FABIAN RUIZ È MEGLIO DI JORGINHO

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Poche parole e giuro che vi parlerò di Fabian Ruiz.

È che mi piace contestualizzare. Quando ero piccolo coloravo sempre prima i contorni e poi riempivo minuziosamente il resto.

A Fabian Ruiz ci arrivo però, promesso.

Un giorno – storia vera – un tale mi fermò per strada e mi raccontò di aver scritto un libro prossimo alla pubblicazione. Inusuale, direte voi, meno se questo tale era il barbone di quartiere, che di nome fa Gennarino. Molti di noi, a questo punto della storia, vuoi per le sue corvine unghie sporgenti, vuoi per quel suo tanfo tutto speciale di cerotto usato e di sottomarca di Tavernello insieme, avrebbero semplicemente preferito tirare dritto e dimenticare questa scena imbarazzante.

Io no, e spinto dalla noncuranza con il quale convivo da 24 anni mi fermo a parlare con lui. Ne uscirà un fantastico intreccio di vita, problemi, coraggio e valore. Ora non so se quel libro di cui mi stava parlando sarebbe mai stato pubblicato, ma senza dubbio me ne sono andato con una storia in più impressa nel cuore e nella mente.

Mi si dirà: e che c’entra con Fabian Ruiz? Molto.

Nell’estate che passerà alla storia come quella che ha portato Cristiano Ronaldo alla Juve, sembra che il mondo pallonaro si vaneggi come un novello narciso nel riflesso della luce dell’astro portoghese, dimenticando nolente o volente qualunque altra cosa. E così gli acquisti dell’Inter, la rivoluzione verde della Roma, il cambio societario del Milan, gli aggiustamenti del Napoli, vengono in secondo piano, in un calando irritato e rassegnato di insoddisfazione e disappunto.

E in un clima del genere, è fin troppo facile muovere critiche per quello che potrebbe essere anziché riuscire a comprendere quello che si ha già. L’Inter ha una rosa a mio avviso già migliore di quella che annoverava Rafinha e Cancelo fino allo scorso Maggio, la Roma ha ceduto due big come Alisson e Nainggolan ma ha magistralmente operato un ringiovanimento della rosa con elementi validissimi e dal futuro molto intrigante (Pellegrini Cristante Coric Under Kluivert e Schick sarebbe un amour jeune tutto da scoprire). E il Napoli? Via tre elementi importanti, che fanno gridare all’allarmismo. L’allenatore, il portiere, il regista. Che tradotto sarebbe anche l’anima, il cuore e la mente di questo Napoli meraviglioso che ha incantato in Italia e fuori, sfiorando un’impresa che ad oggi resta sogno intangibile.

Via Maurizio, forse troppo a cuor leggero, dimenticato in tutta fretta da chi ha alzato il sopracciglio alla notizia del suo successore.

Fuori l’esperto Reina, spazio a Meret, che si porta sempre dietro quel bellissimo sorriso che è tutta una promessa. E i rischi di un Rafael-bis sono scongiurati, con la chioccia Karnezis pronto a svezzare il ragazzino prodigio di cui si parla un gran bene.

Ma ecco che viene venduto anche Jorginho, e cominciano a crollare gli ottimismi.

Perché “Joga Bonito” era il motore di quella splendida fuoriserie che Sarri ha portato a un passo dal traguardo. Che guarda caso, si è impantanata in quella maledetta domenica di Firenze, proprio quando Jorginho uscì dal campo per far spazio a Tonelli dopo l’espulsione di Koulibaly. Cambio che, personalmente, non capivo allora e fatico a comprendere ancora oggi.

Il brasiliano naturalizzato italiano totalizzava qualcosa come 97 passaggi a partita, di cui 2.3 lanci lunghi e 1.5 key passes, sbagliandone solo 1 ogni 10. Il regista ex Verona, teneva in mano le redini del gioco, pretendendo il possesso in fase di costruzione della manovra.

Non si può dire esattamente lo stesso di Fabian Ruiz, che comunque ad esclusione del difensore Jordi Amat è stato il giocatore del Betis a totalizzare più passaggi nella scorsa stagione (61.3 ogni 90 minuti).

Fabian nasce in quella cerchia di meravigliosi illusionisti che incantano sulla trequarti, col fascino e la suggestione impressi nel destino. Una storia che conosce uno sconvolgimento durante i suoi 14 anni, quando il ragazzo improvvisamente cresce di 30 cm e si appresta a diventare un gigante del centrocampo. E questa volta no, la magia non c’entrava.

Così Fabian reinventa il proprio destino, e da prestigiatore diventa funambolo.

Comincerà a sfruttare il suo corpo da pentatleta per sperimentare il dono dell’ubiquità, e trovarsi da una parte all’altra del campo in un battibaleno, muovendosi con maestria tra le linee che collegano i palazzi del centrocampo. Oggi la forza di questo ragazzo non sta tanto nel produrre gioco, ma nel lasciare che questo si produca da sé, facilitando il lavoro di ogni compagno di squadra. Con i suoi continui movimenti nel Betis suggeriva sempre pulite linee di passaggio per i compagni, facendo viaggiare la palla velocemente anche se non direttamente coinvolto nella manovra. Con tante grazie da parte di Javi Garcia, che a fine stagione da regista totalizzerà il 92% di passaggi andati a buon fine.

Dai primi esperimenti tattici a Dimaro, Ancelotti pare voler abbassare Marek Hamsik in cabina di regia, con Fabian Ruiz a cui spetterebbe il ruolo di aprire spazi e indicare linee di passaggio ai compagni, in un continuo triangolare tutto in movimento con Marekiaro e l’altro centrocampista, che ad oggi si porta dietro l’eterno dubbio tra Allan e Zielinski, che il tecnico emiliano risolverà partita dopo partita in base al bisogno di un incontrista o di un assalitore. Ciò che ad oggi mi sento di dire, è che il Napoli che ha in testa Ancelotti non può fare a meno di Hamsik e di Fabian Ruiz. Che avrà caratteristiche diverse da Jorginho, ma che per importanza nello sviluppo della manovra non lo farà assolutamente rimpiangere.

Andando poi a considerare altri fattori, vediamo che entrambi hanno messo a segno due gol nella scorsa stagione, con il sinistro dello spagnolo che però ha colpito entrambe le volte da fuori area, oltre a totalizzare 6 assist, due in più del centrocampista classe ‘91 ora al Chelsea.

I numeri in questo senso si schierano con l’U-21 spagnolo, che prova la botta da fuori spesso e volentieri: sui 34 tiri dello scorso campionato ben 27 partono lontani dai 16,5 metri che tracciano il perimetro dell’area di rigore, il 68% andati a buon fine nello specchio della porta (Jorginho ne ha tentati solo 9 in tutto lo scorso campionato con una percentuale realizzativa pari al 36%).

Ricapitolando, cosa ci si aspetta da Fabian Ruiz?

Corsa, cervello, aiuto ai compagni, fluidità alla manovra. E ancora: assist, centimetri, soluzioni da fuori.

Quello che ci ha dato Jorginho in questi anni e ancora di più.

Perché questo acquisto magari passerà in sordina per molti, un po’ come una bella storia raccontata da un tale un giorno per strada. Ma non per me. Perché io ci credo nelle belle storie. In quelle di tutti.

Segnatevi questo nome: Fabian Ruiz.

Un giorno la sua storia verrà pubblicata.

 

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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