Il brasiliano ha radicalmente cambiato il proprio modo di giocare grazie alle nozioni di Allegri, che ha restituito alla Seleção un esterno utile sia in fase d’attacco che nel recupero palla. Ancora più devastante in campo aperto. Emre Can potrebbe tranquillamente farsi valere nell’uno contro uno contro esterni invertiti ed ali che tagliano verso il centro, a discapito dell’ampiezza di manovra. Anche sull’out destro va comunque evidenziato come João Cancelo sia un calciatore spiccatamente offensivo e votato ad aggredire la trequarti avversaria con rapidit ed eleganza. Ebbene, proprio Can potrebbe trasporsi sul piano di un compromesso tecnico perfetto nelle partite dove viene richiesto un maggior controllo del pallone o delle doti di palleggio superiori, soprattutto per aiutare Miralem Pjanić e compagni nella fase transitoria di costruzione del gioco.

Le sopracitate soluzioni difensive sono una valida opzione, ma non dobbiamo mai dimenticarci che Emre è pur sempre un mediano. Ed è tra i centrocampisti che il tedesco dovrà lottare per una maglia da titolare. Qui la scelta è leggermente più facile, a meno di un lavoro di razionalizzazione tattica non proprio indifferente, da poco, ma nel quale il solito Massimiliano Allegri è sempre stato un maestro. Adattando, ottenendo e, manco a dirlo, vincendo. Sarà difficile vederlo come mediano in un centrocampo a tre uomini, che sarà composto con tutta probabilità da Blaise Matuidi, Rodrigo Bentancur e infine quel Miralem Pjanić che ha licenza d’illuminare il gioco bianconero. Emre Can non convince come mediano. poiché deve nettamente migliorare le giocate nello stretto, in particolare sotto pressione, e soprattutto non ha ben assimilato il concetto d’inserimento senza palla; argomento sul quale sicuramente, a prescindere da qualsiasi soluzione adotterà Allegri, Emre dovrà sicuramente migliorare. In questo preciso frangente il tedesco è sicuramente meno facilmente impiegabile di Sami Khedira, ma allo stesso tempo è di gran lunga più esperto dinnanzi al talento virtuoso di Rodrigo Bentancur. Basta pensare che, ad oggi, il numero di tiri di Khedira da dentro l’area di rigore sono in percentuale più del doppio di quelli effettuati dall’ex Liverpool. Sarà quindi molto più sensato, almeno all’inizio della stagione, vederlo insieme a Miralem Pjanić in un 4-2-3-1. Fattispecie se il vice campione del mondo Mario Mandžukić dovesse fare parte del tridente offensivo, con l’attaccante croato che accentrandosi permetterebbe allo stesso Pjanić di trovare lo spazio giusto per assist illuminanti o maggiori chance di face to face col portiere avversario dalle distanze più propizie per cercare il tiro dalla distanza. In questo sistema Emre Can s’occuperebbe del lavoro sporco, sfruttando il fisico e la lettura del gioco per recuperare e consegnare il pallone a Pjanić, per garantire una risalita veloce verso l’area di rigore avversaria.

Resta comunque difficile ipotizzare che stagione potremmo aspettarci da Emre Can. E in generale da tutta la Juventus, soprattutto grazie al colpo legato a Cristiano Ronaldo che aumenta numericamente e qualitativamente il parco attaccanti di Massimiliano Allegri. Infortuni a parte (l’unico rilevante finora resta quello alla schiena l’anno scorso, che l’ha lasciato lontano dal campo per circa 2 mesi, ma dalla quale il tedesco sembra essersi completamente ripreso), Emre Can ha tutte le carte in regola per diventare il beniamino dei tifosi in poco tempo. Allegri lo sa fin troppo bene, come lo sa bene anche Karl-Heinz Rummenigge, che se l’è lasciato scappare ai tempi del Bayern Monaco, ma che spesso lo ha definito come “uno dei più grandi talenti del calcio tedesco”.

A cura di Piergiuseppe Musolino

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