MILAGRO EN LA CALLE… PABLO VICÓ

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La Copa Argentina non smette di regalare sorprese: dopo l’incredibile eliminazione del Racing Avellaneda per mano del Sarmiento de Resistencia, squadra militante in terza divisione, è stata la volta dell’Independiente, sconfitto allo stadio Ciudad de Lanús dal Brown de Adrogué, contro ogni pronostico, dopo i calci di rigore.

Le assenze che pesano – Esistono pronostici creati appositamente per essere smentiti. L’attenuante di Ariel Holan sono senza dubbio le tante assenze tra gli uomini a sua disposizione: su tutti Maxi Meza, Fabricio Bustos e Alan Franco, convocati dal neo CT dell’Argentina Leonel Scaloni per le sfide in terra statunitense dell’albiceleste, con Guatemala e Colombia, e Fernando Gaibor, che ha ricevuto la chiamata dell’Ecuador. Non manca invece Emanuel Gigliotti, sul quale è stato fischiato un rigore molto dubbio, dato che il contatto tra Ríos e l’ex Novara sembra avvenire fuori dall’area di rigore. Grazie al vantaggio siglato da Silvio Romero l’Independiente sembra assumere con forza e decisione il controllo della partita, complice anche l’errore dal dischetto di Juan Manuel Olivares, neutralizzato da Martín Campaña (uno che meriterebbe molta più considerazione come possibile portiere del prossimo Uruguay). L’Independiente non ha giocato male, anzi, ha sempre condotto la partita con l’intelligenza e il camaleontismo che ha sempre contraddistinto il gioco degli uomini di Holan, ma il Brown ha tutto il merito non di aver ceduto il campo agli avversari nemmeno per un secondo. Nonostante la rete sfiorata da Guillermo Burdisso e la rocambolesca traversa colpita nel secondo tempo ci ha pensato Juan Manuel Olivares a pareggiare il risultato, facendosi perdonare il rigore sbagliato, alimentando le speranze del collettivo di Pablo Vicó, che ha creato più di qualche grattacapo alla retroguardia del Rojo sfruttando il lato sinistro del campo. E proprio da lì Guille ha trovato lo spazio per servire al momento giusto il compagno di reparto, imbeccandolo verso la porta avversaria. Ma se il possesso palla è stato quasi sempre a favore degli uomini di Holan (un ottimo 68%) lo stesso non si può dire per le conclusioni a rete, che testimoniano l’ottimo approccio alla partita da parte del Tricolor, che ha calciato in porta 9 volte – solo 2 in meno dell’Independiente – trovando lo specchio in 5 occasioni. Un dato che testimonia appieno l’intraprendenza che il Brown ha sfoggiato contro un avversario ben più quotato e che, in fin dei conti, siccome la palla è rotonda, premia la squadra più coraggiosa e determinata. E guardando alla storia del suo allenatore, di motivi per definirla tale ce ne sono parecchi…

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Pablo Vico e la via a lui dedicata – Photo by http://www.clarin.com

