ABOUT A BOY

KieranA circa 18 chilometri da Manchester, esattamente a metà strada tra Bolton e Rochdale, sorge Bury, città di circa 62mila abitanti che si innalza a cavallo della sinuosa intersezione dei fiumi Irwell e Roche. Ci sono due fattori che più di tutti rendono Bury uno degli agglomerati urbani più produttivi dell’intero Lancashire: l’industria cotoniera e la fruttuosa estrazione del carbone. Ma oltre a questi primati nel settore secondario, Bury si è resa celebre oltremanica per essere stata la città natale di due dei terzini destri più forti che la storia recente inglese possa documentare. Phil e Gary Neville hanno lasciato indelebili ricordi e indimenticabili istantanee nella Premier del nuovo millennio, raccogliendo un bottino complessivo di quasi mille gettoni tra i professionisti che va ad aggiungersi alle 59 presenze di Phil e le 85 di Gary con la maglia dei Tre Leoni. Ma non paga di questo lodevole riconoscimento, Bury ha dato i natali a un altro terzino destro che sembra ormai pronto a spiccare il volo e a scrivere una nuova, splendida, pagina di football.

Jack the Lad – Come quasi tutti i giovani prospetti dotati di un discreto talento nella Greater Manchester, anche Kieran Trippier è finito nell’orbita dei numerosi scout-satellite che gravitano intorno alla settima città più popolosa del Regno Unito. Non è certo un caso che la carriera di Trippier cominci proprio tra i training grounds del Manchester City, dove fa quasi tutta la trafila delle giovanili, senza tuttavia riuscire mai a esordire in prima squadra. Ma era forte il ragazzo. Era uno di quelli che non passava inosservato per l’impegno, per la determinazione e per l’esplosività che era in grado di mettere in campo. O meglio, in tutti i campi. Perché Trippier era uno di quei ragazzi che a scuola eccelleva in ogni sport, uno di quelli che vedeva l’ora di educazione fisica come un premio per aver trascorso un’intera giornata tra i banchi. In un’intervista comparsa in tempi recenti sul Daily Mail, il suo ex professore Lee Garcka parla di lui come un ragazzo atleticamente straripante e tatticamente esuberante, con l’indiscussa tendenza a competere su qualsiasi terreno. <<Giocava da ala offensiva, ma in campo era praticamente ovunque>>, spiega Garcka quando racconta delle sue prime gesta con la palla tra i piedi. E aggiunge, focalizzandosi sulla sua indole fortemente competitiva: <<Prendeva le cose seriamente. Anche quando organizzavamo i tornei di ping-pong lui doveva vincere a tutti i costi>>. Non è un caso che a scuola fosse difficile anche solo potersi fregiare di avvicinarsi al suo livello. Basti pensare che ad oggi, dopo oltre 10 anni, Trippier detiene ancora il record scolastico dei 400m. Ma l’esuberanza atletica di Trippier era spesso accompagnata da un’esuberanza caratteriale, definita da atteggiamenti vagamente supponenti e un po’ sfacciati. <<He could be Jack the Lad (n.d.r. un ragazzo un po’ presuntuosetto e pieno di sé, appunto) and we had to manage the spirit>>, disse il suo allenatore dell’Academy del City Jim Cassell, parlando proprio del suo carattere tutt’altro che introverso.

