DUECENTO VOLTE KUN AGÜERO

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Sergio El Kun Aguero, photo by Gazzetta.it

“Il Bayern ha vinto la Bundesliga”, “Il Paris Saint Germain ha speso più di 150 milioni di euro quest’estate”, “Gol del Kun Agüero!”: cosa scatenano dentro di voi queste tre frasi? Niente di particolare, sono frasi che tutti abbiamo sentito più e più volte negli ultimi anni. Sapete quante volte un tifoso del Manchester City ha urlato l’ultima frase sopracitata? Ben 204 volte. Sono servite 7 stagioni al bomber argentino per tagliare il traguardo delle duecento reti con i Cityzens, nelle quali è sempre rimasto al centro del progetto pur cambiando innumerevoli volte partner d’attacco, modulo e allenatore. Ma perché Agüero non è mai entrato nelle classifiche degli attaccanti più forti o dei bomber più prolifici? Non ci deve stupire. No, non questo fatto, ma il Kun: non ci deve stupire.

Se vogliamo che tutto cambi, bisogna che tutto rimanga com’è.

Sergio Leonel Agüero del Castillo ha iniziato a dare i primi calci alla pelota, come viene chiamata in Argentina, da piccolissimo, come la maggior parte dei suoi amici. La mattina andava a scuola, e dopo un pranzo povero si recava subito nella gancha, nel campetto, a giocare a calcio il più delle volte contro ragazzi più grandi di lui, come i veri campioni. Adesso quel ragazzino ha compiuto 30 anni, non fa più pranzi poveri, ha un figlio, Benjamin, ha uno stipendio lordo a 7 zeri, ed è uno degli amici più stretti di Messi; cosa è successo in questi anni? Come ha fatto a non montarsi la testa? Qual è stato il segreto del suo successo? Tre domande accomunate dalla stessa risposta: lo stupore del gol. Agüero è una macchina progettata unicamente con lo scopo di segnare, o al massimo assistere un compagno. Lo si nota in ognuno dei duecento gol che il Manchester City ci ripropone in un video di ben 35 minuti:

 

Tranquilli, non vi riproporrò il gol che ha consegnato la Premier al Manchester City all’ultimo minuto, ce ne sono tanti altri di egual bellezza che sicuramente vi siete persi.

A 2.27 si capisce subito che Sergio non è uno di quei bambini cresciuti a pane e Fifa: riceve una palla lenta da uno stremato Micah Richards al limite dell’area piccola, quando è spalle alla porta. In questo momento in area ci sono ben 8 giocatori del Norwich, simbolo di una partita molto aperta. La metà di questi è posta fra il Kun e la porta, ed è lì che Agüero tira fuori il coniglio dal cilindro: niente rabone o veroniche di scuola neymariana, ma usa la suola, poi una finta a sinistra, a destra, nel più classico dei movimenti del suo repertorio, il tutto solo per riuscire a girarsi. Ed è lì che si vede la differenza fra un semplice diez e il 10 del Manchester City. Appoggiando il destro a terra, insacca il pallone col piede debole dopo non uno, ma ben due tunnel, sorprendendo il portiere. E’ un gol da favola, inebriante, che avrà sicuramente mandato in tilt l’intera difesa per tutto il resto del match visto anche il risultato finale (5-1). Un gol simile alla PlayStation sarebbe già in tendenza su YouTube, e invece questo gol, segnato su un campo reale, non compare in nessun Puskas o premi simili, né ha regalato nessun premio all’argentino. Sergio e i premi non sono molto amici.

Il suo 41esimo gol è tutto un programma, vi consiglio di leggerlo prima di guardarlo, facendo attenzione a tutti gli oggetti fragili intorno a voi. City – Liverpool è una sfida sempre decisiva, anche se solo alla 25esima giornata, nella sua seconda stagione nella sponda blu di Manchester. Mancano dodici minuti alla fine, il City è sotto 2-1 e pareggiare è fondamentale per mantenere la seconda posizione alle spalle dei cugini dello United. Gerrard ha portato avanti i suoi con un gol bellissimo dalla distanza, e il Kun non sembra voler uscire dal campo sconfitto, e decide di pareggiarla, ma non può permettere che qualcuno segni un gol più bello del suo, quindi si spinge al limite della fantascienza e riesce a trasformare in oro un passaggio completamente random di Barry. Riceve palla al limite dell’area, ma a destra, completamente fuori dal suo raggio d’azione, eppure riesce a prenderla prima del difensore e del portiere, che nel frattempo lo segue. Agüero controlla spalle alla porta, fa rimbalzare la palla per l’ultima volta girandosi verso la rete e colpisce il pallone che si insacca con una leggiadria unica sul primo palo come se fosse telecomandato. Non solo ha colpito il pallone dal limite dell’area con un angolo incredibilmente ridotto, ma non ha nemmeno guardato la porta. E non è un particolare da trascurare: il Kun ha nel sangue la predisposizione al primo controllo e un senso della posizione tali da potersi permettere di non dover guardare il portiere, ma solo l’angolo che ha scelto. Quando l’argentino riceve palla, sa dal principio dove andrà a finire il pallone, e tutte le finte e i movimenti che fa sono semplicemente degli espedienti per liberare lo spazio fra il suo piede e la porta. Appena è sicuro di poter segnare, Agüero timbra. C’è davvero bisogno che posti il suo gol più famoso come prova?

