IL NUOVO CHE AVANZA

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Alvaro Odriozola – Grafica di Giacomo Maurizi per “La Gazzetta di Don Flaco” (https://www.facebook.com/chronosrealms/) (https://www.instagram.com/chronos_realms/)

Alvaro Odriozola è arrivato al Real Madrid di Julen Lopetegui in cambio di 40 milioni di euro, per entrare a far parte della nuova era post Cristiano Ronaldo.

Con una leggera forzatura avrei potuto presentare il neoacquisto del Real Madrid sfruttando le ultime lettere del suo cognome, “Zola”, come il “Magic Box” che ha incantato Londra circa una ventina d’anni fa. Che Alvaro possa ripetere le gesta del cagliaritano è abbastanza difficile, visto che gioca terzino e non è avvezzo al gol come Gianfranco, ma quell’alone magico che conferì questo soprannome all’attuale viceallenatore del Chelsea, che adesso lavora agli ordini di uno che di magia ne sa qualcosa, come Maurizio Sarri, si può ritrovare in ogni discesa sulla fascia del terzino basco. “Magic” e “box” (“to box”) come le sue sgroppate avanti-indietro che adesso, Dani Carvajal permettendo, potrà continuare a fare su un terreno leggermente più nobile del Municipal de Anoeta, lo stadio del Real Sociedad, che ha calcato per due stagioni: il Santiago Bernabeu. Odriozola dal “basso” dei suoi 22 anni rappresenta il nuovo che avanza, in tutti i sensi, con una velocità strepitosa sul campo, ma lentamente fra i nomi che circolano nelle discussioni fra appassionati al bar o in piazza. Alvaro non è sicuramente uno di quei nomi che proporreste ai vostri amici in un’ipotetica lista dei migliori terzini per potenziale o della Liga: eppure vi sbagliate enormemente.