Terzino moderno – Fu lo stesso Cassell a spostarlo qualche metro indietro, consacrandolo definitivamente come terzino destro. Con il suo passaggio al Barnsley e poi al Burnley di Eddie Howe, Trippier cominciò a perfezionare la fase difensiva, resa sempre più efficace dal maniacale lavoro del subentrato Sean Dyche sulla panchina dei Clarets. A questo si deve poi aggiungere un processo di crescita non indifferente per quanto riguarda cross, through balls e long-distance shots, divenuti oggi tre delle sue migliori caratteristiche una volta varcata la linea di metà campo. Nella scorsa stagione ha concluso l’anno con 27 cross andati a buon fine in 27 presenze, condite anche da una media di 2 key passes a partita e 8 assist tra Champions League e campionato. Chiamato in passato con scherno “Stewie Griffin” per il taglio di capelli e la forma della testa, il suo aspetto ha smesso di dispensare buonumore in parallelo alla crescita esponenziale delle sue prestazioni, tanto che oggi Trippier è anche conosciuto in patria con il sicuramente spropositato e iperbolico soprannome di “Bury Beckham”, un po’ per il suo piede innegabilmente raffinato, un po’ per la tendenza ad arrivare spesso al cross. Eccessivo? Siamo d’accordo. Ma come in ogni paragone dalla natura volutamente forzata, una vaga connessione con la realtà esiste sempre. Ad oggi, all’alba dei 28 anni, Trippier è titolare in Nazionale e titolare in un Tottenham che non è mai stato veramente orfano di Walker. Il percorso non è stato semplice e nemmeno troppo rapido, perché la gavetta è stata lunga e a tratti un po’ frustrante. L’altalena tra la squadra riserve del City e il Barnsley gli ha tolto continuità e costanza, rendendogli la strada per il calcio che conta tutt’altro che lastricata. La stagione 2010/2011 è stata la prima giocata da titolare su buoni livelli, sancita da un bottino interessante in termini di presenze (39) e assist (6), in una Championship che vedeva il Barnsley lottare faticosamente per rimanere a distanza dalle parti basse della classifica. Un anno dopo arriva la chiamata del Burnley. Trippier accetta e Howe gli cuce addosso una maglia da titolare che non smetterà mai di indossare nel corso dei 4 anni con i Clarets. Nel granitico 4-4-2 di Dyche, un anno dopo, Trippier trova continuità di rendimento e prestazioni, calandosi alla perfezione nella veste tattica che l’allenatore di Kettering pazientemente gli prepara. Diventa a tutti gli effetti un terzino di spinta, con licenza di attaccare e sfruttare con frequenza le sovrapposizioni alle spalle dell’esterno di turno. Non sono affatto un caso i numeri che costellano l’esperienza di Trippier sotto l’ala di Dyche, capace più di chiunque altro di capirne indole e potenzialità. Nelle due stagioni che hanno aperto al Burnley il sipario sulla Premier, Trippier ha collezionato oltre 80 presenze e 24 assist, divisi equamente tra i due campionati. Un dato se non sensazionale, quantomeno singolare considerati ruolo e modulo, dato che in un 4-4-2 gli spazi sono ridotti e le possibilità di arrivare sul fondo, per un terzino, sono ragionevolmente limitate. In entrambe le Championship è stato il quinto miglior fornitore di assist, a 2 lunghezze da Tom Ince (ala destra) nella stagione 2012/2013 e a 5 da Craig Conway (ala sinistra) in quella successiva. Chiaro che dopo il salto in Premier anche il suo score ne abbia risentito, stabilizzandosi su dimensioni sensibilmente più contenute come rivelano i soli 4 assist (non pochi, ma comunque meno rispetto alla stagione precedente) e gli 1,7 key passes in media a partita. Ma nonostante i numeri riflettano un rendimento perfettamente nella norma, le prestazioni sono state comunque innegabilmente positive, tanto da portare al Turf Moor, nella primavera del 2015, gli uomini di fiducia di Pochettino.

In punta di piedi – L’arrivo di Trippier per 3,5 milioni di Sterline non ha certo sollevato un boato tra i supporters degli Spurs. È entrato dalla porta sul retro, senza pretese e con la consapevolezza di doversi accontentare del ruolo di comprimario di lusso in una rosa con un tasso tecnico decisamente elevato. Anche le prime parole successive alla firma non sono certo state un concentrato di originalità: <<When I first heard that the Club was interested I didn’t have to think twice because it’s such a big club and now I just can’t wait to get started>>. Dichiarazioni tutt’altro che memorabili, ma comunque cariche di rispetto e umiltà, come è giusto che sia quando un ragazzo di 25 anni viene catapultato in una dimensione completamente diversa e saldamente ancorata a un progetto ambizioso. Avere davanti un mostro sacro come Walker non è stato semplice per Trippier, costretto a sgomitare non poco per trovare minuti e fiducia. 6 presenze in Premier il primo anno e 12 il secondo. Poi nell’estate 2017 gli sceicchi del City si presentano a White Hart Lane con 53 milioni di Euro per strappare Kyle Walker dalle grinfie di Pochettino, aprendo di fatto a Trippier uno spiraglio enorme. Nonostante a Londra si aspettassero un rimpiazzo dal nome altisonante, il Poch ha ragionevolmente puntato ad occhi chiusi sul duo Trippier-Aurier pronto più che mai a battagliare sul ring per una maglia da titolare. Duello vinto senza esclusione di colpi dal ragazzo di Bury, che ha collezionato 24 presenze in Premier e altre 11 tra FA Cup, EFL Cup e Champions League, consacrandosi – dati alla mano – come uno dei migliori terzini in circolazione.

