MILLION DOLLAR BABY

collado.jpg
Photo by http://www.barcaforum.com

I numeri sono, nel gioco del calcio, la più emblematica rappresentazione sportiva dell’immaginario collettivo. Nonostante siano interpretati diversamente secondo la cultura calcistica, esempio su tutti il cinque del nostro Cannavaro, che però in America meridionale identifica il mediano davanti alla difesa.

Nel corso della Storia i numeri hanno poi lanciato vere e proprie tradizioni, come la 7 dello United o el diez dell’albiceleste. Di certo non poteva fare eccezione uno dei club più vincenti di sempre, il Barcellona. Dall’11 di Rivaldo e Neymar all’8 di Stoichkov e Iniesta, i tifosi culès hanno sempre idolatrato calciatori in grado di portare avanti la favola del numero di maglia, senza tralasciare la 10 passata da Ronaldinho e Messi. Ma, all’interno del mondo giovanile della Masia la fa da padrone il 30. A primo impatto sembrerebbe la solita casacca data al ragazzino esordiente, se non fosse che il 16 ottobre del 2004, durante lo scadere del derby contro l’Espanyol, il trenta subentrò a Deco annotando la prima delle sue 418 presenze in blaugrana.

Quando Leo Messi calcava per la prima volta il manto erboso del Camp Nou, Alex Collado aveva solo 5 anni, e giocava sulla riva del Ripoll, il fiume che attraversa la città di Sabadell, 200.000 abitanti nella comarca della Vallès Occidental. Sede della prima industria tessile di Spagna e del Banco di Sabadell, in epoca post-franchista si è affermata come il cuore pulsante dell’economia catalana. Ma, oltre allo spot girato dall’istituto di credito nel 2012 Som Sabadell, che ha raggiunto 59 milioni di visualizzazioni su Youtube, la notorietà extraeconomica locale è dovuta unicamente a Sergio Busquets, nativo della zona, il che, scindendo l’uomo dal calciatore, non è proprio un vanto.  Di certo resta per Collado un esempio, di chi ha comunque portato il proprio pueblo sul tetto d’Europa. Nato il 22 aprile 1999, quando il già citato Rivaldo alzava al cielo il Pallone d’Oro, si avvicina al futbol tra le fila del Club Esportiu Mercantil, il club fondato dagli studenti del Cal Taché, un liceo, manco a dirlo, di economia. La tecnica individuale che dimostra sin da bambino nel suo biennio di cantera all’ombra del “De Garcia” attira e non poco gli osservatori dei mostri sacri del capoluogo ma, ironia della sorte, a portarlo in Citai è l’Espanyol.  Nel 2006 parte la sua avventura in veste perica, dove comincia a ricoprire il ruolo di playmaker. Le prime partite a campo ristretto risaltano notevolmente il mancino di Collado, che inizia a definire il suo gioco d’ispirazione sudamericana, poco movimento ma tanto amore per la palla, della quale è però fin troppo innamorato.  Nonostante qualche eccesso di egoismo, la sua zurda lo innalza a leader tecnico del centrocampo, e non solo, perché dall’altro lato della città c’è chi come nessun altro sa raffinare diamanti grezzi, gli osservatori del Barcellona.  La svolta arriva nel 2008, quando il sabadellense giunge al FC contemporaneamente alla promozione in prima squadra del concittadino Busquets.

coll.jpg
Collado in azione in UEFA Youth League nel match tra Barcellona e Manchester City

Il tiki taka è gia diffuso, ed è la filosofia imposta senza mezzi termini a tutti i settori societari, e Collado la incarna perfettamente. La crescita, calcistica e caratteriale, è sbalorditiva. Durante le stagioni passate era il padre ad accompagnarlo in auto per quei 18 km dell’autostrada B-20 fino al centro sportivo del Sarrià, mentre una delle clausole all’interno del mini-contratto che lo avrebbe legato al Barca prevedeva che Collado si trasferisse da subito in convitto, condizione, seppur a malincuore, accettata. Dal punto di vista atletico, Alex compie un lavoro che non intacchi la sua eleganza nel distribuire assist, rimanendo in mezzo alla cancha senza eccessivo dispendio di energie, ma rafforzando in maniera importante la rapidità nel dribbling e nella visione di gioco. Santiago Bueno, suo compagno uruguagio, lo soprannomina Gardel, per le movenze da tanguero nel sedurre la sfera, quasi stesse ballando una melodia scritta appositamente per lui dall’eterno Carlos per chi, come lui, sa tradurre le note del bandoneòn a ritmo di un calcio bailado paradossalmente simile a quello brasiliano degli anni settanta. Nel frattempo si adatta alla vita metropolitana barceloni, e passa gran parte del tempo libero nei campetti di Park Guell, sede non ufficiale dell’influenza calcistica sudamericana e maghrebina nella città, e quindi, delle giocate di classe, dei tocchi da giocoliere che impara a utilizzare con efficacia, su tutti la ruleta in ogni variante possibile. All’Alevin B di Jordi Font illumina l’Esportiva, seppur col difetto di prediligere unicamente il mancino, trascurando il piede inverso a rischio pure di inventare passaggi di esterno rischiosi per la caviglia sinistra. Collado dimostra un’inaspettata umiltà, a discapito di ogni diceria sulle nuove generazioni, qualità che affiancata al talento indiscutibile del ragazzo convince mister Gabri Garcìa a promuoverlo in Juvenil A.

