SAN MUSSO

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Juan Musso – Photo by http://www.trivenetogol.it

Alberto Maresca ci presenta il profilo del nuovo portiere dell’Udinese, Juan Musso.

San Nicolàs de los Arroyos è un comune di 200.000 abitanti all’estremo nord della provincia di Buenos Aires, praticamente a un soffio di vento dal Paraguay. L’ubicazione della città è dovuta al percorso che il comandante Fèlix Bogado fece a metà ottocento, partendo dalla capitale paraguayana Asunciòn giunse fino in Argentina, contribuendo grazie al suo battaglione di granaderos alla rivoluzione di maggio. Il condottiero perse la vita proprio a San Nicolàs, ma l’intera popolazione lo ricorda come un padre fondatore, tanto da aver adibito a museo la dimora dove esalò il suo ultimo respiro.  La comunità nicoleña rispecchia alla perfezione il modo di stare al mondo tipico di chi vive alle rive del Paranà, un ritmo di vita scandito dalla tranquillità del fiume che scorre, all’insegna di un malinconico panta rei che indirizza le loro esistenze verso la ricerca di un punto fermo al quale aggrapparsi, che di certo è la religione come testimoniano le centinaia di cattedrali in stile neocoloniale sparse per i 150 barrios che compongono l’urbanistica del pueblo. La stessa insicurezza generale li ha tuttavia portati a formare uomini che hanno trasformato in bronca, la rabbia agonistica messa in campo dai calciatori argentini ben differente dalla garra uruguaya, l’insicurezza nei propri mezzi che alimenta le vite di chi vive in quella zona del paese; ergendosi a condottiero pronto a portare nel mondo la strada dov’è cresciuto.

Negli anni ’30 del novecento, un ragazzo soprannominato el Chiquìn durante le infinite giornate che passava a rompere il suo unico paio di scarpe dando calci a un pallone, decise di investirsi dell’eredità del coronel Bogado portando los Arroyos in Europa. La sua carriera fu simile a quella del Pipita Higuaìn, gli inizi al River poi Juve e Napoli, 150 gol in Serie A e forse Omar Sivori è e resterà l’unico calciatore ad aver vestito entrambe le maglie restando comunque un idolo per le tifoserie.  Per Juan Agustìn Musso le cose sono diverse, lui neanche voleva farlo il calciatore. Juan Musso viene al mondo presso l’ospedale San Filipe il 6 maggio del 1994, e appena compiuti i dieci anni inizia a dedicarsi al basket, data un’importante capacità locomotoria dei propri arti superiori. In realtà sembra proprio non essere particolarmente incline allo sport, come il mono Burgos il suo sogno è formare una band ed esibirsi da bassista. A quante pare una domenica nel suo giardino di casa si organizzò la classica partitella fra amici dopo l’asado, ed essendo il meno talentuoso, giocò in porta.

Il fatto si ripete durante varie occasioni e Musso sembra trovarsi a suo agio fra i pali, tanto da tentare un approccio al mondo del calcio con il Club de Regatas San Nicolàs, una delle polisportive, come il Flamengo, che in Sudamerica si destreggiano anche nel canotaggio, vista la posizione fluviale in cui si trovano. Musso si fa notare già nella categoria corrispondente ai nostri esordienti, e a 16 anni si fionda su di lui il Club Atlético y Social Defensores de Belgrano, compagine di Villa Ramallo, poco lontano da casa vincendo il campionato locale alla sua prima stagione. Le sue prestazioni non passano inosservate nella provincia di Buenos Aires, in particolare ad Avellaneda il Racing ha messo gli occhi su di lui e un altro giovane che però è in forza all’Arsenal de Sarandì, Rodrigo De Paul. L’Academia se li assicura per una spesa complessiva di 50mila euro. Musso e De Paul giungono quindi al Predio Tita nel 2012 e si aggregano alla Juvenil dove da padrone la fa Lucky Luciano Vietto da Cordòba col quale condivideranno una sola stagione dato l’imminente trasferimento al Villareal.