El Ferguson del Conurbano – Se coraggio e sfacciataggine vanno di pari passo, allora Pablo Vicó è un coraggioso. E anche uno sfacciato. Prima dei calci di rigore ha chiamato a sé i suoi uomini per un’arringa quasi cinematografica, alla stregua dell’epica cavalleresca, e si è lasciato andare a poche, semplici parole: «Sono orgoglioso di voi. Manca un solo passo: i calci di rigore! Spaccate la porta. Non cercate il lusso o la gloria personale. Siamo d’accordo? E grazie per tutto ciò che siete riusciti a dimostrare. Fuori le palle!». Per il resto «confíamos en el viejo», che sarebbe Martín Ríos, portiere quarantunenne proveniente dalle giovanili del Boca e ricordato soprattutto per i suoi trascorsi con l’Huracán alla fine degli ’90. E in effetti i due rigori parati dall’esperto estremo difensore nativo di Arrecifes giustificano la speranza riposta in lui dal Bigotón, il baffuto, come lo chiamano tutti dalle parti del Lorenzo Arandilla di Adrogué. Perché lì, del resto, tutti lo conoscono. La storia dell’ormai settantatreenne Pablo Vicó è sempre stata legata in maniera indissolubile e viscerale al Trico, dov’è passato dal curarsi di manutenzione e affitto dei campi da tennis, peraltro vivendo all’interno della pensione del club, ad allenare prima le giovanili e poi la prima squadra, dal 2009, dopo l’addio del suo predecessore, Juan Carlos Kopriva. Da quel momento in poi nessuno l’ha più schiodato dal suo posto in panchina, o meglio: nessuno ci ha mai pensato, considerando i risultati ottenuti. Per onore di cronaca: una storica promozione in Primera B Nacional, la prima in sessantotto anni di storia del club, e nella stessa stagione un’indimenticabile vittoria alla prima giornata: ad Avellaneda, contro –ironia della sorte – l’Independiente. E allora, siccome l’amore non ha terra, e tantomeno confini, ci ha pensato Alejandro Cignetti, tifoso del Brown specializzato in business immobiliare, a rendergli il giusto onore. Come? Intitolando a suo nome una via nella cittadina di San Clemente del Tuyú. Mica male per uno che affittava campi da tennis, che ora tutti chiamano il Ferguson del Conurbano. Non di certo palmarès, chiaro, ma per l’amore e la passione messi al servizio del club. Pablo ovviamente quella via l’ha visitata, quasi a volerla inaugurare, mentre la squadra svolgeva la preparazione pochi chilometri più distante, a Villa Gesell. In Copa, invece, la strada è ancora lunga: dopo il miracolo di ieri notte contro l’Independiente di Ariel Holan, agli ottavi di finale il Brown dovrà vedersela con il Central Norte de Santiago del Estero. Ma prima bisogna festeggiare: non solo la miracolosa vittoria contro quella che, ad oggi, è a tutti gli effetti una delle otto squadre più forti e complete dell’intero continente. Infatti la prossima partita di campionato contro il Los Andes, oltreché essere una prova sulla carta abbastanza semplice per restare a punteggio pieno in classifica, sarà la presenza numero 400 di Vicó sulla panchina del suo club; che sì, dopo ciò a cui abbiamo assistito ieri notte, è un po’ più suo.

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Le lacrime di Guille, scuola Racing Avellaneda e “matador” dell’Independiente ai calci di rigore ieri notte – Photo by http://www.minutouno.com

Braian Guille e Martín Ríos sugli scudi – Uno ha 21 anni e viene dalle Inferiores del Racing, ma in fin dei conti sappiamo che il destino è un aracnico tessitore, che si diletta nel fare alta sartoria. L’altro ne ha quasi il doppio, 41 per l’esattezza. Uno ha segnato il rigore finale, quello decisivo, ma l’altro – dopo essersi esibito in un miracolo su uno stacco aereo di Guillermo Burdisso – ha parato due rigori. Prima a Emanuel Brítez, poi a Nicolás Figal. Sono Braian Guille e Martín Ríos i due eroi dell’indimenticabile notte vissuta dal Brown Adrogué, separati da un divario generazionale in virtù del quale l’attaccante potrebbe essere considerato il figlio dell’ex portiere dell’Huracán. E in effetti, a testimonianza di tutto ciò, basta pensare che mentre Braian compieva un anno,Martín era in procinto di esordire nel professionismo proprio con la maglia del Globo: solo il preludio delle sue 140 partite con il club che lo ha lanciato dopo un breve trascorso, come detto in precedenza, nelle giovanili del Boca Juniors. Ríos difende la porta del Brown dal 2015, dopo aver girovagato tra le divisioni inferiori del calcio argentino e colombiano, dove per due stagioni ha vestito la maglia del Universidad Católica de Quito, mentre Guille è arrivato solo quest’anno al cospetto del Lorenzo Arandilla di Adrogué, sempre in prestito dal Racing, dopo un’annata da 19 presenze e 2 gol con la maglia del Santamarina de Tandil. Questione di destino, de suerte. Braian aveva debuttato con il Racing proprio in un derby contro l’Independiente: una partita da ricordare, ma di certo non per il risultato finale, a favore del Rojo. Ma in ogni grande storia che si rispetti, esiste sempre una seconda opportunità e lui, il ragazzo venuto dal Cilindro, l’ha sfruttata. A fine partita, davanti ai microfoni dei giornalisti, Guille non è riuscito a trattenere le lacrime, elogiando la squadra: «il cuore e la forza di volontà sono la nostra miglior dote». Poi la chiosa, proprio su Ríos, quello che potrebbe essere suo padre: «Il miglior portiere che io abbia mai visto». Martín probabilmente non avrà bisogno di raccontare ai figli la sua notte magica. No, loro l’avranno già vista e vissuta tifando per lui. Magari Braian farà la stessa cosa tra qualche annetto, magari vestendo la maglia del suo Racing. La maglia che ama, quella che ieri notte ha vendicato.

Articolo a cura di Daniele Pagani

(Qui sotto un bellissimo documentario su Pablo Vicó e gli highlights della partita)

 

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