Agli ordini dell’ex Ajax diventa l’architetto fondamentale dal quale passa ogni singolo pallone giocabile. Il tecnico di Sallent punta, però, a ridurre i tocchi di palla del giovane, troppi e ancora lontano dal guardi olismo applicato.  L’esperienza in Olanda, dove de La Torre ha anche iniziato ad allenatore,  è stata densa di total voetball, il calcio totale oranje di Rinus Michels, quindi ogni elemento del proprio gruppo deve essere polivalente, rispettando però le proprie attitudini. Collado quindi si esercita nell’utilizzo del piede destro, che impiega per calciare con disinvoltura e personalità, affermandosi anche in ambito realizzativo. Schierato da mediocentro per la gran parte delle volte, il 14 novembre del 2017 si toglie una delle più grandi soddisfazioni per un canterano; il basco de La Fuente lo convoca in under 19, e lo fa esordire in amichevole contro il Portogallo in terra lusitana. L’allenatore di Haro è un fanatico del 4-3-3, e data l’abbondanza di centrocampisti in rosa come Fràn Beltran, gemma del Rayo Vallecano o Brahim Dìaz, neolaureato campione d’Inghilterra col City, posiziona Alex da ala destra. Riesce nell’interpretazione, rientrando spesso sul mancino cosi da arrivare alla conclusione o servire i terzini in sovrapposizione, rompendo la linea difensiva avversa aria per tutti i novanta minuti. Il debutto con la sub- Roja è solamente l’antipasto per la stagione della consacrazione per il 18enne. Malgrado un inizio in sordina, esplode nel match contro l’Espanyol, dove da prova di freddezza e maturità non facile considerata l’importanza personale dell’incontro.

A partire dalla nona giornata el mago incanta in patria e fuori, sfruttando la Youth League come trampolino di lancio, soprattutto nel match di ottobre contro l’Olympiacos, in una notte dove da Zeus del Pireo dove sale in cattedra con un lancio illogico che scaturisce il rigore poi fallito da Cucurella. Si aggiudica il premio come migliore in campo con una doppietta frutto prima di un inserimento e poi di una prodezza dal limite dell’area sul palo lontano, omaggio all’arte del pallone. Spedisce poi la squadra alle Final Four del torneo con la rete del 2-0 siglata ai danni dell’Atletico Madrid. In Division de Honor è per distacco il miglior centrocampista del campionato, accumulando dieci gol e altrettanti assist come centrale o trequartista, ricoprendo la fascia in maniera minoritaria. I suoi 172 cm gli garantiscono comunque una buona protezione della palla al pressing, fondamentale soprattutto nelle zone centrali del campo. L’intesa con la punta Carles Pèrez è sbalorditiva, tanto da modificare il proprio stile in funzione dell’attaccante. Durante l’annata ha giocato prettamente lanci lunghi e vincenti per il compagno, il quale ha terminato la stagione da capocannoniere. Collado si è spesso erto anche come uomo spogliatoio, indossando in due occasioni la fascia da capitano. Il 17 marzo è la data del giorno tanto atteso, la prima da professionista.

Il Barcellona B incontra Los Bròcoli di Murcia, il CF Lorca, che deve il suo soprannome alla tradizionale divisa da trasferta verde. Gerard Lòpez, che sarebbe anche il CT della selezione catalana, punta su di lui per la spedizione al Francisco Artès Carrasco, affidandogli quella numero 30 e la responsabilità del trequartista collante nel 4-2-3-1 alle spalle di Abel Ruiz. 70 minuti più di emozione che sostanza, ma validi comunque come un’esperienza più che formativa da inserire nel curriculum di Collado. Per fortuna, pochi attimi dopo l’ingresso della stella Vitinho, i blaugrana acciuffano il pareggio, evitando il debutto amaro al nuovo arrivato.

A quanto pare però, la dirigenza si è resa conto del potenziale oramai pronto a essere sprigionato dall’enganche, e ha deciso di blindarlo fino al 30 giugno del 2021, continuando la serie di clausole monstre sulla scia dei 600 milioni per il difensore francese Samuel Umtiti; difatti il presidente Josep Maria Bartomeu ha fissato la cifra del suo rinnovo biennale al prezzo di 50 milioni di euro, raddoppiata a 100 nel caso, più che probabile, che Collado si aggreghi alla prima squadra entro la scadenza del contratto. Numeri, che pesano sulle spalle di Alex, dalla dinastia del 30 al mezzo milione o più che dovrà dimostrare di valere per chi volesse strapparlo prima del suo approdo in Liga, magari per garantirgli spazio e affidarli il progetto su cui l’architetto dovrà costruire il grattacielo del bel gioco.

Articolo a cura di Alberto Maresca

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...