CHAKVETADZE, L’IRON MAN DELLA GEORGIA

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Grafica di Giacomo Maurizi

Circa 140 anni fa in Georgia nasceva una delle personalità più controverse e allo stesso tempo incisive nel mondo della politica. Partito da Gori, una piccola cittadina dell’entroterra georgiano, Iosif Stalin, meglio noto come ”uomo d’acciaio”, riuscì a imporre le proprie idee e diventare l’elemento cardine della rivoluzione comunista nei primi anni ’30.

Adesso la rivoluzione georgiana persiste, ma è sicuramente meno feroce e efferata, anzi, è più costruttiva: il raggio d’azione si è spostato dai contadini nei campi ai campi da calcio, senza armi ne violenza, tranne nei contrasti. La riuscita o meno dell’operazione dipenderà anche dai piedi di Giorgi Chakvetadze, che si è messo recentemente in luce segnando il primo storico gol in Uefa Nations League della sua nazione. Sarà una meteora o un meteorite?

I numeri di Giorgi

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Giorgi Chakvetadze nasce a Tbilisi 19 anni fa, nell’unica città della nazione a poter vantare una squadra detentrice della Coppa delle Coppe (per i meno nostalgici, la “mamma” dell’attuale Champions League), e inizia a dare i primi calci al pallone nella squadra più blasonata della città, la Dinamo Tbilisi. Nel combattutissimo campionato nazionale la Dinamo è la squadra con più scudetti, ben sedici, ed è considerata la schiacciasassi del torneo, pur senza vincerlo costantemente. Fra il 2016 e il 2017 Giorgi annovera ben 1680 minuti da titolare (alla tenera età di 16 anni), confermando la volontà di società e allenatore nel valorizzare il più possibile i giovani “canterani”. Il 2017 sarà l’ultimo anno con la casacca biancoblu della Dinamo, che con la cessione del ragazzo incassa una delle entrate più importanti della storia del club, pari a 1.35 milioni di euro, dai belgi del Gent. La carriera georgiana di Chakvetadze si conclude con 5 gol tutti segnati nell’ultimo anno, in quella che, fino ad adesso, risulta essere la sua stagione più prolifica, giustificata dall’alto numero di presenze da titolare, ben sedici su diciotto partite disputate. L’Erovnuli Liga è un campionato poco tecnico, e spesso il salto delle neopromosse, in maniera abbastanza simile a quanto succede in Italia, è azzardato e si conclude con un addio al massimo campionato dopo una brevissima permanenza. Le prime squadre, fra le quali compare sempre la Dinamo Tbilisi, hanno di norma la meglio sulle “piccole”, essendo notevolmente più attrezzate. Il salto nel calcio europeo in Belgio risulta perciò un’esperienza importante per il neomaggiorenne Giorgi, che però torna a fare gavetta e panchina; nelle ultime due stagioni (considerando questa in corso) nel club belga ha annoverato circa 1100 minuti, conditi da 1 gol e una fiducia da parte di Yves Vanderhaeghe, l’allenatore del Gent, che tarda a sbocciare. Cosa ha fatto sbocciare però nei nostri occhi e nei nostri cuori il georgiano? Ci è bastato vederlo rappresentare la sua nazione nelle due sfide di Nations League per capire che Giorgi non è un ragazzo qualunque.

Chak, si gira

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L’heatmap di Giorgi: corsa e rientro.

L’atipico centrocampista georgiano è tanto duttile da poter ricoprire quasi ogni posizione, anche la punta, dal cerchio di centrocampo in su, quanto poco abile nel muoversi in spazi differenti dalla fascia sinistra. Come conferma la sua heatmap, Giorgi tende a sfruttare esclusivamente la fascia sinistra, pur avendo giocato quasi la metà delle partite come punta e solo il 23% come esterno di centrocampo o ala sinistra. Il suo quadro sembra essere già delineato: un ragazzo di 180 cm per 75 kg con i piedi buoni, ma senza il killer instinct che contraddistingue i veri campioni, utile più come sponda che come finalizzatore. L’inquadramento del ruolo per capire appieno le potenzialità del giovane georgiano è fondamentale: Giorgi non è una prima punta, lo si riconosce dai movimenti e dalla quantità di tiri in porta rispetto al numero di tiri totale (quasi la metà). Nel Gent viene infatti spesso utilizzato come ala sinistra o trequartista nel 4213, dove riesce ad esprimersi meglio. La scelta di vestire la maglia numero 7 non è casuale e rappresenta appieno le volontà del ragazzo, disposto a sacrificarsi dietro le punte pur di ricevere più palloni e poter arrivare alla conclusione senza il pressing degli avversari. L’alta percentuale di passaggi riusciti (83%), a discapito della statistica sui cross in area, evidenzia come questo ruolo ne esalti le capacità: pur rispecchiando perfettamente gli expected goal (0.18), la bassa percentuale di duelli vinti (51%), in maniera particolare quelli aerei (34%), e di cross riusciti (28%) non lo rendono una delle punte più in forma del campionato belga. La casa Chakvetadze preferisce offrire spettacolo con dribbling, tiri dalla distanza e intercetto/recupero palla nella propria metà campo.