“40 milioni sono mezzo Ronaldo” –– A prima vista il prezzo pagato dal Real Madrid per assicurarsi le prestazioni sportive del terzino basco, prezzo pari alla clausola rescissoria presente nel contratto, può sembrare alto, ma vi basterà guardare uno dei milioni di video che danno il benvenuto a Odriozola al Real che ormai sono un habituè su Youtube appena un giocatore viene accostato a una squadra diversa da quella di appartenenza. In particolare, quello realizzato proprio dai videomaker del canale ufficiale della Liga Santander vi presenta perfettamente il terzino in 3 minuti netti. E ora torniamo a qualche anno fa. Il 14 dicembre del 1995 nei Paesi Baschi nasce Alvaro e, come ogni ragazzino nato in quelle zone col sogno di fare il calciatore, sogna di vestire un giorno la casacca blancoazul dell’Erreala, come viene chiamata dai tifosi. Quando Alvaro inizia a dare con continuità i primi calci a un pallone la Real Sociedad lotta addirittura per il titolo (stagione 2002-03) portando sotto la luce dei riflettori ragazzi del calibro di Xabi Alonso e Darko Kovačević, anche se dovrà arrendersi nel finale di campionato proprio all’altra squadra “reale”. Negli anni successivi gli ormai ex compagni di Xabi, che nel frattempo fa incassare alla società ben 16.5 milioni di euro trasferendosi al Liverpool dove si laureerà campione del mondo, complice anche una situazione societaria e finanziaria non delle migliori, subiscono anche l’onta della retrocessione in Segunda Liga, dove militano fino al 2010, anno nel quale conquistano la promozione in Liga. La Real Sociedad non conosce periodi di stazionamento e solo due stagioni dopo si piazza quarta conquistando l’accesso ai preliminari di Champions League. Corre la stagione 2013-14, che segna una svolta nella storia di Alvaro e del club; mentre i baschi tornano nel calcio “che conta”, Odriozola muove i primi passi nella Real Sociedad B e inizia a mettersi in mostra come ala. Il rapporto con Asier Santana non è idilliaco, così come quello fra allenatore e società, difatti nella stagione successiva si interrompe. A sedersi sulla panchina della seconda squadra del Sociedad è Imanol Alguacil, che corregge il suo predecessore arretrando Alvaro, e nel frattempo accumula sempre più fiducia fino a diventare titolare giocando più di 2000 minuti nella stagione 2015/16. L’esperimento garba anche a Eusebio Sacristán, l’allenatore della prima squadra, che a gennaio del 2017 lo convoca in prima squadra e decide di promuoverlo seduta stante. La scelta dell’allenatore adesso in forza al Girona non è del tutto dettata dall’astuzia o dallo studio: nella trasferta di Malaga, Zaldua e Martinez, gli unici due terzini destri adatti e adattabili al ruolo, sono indisponibili, e il mister, sfruttando la filosofia cardine del club, promuove Odriozola in prima squadra. In quella trasferta giocherà quasi tutta la gara, uscendo nel finale per infortunio, impressionando tutti per tecnica e corsa tali da sembrare quasi un veterano. Chiuderà poi la stagione con 16 presenze e la promozione definitiva in prima squadra, per quella che sarà la sua ultima stagione col club basco. Alvaro nel 2018 vince e convince con la Real Sociedad tanto da attrare miriadi di osservatori all’Anoeta, in particolare quelli delle merengues. Riesce a scalare molte posizioni nelle classifiche di gradimento sia degli osservatori del Real Madrid, sia in quelle di Florentino Pérez che, conscio ormai dell’entrata di almeno 100 milioni liquidi dovuti alla cessione di Cristiano Ronaldo, decide di abbassare ulteriormente l’età media dei blancos e acquistare un sostituto di Dani Carvajal per evitare in futuro scene orribili come Nacho terzino, bocciando contemporaneamente Theo Hernandez che adesso sembra destinato a percorrere la tratta inversa di Odriozola. Così Alvaro diventa il nuovo 19 delle merengues  esi presenta in conferenza stampa impaurito come un ragazzino all’esame di maturità, parlando di “sfida”, “cose incredibili” e “concorrenza”: i primi due termini sono abbastanza normali da ascoltare in una conferenza, ma a cosa si riferisce Alvaro quando parla di concorrenza? Alla concorrenza di Dani Carvajal, con il quale al momento il basco sembra in netto svantaggio in termini di titolarità, o, a livello nazionale, alla concorrenza di Hector Bellerin e Jordi Alba per vestire la maglia delle Furie Rosse? Studiamole entrambe.

