LOBOTKA NON DEVE PASSARE INOSSERVATO

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Se ne sta parlando molto in questi giorni.

Il calciomercato è così.

Una tavola imbandita che ogni tanto lascia cadere un ossicino di sotto, che i cani affamati si contendono azzuffandosi.

Per essere precisi: i cani siamo noi, accozzaglia confusionaria di tifosi e di pesci grandi e piccoli del giornalismo, che elemosinano le notizie che i padroni del calciomercato al piano superiore lasciano cadere giù.

E di ossicini da contendere e rosicchiare ce ne sono stati tanti in questi mesi: alcuni succosi, come l’affare Ronaldo o il maxi scambio tra Juventus e Milan, mentre con altri è andata peggio. E non posso non pensare a Malcolm prima e a Vidal poi, che all’ultimo hanno fatto andar di traverso un pasto che sembrava felice e faceva colare la bocca.

Ora pare essere sceso un altro boccone interessante, che divide i contendenti tra chi non vede l’ora di addentarlo e chi ha paura che possa solo ferire e deludere. Sto parlando del fulmine a ciel sereno che dopo CR7 ha colpito il nostro campionato, a secco di tempeste emotive del genere da troppo tempo e che nel giro di una sola sessione di mercato ne deve affrontare addirittura due. Sto parlando di Luka Modric da Zara, l’uomo della guerra e della pace, padrone del tempo e dello spazio, una cartolina che sembra arrivata da un’estate tanto lontana, dove il calcio era ancora classe e virtù. Il miglior play da almeno 4 anni a questa parte, miglior giocatore dell’ultimo mondiale, dove con i suoi compagni ha sfiorato l’impresa da raccontare per generazioni. Compagni che – in parte – potrà raggiungere all’Inter, se le indicazioni di quell’ossicino lasciato cadere dal tavolo e notato in primis da Sky si rivelassero vere.

Intanto, vicino a quell’ossicino, si forma una calca impazzita di cani desiderosi di abbaiare più forte di tutti, così da meritarlo tutto per sé, quell’ossicino. Poco importa se cadano poco più in là altri ossicini. Quelli sono meno invitanti, debbono essere evitati. E così i vari ritorni di fiamma di Kovacic – ora al Chelsea, peraltro – e Paredes passano di moda, persino il tanto desiderato ritorno di Rafinha fa storcere il naso ai più, ora che c’è solo da abbaiare per Modric. Pensate a Lobotka, allora, che è stato fatto cadere dalla tavola nell’indifferenza più totale.

A cavallo del I secolo d.C., Fedro scrisse una raccolta di Fabulae che per anni sarebbero state dispensatrici di saggezza e di consigli. La 16° del IV libro mi ha fatto pensare a questa vicenda. “La parità”, il suo titolo.

Quando le capre ottennero da Giove la barba,

fu uno sdegno per i becchi

che si ritenevano i possessori legittimi:

infatti le femmine salivano a pari dignità.

Ma egli disse:

<<Lasciate che si godano la loro barba,

lasciate anche che usurpino il simbolo di un vostro privilegio,

purché non siano pari alla vostra forza. >>

Tradotto: non è l’abito che fa il monaco.

Tradotto: non sottovalutate Stanislav Lobotka da Trenčín.

Il 23enne slovacco, playmaker di belle speranze, cresce calcisticamente nel suo paesello, dove ogni giorno palla al piede costeggia il fiume Váh, al confine con la Repubblica Ceca. Poi il passaggio nella squadra B dell’Ajax, dove ritrova un altro corso d’acqua, l’Amstel, che però si ramifica in un’infinità di canali che mi piace pensare abbiano fatto sviluppare la sua visione di gioco. Me lo vedo, palla al piede, perdersi e ritrovarsi nell’intreccio di acque di Amsterdam. Un breve passaggio in Danimarca, tra i fiumiciattoli di Farum, cittadina ahimè conosciuta solo per il Nordsjælland ma che ha molto altro da regalare. Dal 2017, al Celta, Stanislav trova la sua foce. Con la stessa maturità con il quale l’estuario si butta nel mare della Galizia, Lobotka a Vigo diventa uomo, e con personalità diventa padrone del proprio destino. E così le vecchie giornate passate accanto ai suoi fiumi, diventano la merce preziosa del passato, tènere foto incorniciate da spolverare di tanto in tanto.

Il Lobotka uomo, il Lobotka che conosco io, non può restare nell’ombra. Deve risplendere. E non deve passare inosservato, come un ossicino che cade troppo lontano e troppo silenziosamente dalla tavola.

E allora, amici miei, lo faccio. Statistiche alla mano, faccio partire il paragone che molti di voi – anche giustamente – reputeranno il meno azzeccato della storia dei paragoni. A mia discolpa, l’idea nasce dall’accostamento ai colori nerazzurri di entrambi questi giocatori. Anche se molti, tutti, avranno sentito di uno, mentre pochi, pochissimi, si saranno interessati alle voci che hanno riguardato l’altro. Vediamo che hanno combinato Modric e Lobokta lo scorso anno in Liga.

Parto col botto, e vi dico che Lobotka ha totalizzato più passaggi (sia in avanti, sia indietro: sono circa 500 i tocchi in più verso i compagni) del vice campione del mondo. La percentuale di realizzazione? 91%, contro l’89,9% del Croato. I numeri sorridono a Modric invece per assist, passaggi chiave e chance create, mentre Lobotka risponde con una maggior propensione difensiva con un maggior numero di tackle (vinti nel 92% dei casi) ed una totale e per niente scontata supremazia nel gioco aereo. Modric infatti supera in altezza lo slovacco, ma vince solo 1/3 dei contrasti aerei rispetto a Lobotka. Intercetti, blocchi e spazzate completano il quadro a favore del giocatore del Celta Vigo.

Ovviamente so che Modric è un talento che emana poesia da ogni dove lo si guardi, mi emoziona vederlo giocare e so che all’Inter uno del genere si candida a restare nei ricordi fieri e orgogliosi di tutti gli affezionati. Ma ciò non giustifica la scarsa attenzione nei confronti del ragazzo di Trenčín, che di anni ne ha 10 in meno, e provocatoriamente vedo benissimo accanto a Brozovic.

Parità, insegnava Fedro.

E oggi, che compie gli anni un certo Javier Zanetti, non può che tornarmi in mente quell’estate del 1995. Quando era lui quello scarso e sconosciuto nella coppia con Rambert.

Parità, insegnava Fedro.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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