Vi invito invece a guardare un altro gol contro il QPR, il primo dei due che ha siglato nel 2014 a Loftus Road. L’ex squadra di Taarabt stimola nell’argentino una voglia pazzesca di segnare solo gol affascinanti. Quello che si accinge a segnare è il suo 88esimo gol, ed è forse il concentrato più puro di tutte le qualità dell’argentino. Palla lunga, ai tempi elemento cardine del gioco dell’ingegner Pellegrini, che Agüero stoppa di sinistro con una facilità incredibile, al quale segue un palleggio sempre col sinistro per spostarsi verso destra e superare il difensore con il suo marchio di fabbrica, il cambio di direzione fulmineo, per poi insaccare, banalmente, alle spalle del portiere. “Quando ero piccolo” – ha rivelato in diverse interviste – “non avevo il tempo per controllare e tirare”: è proprio agli albori del Kun che si ritrova la sua fortuna, il fattore che l’ha reso così deadly, come dicono in Inghilterra. Quando passò dai ruvidi campetti di periferia a calcare l’Estadio Libertadores de America, tutti si stupirono della facilità nel controllo palla del nuovo acquisto dell’Independiente, e non solo. Giocando sempre contro avversari più grandi di lui, non avendo una stazza imponente per contrastarli, Sergio sin da subito ha capito che la velocità e il dribbling secco dovevano essere la sua specialità. Ed è proprio in quei campetti di periferia, dove il terreno è tutto tranne che liscio e compatto, che impari a controllare il pallone, a dribblare e a segnare. Quella finta a destra e poi a sinistra o viceversa è devastante tanto quanto quella di Robben tutta di sinistro, e non a caso ho scelto questo paragone, i due gesti tecnici sono accomunati da un fattor comune: lo stupore. Così come l’olandese rientra verso il centro con una facilità unica, spiazzante e prevedibile allo stesso tempo, il movimento di Sergio non ci deve stupire. I movimenti, il controllo e il tiro del Kun sono così fluidi e ben eseguiti che non ci stupisce il gol che ne consegue. Ogni gol di Agüero è semplicemente un premio che l’argentino ha imparato a “regalarsi” (e regalarci), perché l’argentino e i premi, così come le classifiche, sono due universi paralleli. Sergio attualmente è il miglior marcatore non europeo di sempre della Premier League, oltre che il miglior marcatore della storia del Manchester City. Due titoli non da poco, che hanno conferito all’argentino ben una nomination nel PFA Team of the Year, al seguito del primo posto nello scorso campionato. Tante quante Scott Parker, per intenderci.

UNA NUOVA AGU-ERA?

Nelle ultime sette stagioni da Cityzen, Agüero ha siglato sempre più di 20 gol stagionali, fermandosi sotto i 20 gol solo in Premier solo due volte a causa di un infortunio al polpaccio. I suoi numeri sono: 23,12, 17, 26, 24, 20 e 21 reti nell’ultima stagione al fianco di un completo e affermato finalizzatore come Gabriel Jesus. Accenno a qualche altra statistica: Agüero ha il miglior rapporto gol per minuti giocati della Premier (107.4), davanti anche al tanto osannato Harry Kane e al rivale di sempre Luis Suarez. I confronti con la prima punta del Tottenham, considerato dagli addetti ai lavori l’attaccante più letale in Inghilterra, sono innumerevoli, e per quanto l’inglese abbia più riconoscimenti come capocannoniere dell’argentino e un minor numero di tocchi per gol del Kun (54.5 contro 58.8), i gol dell’argentino risultano essere più “pesanti”. La punta del Manchester City ha siglato ben 21 gol contro le prime sei del campionato, dietro soltanto a Jamie Vardy. Ma per quanto Agüero non abbia a cuore un confronto apocalittico con Kane sulla falsa riga del ben più classico duello Ronaldo – Messi, anche a 29 anni è riuscito a cambiare il suo stile di gioco per lavorare di più con la squadra, seguendo i dettami del suo nuovo manager, Pep Guardiola, a dimostrazione che, per quanto il suo mestiere e il suo unico pensiero sia il gol, “vincere è l’unica cosa che conta”. I vari dissidi con l’allenatore catalano, che hanno alimentato per tutto lo scorso anno varie voci di mercato, si sono risolti con una maggior partecipazione dell’argentino alla manovra offensiva pur arretrando il suo raggio d’azione. Rispetto al City di Pellegrini, Agüero non è più la star indiscussa, né l’unica vera prima punta titolare. Con Guardiola il numero 10 ha aumentato notevolmente il numero di chilometri percorsi (da 8.9 a 10) e il numero di scatti per gara (da 44 a 60.8), e pur arretrando la posizione in campo quasi a “falso nueve”, è riuscito addirittura ad aumentare il numero di gol. L’argentino negli schemi del City è l’anello di congiunzione fra la manovra e il gol, l’incarnazione dell’ultimo passaggio. Cosa aspettarsi quindi da Agüero nella stagione forse più importante per Guardiola e co? Il Manchester per la prima volta si trova fra le prime tre squadre candidate alla vittoria della Champions League, uno dei pochi trofei che manca nel palmares del Kun, e quest’anno sembra voler lottare a tutti i costi per vincerla. L’ex allenatore di Bayern e Barcellona quest’anno può rompere un altro record che dura da dieci anni, portando il City a vincere di nuovo la Premier, così come può consegnare la prima storica Champions ai Cityzens. E se Guardiola probabilmente dovrà scegliere su quale competizione puntare, visto che la Premier diventa sempre più un campionato complicato e indecifrabile, e portare a casa entrambe le coppe vorrebbe dire entrare a gamba tesa nella storia, dal Kun sarà lecito aspettarsi, infortuni e invasioni di campo permettendo, un’altra stagione al top, sempre con lo stesso vizio del gol silenzioso, pesante, scontato. Ancora una volta, cosa ci aspetta da Sergio Agüero non ci deve stupire.

Articolo a cura di Piergiuseppe Musolino

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