Il paragone con i “big” –– Rispetto ai tre contendenti, Alvaro si piazza subito dietro Bellerin per partite e minuti giocati (35 per Hector, 4 in meno per Alvaro), mentre Carvajal e Jordi Alba ne hanno rispettivamente 24 e 29; riporto quindi, per onestà di giudizio, le medie per partita. Iniziamo coi punti di forza di Odriozola: una media di 1.23 key passes per partita lo mette subito dietro Carvajal, fornendo un’indicazione importante sul perché il Real Madrid abbia puntato su di lui. Alvaro ha iniziato da ala compiendo poi il percorso a ritroso di Bale al Tottenham non perché abbia scarse capacità offensive, ma per poter dare più slancio alla squadra, anche dietro un centrocampo fisico come quello dei blancos. Kroos, Modric e Casemiro non sono dei velocisti, né amano giocare larghi: difatti Carvajal ormai sembra sovrapporsi e aspettare il passaggio come se non facesse altro dalla sua nascita. Inoltre rispetto al connazionale, Alvaro è molto meno falloso e propenso ai cartellini. Altri numeri importanti: media di un assist quasi ogni 8 partite, media superiore di poco a Carvajal, zero errori evidenti o gravi da portare a subire un gol nell’ultimo anno. Quali sono però i punti deboli di Odriozola? Sicuramente a livello offensivo fra i 4 è il meno “costruttore”, principio alla base del suo modo di giocare, e deve sicuramente migliorare quantità e qualità delle scivolate (ne vince in media la metà di Carvajal e Jordi Alba), oltre che la quantità di passaggi riusciti in partita. Tasto dolente sono le intercettazioni, dove è davanti in media solo a Bellerin, che però spesso gioca libero da compiti difensivi per diversi spezzoni di gara. A vedere le sue favolose sgroppate sulla fascia sembra in grado di rubar palla anche ai raccattapalle, quindi da cosa scaturisce questo dato? Alvaro vive la fascia come se fosse Pamplona, e il suo avversario, difensivamente e offensivamente parlando, come un torero perennemente vestito di rosso. Alla voce “dirompente” in un ipotetico dizionario illustrato calcistico potreste trovare la sua figurina: il suo compito è correre sull’out di destra e il suo motto è “palla o piede, non passano entrambi”. L’ex terzino del Sociedad sembra davvero un giocatore d’esperienza quando è chiamato a intercettare e ripartire, ma con la stessa destrezza riesce a perdere palla tentando un dribbling di troppo o protraendosi troppo in avanti. Questo è sicuramente uno dei focus principali sul quale Lopetegui e il suo staff dovranno lavorare per permettere all’ex Sociedad di rilevare Carvajal sulla fascia stabilmente già dalla prossima stagione. Un’altra caratteristica che si coglie nei suoi 1 vs 1 è la tendenza a tenere sempre le gambe aperte, quasi a protegger palla, e ad avvicinarsi con dei passettini che ricordano vagamente quelli ben più famosi di Pellè, a voler spaventare l’avversario e prendere tempo per decidere cosa fare. Ciò che ne risulta è però l’effetto opposto: Odriozola sembra quasi spaesato alla vista dell’avversario, e se non riesce a superarlo con un dribbling secco o a gestire palla verso un compagno, cosa che gli riesce egregiamente arrivando quasi al 90% di passaggi riusciti sia verso avanti, sia verso il suo portiere, perde palla facendosi sovrastare fisicamente. Non vedrete mai Alvaro tentare un doppio passo o una veronica, è più probabile che arrivi a fine campo spalla a spalla con l’avversario per poi mettere una velocissima palla in mezzo anche se nessuno dei suoi compagni l’ha seguito in area. Gestendo la dirompenza quindi, Odriozola può diventare un terzino educato in grado, pur non essendo più un baby a tutti gli effetti, di togliersi qualche soddisfazione con la maglia dei blancos. Pur essendo alto 1.78 cm, non primeggia nei duelli aerei, e non ama cercare la zuccata su corner, anche se, con Sergio Ramos accanto, non sarà una grande preoccupazione per i tabellini del Real Madrid. Insomma, Alvaro si trova al primo, e si spera ultimo, esame di maturità della sua vita calcistica. Scegliere il Real Madrid così giovane e con una bacheca pressoché vuota può significare solo due cose: o Florentino e il suo team sono degli spendaccioni sprovveduti, o Alvaro ha tanta strada da percorrere dentro e fuori dal campo. Ricordate che le bacheche sono fatte per essere riempite…

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Alvaro Odriozola posa al Santiago Bernabeu nel giorno della sua presentazione con le Merengues –  http://www.staticflickr.com

