IL PISTOLERO NON SBAGLIA UN COLPO

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Krzysztof Piątek – Graphic Art di Giacomo Maurizi (https://www.instagram.com/chronos_realms/)

Krzysztof Piątek sta segnando a raffica.

Contro la tesi ormai storiograficamente accettata circa l’origine genovese di Cristoforo Colombo, esistono due filoni anticonvenzionali che invece rimarcano come i natali dati al futuro scopritore dell’America sarebbero invece da ricercarsi in altri luoghi. Alcuni sostengono fosse Savona a potersi fregiare di terra natia del comandante delle caravelle, altri invece ribattono asserendo che Cristoforo sarebbe in via ufficiale figlio del sovrano polacco Ladislao III. Così la lista è lunga, in Liguria sono molti i paesini entrati nella contesa. Cogoleto è in testa, seguito da Terrarossa, Albissola Marina e così via fino a sfociare nell’imperiese e nel Monferrato. In ogni caso, tra le ipotesi da annoverare v’è pure la fantasiosa idea di un Colombo portoghese, dunque spia locale idolatrata allo scopo di distogliere la Spagna dalle campagne colonizzatrici in Africa. Nell’attesa che il tempo possa eventualmente svelare il vero luogo di nascita del leggendario ammiraglio, Genova si gode un Cristoforo diverso, venuto dopo 427 anni, quando la cittadinanza del capoluogo ligure ha – dal 12 ottobre 1962 – dedicato a Colombo la denominazione dell’aeroporto zeneise. Al Ferraris invece a questo nuovo Cristoforo hanno dedicato vari cori, dall’onda lunga del tormentone estivo Amore e Capoeira fino all’ormai classico Will Grigg’s on Fire. Ritmi gioiosi, sorprendenti, che hanno preso in controtempo la Gradinata Nord che evidentemente non s’aspettava un esordio così sfavillante, nel nostro campionato, per l’attaccante polacco Krzysztof Piątek. E del resto, con un biglietto di presentazione fatto da 8 reti in 4 gare ufficiali, non si può dire che gli occhi non siano tutti puntati su di lui.

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Photo by http://www.buoncalcioatutti.it

Krzysztof è sì polacco, ma non di Cracovia: nato anzi a Dzierżoniów, laddove il provincialismo è orgoglio, stesso connubio tra voglia di emergere e rabbia che avrebbe forgiato il carattere di Piątek permettendogli lo sbarco al KS Cracovia, club più antico del paese nonché corrispettivo polacco del Genoa. Così, arrivato a Genova compiendo forse il percorso inverso rispetto a Colombo, Krzysztof s’è scontrato con un ambiente ostile: il carattere tipico genovese, estremizzato in introversismo e gretto attaccamento al denaro, un po’ ha spaventato il 23enne che poi però progressivamente si sta abituando a Zena e al caffè. Pare che già il connazionale sampdoriano Karol Linetty l’avesse avvisato sulle dosi extra-large di caffeina che vanno di moda in Italia – altro prodotto che senza le scorribande di Colombo non avremmo in dispensa, tra l’altro – e che, a Piątek, ne abbiano offerti tre solo nel momento di aprire il conto in banca. S’è prestato alla mondanità del centro, ha cominciato a passeggiare insieme alla fidanzata Paulyne, desinare nei ristoranti chic di Genova e ammirare estasiato la meravigliosa spiaggia di Boccadasse.

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Photo  by http://www.pianetagenoa1893.com

Ora, pare che in Polonia le abitudini alimentari di Piątek non corrispondessero propriamente al prototipo di attenzione che ci si attende da un atleta, tanto che Krzysztof si sarebbe meravigliato – in un’intervista concessa a Il Secolo XIX – nel vedere un nutrizionista a libro paga del Genoa, col solo scopo di controllare ogni particella di cibo che entri nell’esofago dell’attaccante. La cura dei dettagli è un elemento estremamente importante, tanto che c’è un curioso aneddoto riguardante Piątek e risalente all’11 agosto scorso. Coppa Italia, Genoa contro Lecce, chi vi scrive accreditato al Luigi Ferraris: non serve ricordare come Krzysztof avesse segnato quattro reti, distanziate da 38’ per il visibilio di chi vedeva già in lui il nuovo Diego Milito. Non tutti però sanno che l’esultanza del numero 9 – su, quella con tanto di pistole incrociate, che tutti avremo visto almeno una volta negli highlights – sia nata per caso. O meglio, spiegata dal diretto realizzatore sempre a Il Secolo XIX: Appena sono arrivato a Genova tutti mi dicevano ‘ehi bomber, ciao bomber’. In polacco, però, bomber ha un significato diverso: non è uno che segna, ma uno che spara. Allora ho pensato: quando farò gol col Genoa esulterò così, sparando come un bomber”.