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Proprio nella sua città natale Giorgi sigla uno dei gol che lo rappresentano meglio; il 24 marzo al Mikheil Meshki di Tbilisi la nazionale delle cinque croci ospita la Lituania per un’amichevole. Il match risulta tutt’altro che amichevole e dopo 31 minuti difatti la Georgia è sopra per tre reti a zero. A siglare il poker georgiano è proprio Chakvetadze al 40’: il classe ’94 Gvilia cerca un compagno sull’altra corsia al limite dell’area, ma lo smarcato numero 18 biancorosso riesce a far suo il taglio e sorprendere la difesa, dimostratasi finora non all’altezza, e si trova davanti a sè solo il portiere, pronto a subire un altro gol. Chakvetadze non si accontenta di segnare uno dei gol più facili di sempre, e decide di chiudere il match in bellezza; col secondo tocco rispedisce in Lituania il centrale eseguendo un cambio di passo magistrale e infila l’innocente Šetkus con un umiliante tunnel.  Il movimento del numero 18 è da classica seconda punta, anche se in quella serata Vladimir Weiss lo ha schierato come ala sinistra; mentre il compagno di reparto fa a spallate con la disorientatissima difesa gialloverde, Giorgi cammina in parallelo al portatore di palla in maniera vagamente simile al passo incostante di Higuain, che è ormai uno dei suoi marchi di fabbrica. Il passaggio non è chiaramente per lui, lo si vede dalla difficoltà nello stop, ma è messo così bene, ed è totalmente libero dalla marcatura, da poter stoppare il pallone senza fermare la corsa, dribblare il difensore e andare a rete. Gli avversari hanno steso il tappeto rosso a Giorgi e compagni, ma dalla pulizia nel gesto tecnico e nella finalizzazione dubito possa avere difficoltà nel ripetersi contro avversari tecnicamente più dotati.

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Il campionato Europeo Under 19 si è svolto nel 2017 proprio in Georgia. Mentre l’Inghilterra di Sessegnon ha affondato la Germania in finale per 4-1 laureandosi campione, la Georgia ha chiuso con una sola vittoria il girone A, per merito del giovane Chakvetadze. Kokhreidze con un missile al terzo minuto ha portato in vantaggio i suoi, ma il gol della sicurezza, fondamentale grazie alla marcatura all’inizio della ripresa degli svedesi, è del 10 biancorosso, forse il suo biglietto da visita migliore se si considera l’intera azione che ha portato al gol. Alla mezz’ora un altro frutto della “cantera” georgiana, il ’99 Kutsia, recupera dai piedi dell’attaccante avversario un pallone utile sia a fermare l’attacco asfissiante degli ospiti, che a far ripartire la propria squadra. Pochi metri più avanti proprio Chakvetadze recupera il pallone perso dal mediano in uno scontro di gioco, all’altezza del cerchio di centrocampo e percorre quasi l’intera metà campo indisturbato distribuendo occhiate continue e fulminee alla porta e alla corsa, senza preoccuparsi degli avversari. Al momento dell’uscita del centrale, lasciando i suoi in un favorevole due contro uno, Giorgi decide di fare tutto da solo; ruba il motorino a Douglas Costa per superare il difensore che vede arrivare e allontanarsi il pallone nello stesso secondo. La lettura dell’azione da parte del 10 georgiano è perfetta, tranne per l’allungo finale. Stremato, sull’ultimo allungo esagera e si fa anticipare dal portiere ospite, che però non tocca la sfera quanto basta per evitare il 2-0 georgiano. Chakvetadze si dimostra ancora una volta una spanna sopra tutti, in velocità, destrezza e visione di gioco: la Georgia ha il suo nuovo “uomo d’acciaio”.

Cosa aspettarsi dal movimento georgiano

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Anche gli uomini forti come Chakvetadze si concedono momenti di svago.

La rivoluzione del movimento georgiano sta crescendo molto lentamente, ma aver posto le basi sulla valorizzazione dei giovani fa capire che il calcio in Georgia non viene preso alla leggera. Che sia per battere cassa, o per rappresentare in giro per il mondo la nazione o per aumentare il ranking dell’Erovnuli Liga, attualmente quarantesimo fra i campionati più competitivi, questa è la mossa più corretta per far ripartire il calcio georgiano. Sotto la supervisione dell’ex campione milanista K’akhaber K’aladze, sindaco di Tbilisi dal 2017, la Georgia si sta rivelando piena di giovani talenti, in particolare under 19, e la qualificazione alle semifinali degli Europei U19 sfiorata per un soffio all’ultima partita ne è la conferma.  Cinque ragazzi dell’undici titolare della squadra allenata da Vladimir Weiss, come Chakvetadze, provengono dalle squadre più blasonate del massimo campionato della nazione; i restanti sei provengono da una sola squadra, il Saburtalo Tbilisi, terza squadra al mondo ad aver contribuito con un numero così corposo di giocatori a formare la squadra della propria nazione, dietro solo a Porto e Chelsea. Il Saburtalo è una delle tante squadre di Tbilisi che ha sempre navigato fra la parte alta e la parte bassa della classifica, annoverando solo 4 campionati in bacheca. Ma la squadra in realtà è più un’accademia sulla quale ha puntato molto Manolo Hierro, fratello del ben più famoso Fernando, ex stella delle merengues; la squadra è stata creata appositamente per formare giovani da lanciare in Europa, seguendo un modello societario che sta prendendo piede nelle nazioni meno blasonate, come confermano le innumerevoli squadre-accademia ungheresi, danesi o rumene, come il FC Viitorul di Gheorghe Hagi. La crescita dei ragazzi è favorita dall’ambiente e dalla fiducia nei giovani, lanciati già sedicenni in prima squadra senza remore. La crescita di Chakvetadze, di Giorgi Kokhreidze e di tutti gli altri ragazzi è stata possibile solo grazie a questa scommessa, sulla quale dovrebbe puntare con fermezza, visti i recenti risultati, anche una nazione notevolmente più attrezzata come l’Italia. Tanti “uomini d’acciaio” come Giorgi aspettano solo di essere scoperti.

Articolo a cura di Piergiuseppe Musolino

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