Le caratteristiche di un exploit –– rispetto ai tre contendenti, Alvaro si piazza subito dietro Bellerin per partite e minuti giocati (35 per Hector, 4 in meno per Alvaro), mentre Carvajal e Jordi Alba ne hanno rispettivamente 24 e 29; riporto quindi, per onestà di giudizio, le medie per partita. Iniziamo coi punti di forza di Odriozola: una media di 1.23 key passes per partita lo mette subito dietro Dani Carvajal, fornendo un’indicazione importante sul perché il Real Madrid abbia puntato su di lui. Alvaro ha iniziato da ala compiendo poi il percorso a ritroso di Gareth Bale al Tottenham non perché abbia scarse capacità offensive, ma per poter dare più slancio alla squadra, anche dietro un centrocampo fisico come quello dei blancos. Kroos, Modric e Casemiro non sono dei velocisti, né amano giocare larghi: difatti Carvajal ormai sembra sovrapporsi e aspettare il passaggio come se non facesse altro dalla sua nascita. Inoltre rispetto al connazionale, Alvaro è molto meno falloso e propenso ai cartellini. Altri numeri importanti: media di un assist quasi ogni 8 partite, media superiore di poco a Carvajal, zero errori evidenti o gravi da portare a subire un gol nell’ultimo anno. Quali sono però i punti deboli di Odriozola? Sicuramente a livello offensivo fra i 4 è il meno “costruttore”, principio alla base del suo modo di giocare, e deve sicuramente migliorare quantità e qualità delle scivolate (ne vince in media la metà di Carvajal e Jordi Alba), oltre che la quantità di passaggi riusciti in partita. Tasto dolente sono le intercettazioni, dove è davanti in media solo a Bellerin, che però spesso gioca libero da compiti difensivi per diversi spezzoni di gara. A vedere le sue favolose sgroppate sulla fascia sembra in grado di rubar palla anche ai raccattapalle, quindi da cosa scaturisce questo dato? Alvaro vive la fascia come se fosse Pamplona, e il suo avversario, difensivamente e offensivamente parlando, come un torero perennemente vestito di rosso. Alla voce “dirompente” in un ipotetico dizionario illustrato calcistico potreste trovare la sua figurina: il suo compito è correre sull’out di destra e il suo motto è “palla o piede, non passano entrambi”. L’ex terzino del Sociedad sembra davvero un giocatore d’esperienza quando è chiamato a intercettare e ripartire, ma con la stessa destrezza riesce a perdere palla tentando un dribbling di troppo o protraendosi troppo in avanti. Questo è sicuramente uno dei focus principali sul quale Lopetegui e il suo staff dovranno lavorare per permettere all’ex Sociedad di rilevare Carvajal sulla fascia stabilmente già dalla prossima stagione. Un’altra caratteristica che si coglie nei suoi 1 vs 1 è la tendenza a tenere sempre le gambe aperte, quasi a protegger palla, e ad avvicinarsi con dei passettini che ricordano vagamente quelli ben più famosi del nostro Graziano Pellè, a voler spaventare l’avversario e prendere tempo per decidere cosa fare. Ciò che ne risulta è però l’effetto opposto: Alvaro Odriozola sembra, in effetti, quasi spaesato alla vista dell’avversario, e se non riesce a superarlo con un dribbling secco o a gestire palla verso un compagno, cosa che gli riesce egregiamente arrivando quasi al 90% di passaggi riusciti sia verso avanti, sia verso il suo portiere, perde palla facendosi sovrastare fisicamente. Non vedrete mai Alvaro tentare un doppio passo o una veronica, è più probabile che arrivi a fine campo spalla a spalla con l’avversario per poi mettere una velocissima palla in mezzo anche se nessuno dei suoi compagni l’ha seguito in area. Gestendo la dirompenza quindi, Odriozola può diventare un terzino educato in grado, pur non essendo più un baby a tutti gli effetti, di togliersi qualche soddisfazione con la maglia dei blancos. Pur essendo alto 1.78 cm, non primeggia nei duelli aerei, e non ama cercare la zuccata su corner, anche se, con Sergio Ramos accanto, non sarà una grande preoccupazione per i tabellini del Real Madrid. Insomma, Alvaro si trova al primo, e si spera ultimo, esame di maturità della sua vita calcistica. Scegliere il Real Madrid così giovane e con una bacheca pressoché vuota può significare solo due cose: o Florentino e il suo team sono degli spendaccioni sprovveduti, o Alvaro ha tanta strada da percorrere dentro e fuori dal campo. Ricordate che le bacheche sono fatte per essere riempite…

Articolo a cura di Piergiuseppe Musolino

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