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Photo by http://www.sportsnet.ca

“Piòntek” ha subito stregato i cuori dei tifosi del Grifone, ma pure i telecronisti che non sapendone pronunciar correttamente il cognome si sono beccati una strigliata da Zibi Boniek, l’uomo di cui secondo alcuni prenderà il posto. In nazionale il posto se l’è già preso, premio che Jerzy Brzęczek ha voluto concedergli, da volto nuovo, pure per dimenticare la disastrosa performance al Mondiale estivo sotto la gestione Nawałka. In tutto questo, quello che non si vede dal campo è una realtà cui invece la matematica ha fatto attenzione. Il sito Understat, ad esempio, ha elaborato il suo modello di eXpected goals, secondo il quale Krzyszof Piątek, nei 270’ di Serie A da lui disputati, avrebbe potuto segnare 1,11 reti. O meglio, da lui se ne sarebbero state attese 1,11: 0,42 contro l’Empoli, all’esordio in campionato posticipato dalla tragedia di Ponte Morandi, poi 0,55 in trasferta al Mapei Stadium casa del Sassuolo, infine 0,14 nell’ospitata del Bologna al Ferraris. Totale, facendo la media: 0,37 ogni 90’. Il punto è che invece Piątek di reti ne ha segnate 4 nello stesso lasso di tempo, dando immediatamente l’impressione – a prima vista – della sua incredibile concretezza. Allungando il brodo e contestualizzandolo (il polacco è titolare nell’attacco rossoblù dopo un’annata, la 2017-18, in cui Gianluca Lapadula e l’intero reparto offensivo hanno deluso e non poco), vien fuori la spiegazione per il repentino e fulmineo innamoramento con cui la Nord s’è subito legata al numero 9 polacco. Che a discapito delle origini est-europee, in quanto a puntualità è un orologio svizzero: ogni 68’ va a segno in Serie A, ogni 15’ in Coppa Italia, dato poco veritiero alla lunga perché viziato dai soli 60 minuti che sono bastati a Krzysztof per segnare quattro reti al Lecce.

Sono sempre i numeri a regalare un confronto che – per quanto impietoso e ingiusto possa essere col duo Galabinov+Lapadula – spiega molto bene la rivoluzione ballardiniana. Il mister romagnolo arrivò a inizio novembre, raccogliendo i cocci lasciati per terra da Ivan Jurić al termine di un derby malamente perso (0-2) e con un ambiente pullulo di discordia. Si rimboccò le maniche, Ballardini, e coprì la squadra con un 3-5-2 compatto e coeso. Zero calcio spettacolo, molte vittorie di misura e l’idea di capitalizzare al meglio quanto creato. Piątek è la traduzione di quanto detto: subisce 1,7 falli a gara, tira in porta 4,7 volte ogni 90’, è molto forte nella finalizzazione ma pecca ancora nella gestione del pallone (2,7 palloni persi per partita). A seconda della gara gestisce le sue potenzialità: al Mapei Stadium serviva rimontare lo svantaggio subito e quindi è salito in cattedra (11 palloni giocati, 100% dei quali andato a buon fine, tra cui un interessantissimo passaggio chiave). Contro Empoli e Bologna tutto sommato i ritmi erano blandi, Krzysztof è entrato più spesso nel vivo dell’azione (13 e 24 tocchi) ma ha pure sbagliato maggiormente (23,1 e 45,8 la sua percentuale d’errore). Nell’attesa di vederlo più spesso imbracciare le pistole dal fodero, il Genoa si gode un elemento dal valore importantissimo. La sua media non scende mai sotto il 7,40, dato chiaramente dipendente dalle sue reti ma che la dice lunga pure sull’importanza del polacco in uno schieramento non nato per lui. Pandev rifinisce, Kouamé è l’addetto ai cambi di passo e al numero 9 resta solo da concretizzare. Facile? Non proprio, e basta riportare l’orologio indietro di un anno per accorgersene…

Articolo a cura di Matteo Albanese

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