I coetanei sono agli antipodi, dai gusti musicali, Musso dovette abbandonare il suo amato rock per la cumbia che regna da sempre nei vestuarios del Racing e col cui stile di vita nei limiti della legalità Rodri si trovava discretamente bene, fino alla personalità, pacata e professionale del ragazzone di 191 cm a quella alla Renè Houseman del fantasista. Negli ambienti del Cilindro Musso cresce come un portiere moderno, abile con i piedi a tal punto da guadagnarsi il soprannome di ChilaMusso, gioco di parole con il cognome dell’indimenticabile portiere paraguayano Josè Luis Chilavert, una sentenza sui calci piazzati. L’indole al lavoro premia Musso con la fascia di capitano, con la quale nel 2014 vinse il Torneo des Inferiores risultando curiosamente fondamentale grazie ad un rigore da lui trasformato all’ultima contro Gimnasia de La Plata. La gavetta ha plasmato le doti da leader del ragazzo, che con pazienza ha saputo attendere il suo momento che è arrivato il 27 maggio del 2017, contro il San Lorenzo. Agli ultimi battenti della stagione, il tecnico Diego Cocca si rende conto dell’ormai inaffidabilità dell’ex Boca Augustìn, il quale, malgrado l’esperienza, si mostra spesso poco reattivo. L’allenatore con un passato da difensore nel River Plate dà prova di grande intuizione e affida el arco celeste a Musso. L’incontro termina con una vittoria per 1-0, e sarà l’inizio del Racing Positivo che ha dato filo da torcere per la prima parte della scorsa Superliga agli uomini di Barros Schelotto. L’arquero 23enne è, insieme a Lautaro Martìnez, la base su cui si fonda il 5-3-2 di Cocca, tanta palla a terra e Musso spesso chiamato in causa per iniziare l’azione e innescare l’esplosività del neointerista.

Alla freschezza delle nuove leve si unisce l’esperienza a centrocampo del Pulpo Gonzalèz e di Leandro Grimi, con l’inossidabile Lisandro Lòpez a fornire spunti offensivi. Si prende la numero 1, abbastanza pesante giacché l’ultimo proprietario ne fu el Chino Saja, ma Musso dimostra partita dopo partita il suo valore. Eccelle soprattutto nel respingere conclusioni basse e angolate con grande forza nelle gambe, la sua stazza ne facilita gli interventi in uscita nei quali è impeccabile. Il suo stile ricorda quello molto all’avanguardia da futsal, che trascura leggermente le parate in volo sulle quali deve migliorare. Durante le prime 14 giornate Musso subisce 16 gol, poco più di una rete a partita, statistica che ha reso il giovane un beniamino per l’hinchada, la consacrazione a tutti gli effetti arriva il 19 novembre del 2017, è uno scontro diretto, l’avversario è il padrone di casa della Bombonera. Una location che fa tremare le gambe a un ragazzo della sua età. E’ una vera e propria battaglia e Arevalo Rìos sfoggia ogni cattiveria a lui conosciuta, la prima mezz’ora segna Lautaro sul tabellone insieme a 8 ammoniti. Al termine del primo tempo, la svolta Benedetto su rigore batte Musso e pareggia i conti, ma un attimo dopo si sbriciola il legamento del ginocchio, ed è fuori dai giochi. La tensione in Juan ha lasciato il posto alla motivazione, che lo porta a difendere il vantaggio siglato da Solari con un intervento prodigioso sul tap-in di Kichan Pàvon mediante un colpo di reni fenomenale.

Purtroppo per lui la Academia conclude la stagione solamente al settimo posto qualificandosi per la prossima Copa Sudamericana, ed è proprio negli ultimi incontri dell’anno, in Libertadores, che Musso è coinvolto in una curiosa vicenda con Mauricio Pinilla. Durante la gara di andata del quinto turno fra Universidad de Chile e Racing, al triplice fischio avvenne il consueto scambio di magliette che a volte coinvolge i capitani delle formazioni, in questo caso Musso e Pinilla, ma al momento dell’atto il portiere rifiuta senza troppe spiegazioni la divisa del cileno, il quale non la prende benissimo e spiegherà in seguito alla stampa quanto accaduto. La gag con il tatuato attaccante non distoglie di certo l’attenzione degli addetti ai lavori dall’ottima stagione di Musso, il quale spera invano in una chiamata di Sampaoli per il mondiale, visto l’infortunio di Romero, invano; le sue uniche presenze in nazionale restano quelle con l’under 20.

L’Udinese, sempre vigile sulle nuove promesse, ha messo gli occhi su Musso, che ha la possibilità di raggiungere l’amico di sempre Rodrigo De Paul e Ignacio Pussetto, fresco di sbarco in Friuli dall’Huracàn. Complici le cessioni di Alex Meret e Karnezis al Napoli e di Albano Bizzarri al Foggia, Daniele Pradè riesce portare a Udine l’estremo difensore per circa quattro milioni di euro e con un contratto quinquennale, concludendo la sua esperienza al Cilindro con 23 presenze e circa 30 reti subite. La porta dell’Udinese viene quindi di nuovo affidata a un academico, che accumulando minuti in serie A potrebbe puntare dritto alla prima convocazione per l’albiceleste, dopo le performances del tutto negative di Willy Caballero e Franco Armani a Russia 2018.

Articolo a cura di Alberto Maresca

 

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