Freekick goal vs Fulham

Imprescindibile – Pochettino ha avuto la pazienza e la lungimiranza di centellinare l’impiego di Trippier per permettergli di ambientarsi a moduli differenti e a ritmi di gioco diversi. Il 5-3-2 o 3-4-1-2 del manager argentino ha gradualmente preso il posto di un 4-2-3-1 che aveva finito per essere prevedibile e non più valorizzante per le diverse anime della squadra. Ma adattarsi a un nuovo sistema di gioco non è stato semplice sin da subito. Col passare del tempo Trippier ha saputo però calarsi perfettamente in questa nuova realtà, che gli ha concesso di alleggerire gli oneri difensivi per portare maggiore attenzione alla fase offensiva e allo sviluppo laterale dell’azione, cruciale quando Dembelè e Dier faticano a costruire ed Eriksen risulta imbrigliato tra le linee. Oggi Trippier è diventato un giocatore imprescindibile negli Spurs e una pedina fondamentale nella nazionale inglese, come dimostra ampiamente il Mondiale russo giocato quest’estate: un concentrato di prestazioni oltre le aspettative, un esaustivo dvd di tutte le sue migliori qualità, portate all’apice da un rendimento costante e – per certi versi – sorprendente. Ma se le parole possono spesso allargare e gonfiare i confini della realtà, i numeri sono incontrovertibili zavorre che li tengono perfettamente ancorati all’oggettività dei fatti. E allora, ecco subito qualche dato: nelle 6 presenze di Trippier in Russia, ha viaggiato a una media di 4 (quattro!) key passes, 3,2 cross, e 0,5 passaggi filtranti a partita, a cui va aggiunto l’assist per Maguire e il gol – splendido, ma inutile – contro la Croazia. L’efficacia dalla metà campo in avanti è stata ben compensata da un rendimento considerevolmente elevato anche quando si trattava di chiudere gli spazi e dare il proprio contributo al terzetto arretrato. Tirando le somme sulla sua resa in chiave difensiva, il Mondiale di Trippier verbalizza 12 tackle vinti, quasi 2 intercettazioni riuscite e 1,5 clearances (chiusure efficaci) a partita, stabilendo di fatto una vittoria su tutti i fronti se si volesse confrontare questi dati con quelli del suo compagno “speculare” Ashley Young, che si avvicina al rendimento di Trippier solo per gli assist forniti (uno, appunto).

Every key pass played by Trippier in the World Cup

Può ancora crescere? – Facile, senza pensarci due volte: . Perché i margini di crescita sono tanti, perché la sua attitudine al lavoro fa pensare che un giocatore come lui non si senta mai del tutto “arrivato”. Poi perché dopo un Mondiale così la sua stagione è cominciata sulla stessa lunghezza d’onda, anzi, addirittura ancora una volta oltre le previsioni. Si è presentato ai nastri di partenza con un gol meraviglioso su punizione, nel 3-1 degli Spurs contro il Fulham. Per la cronaca, la sua sesta rete da mattonella in tutta la carriera. Non un caso, visto che non si fa certo mistero che Trippier abbia da sempre studiato da Beckham e Pirlo per affinare mira ed efficacia del suo tiro. Nel match contro lo United all’Old Trafford ha invece fornito l’ennesimo assist da corner (sì, i corner li batte quasi sempre lui alternandosi con Eriksen), mettendo Kane nella posizione di staccare indisturbato e infilare l’immobile De Gea. Ma non finisce certo qua, perché in entrambi i match ha magistralmente duettato con Eriksen sull’out di destra, tanto che due dei 6 gol contro Fulham e Manchester United sono stati figli dell’intesa con il danese, perfetto nell’inserirsi nei pressi dell’area sui filtranti calibrati di Trippier.

La voglia di stupire c’è, quella di non smettere mai di migliorarsi anche. E mentre Pochettino sorride sornione pensando a chi storceva il naso quando annunciò tacitamente che Trippier sarebbe stato l’erede designato di Walker, gli occhi di mezza Europa cominciano a gravitare nel cielo plumbeo di Londra. L’idea – se il rendimento, come ci auguriamo, dovesse essere costante – è che questa silenziosa osservazione possa ben presto trasformarsi in un interesse formale, convogliando sforzi economici per strappare Trippier dal nord di Londra. Ma l’orientamento degli Spurs è chiaro: se non arriva nessuno, nessuno va via. E la dichiarata intenzione di tenerselo stretto non è certo semplice strategia di mercato, ma chiara volontà di trattenere un giocatore che sta cominciando a diventare imprescindibile, a un passo dall’entrare definitivamente nella ristretta cerchia degli intoccabili.

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