LA GRAN FINAL

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Grafica a cura di Alessio Giannone (https://www.instagram.com/alessio_giannone22/)

Venga l’apocalisse, venga questo Boca-River di Copa Libertadores.

Mauro Icardi si è dichiarato neutrale in quanto tifoso del Newell’s, Gianluigi Buffon ha fatto sapere dal Parc de Princes di propendere per il Boca dell’amico Carlos Tévez, mentre il povero Paredes si è dovuto sorbire le veementi critiche dei tifosi dello Zenit, che negli ultimi giorni lo hanno accusato di essersi fatto espellere di proposito contro il Terek Groznyj, nell’ultimo turno di Prem’er Liga, per volare a Buenos Aires e sostenere gli uomini di Barros Schelotto. E infine ecco Vladimir Putin, che incuriosito dallo scenario inedito in cui si svolgerà questo Superclásico ha anticipato il suo volo per l’Argentina, dove assisterà alla sfida del Monumental prima di prendere parte al G-20. Smuovono il mondo intero, si ambivano, si bramavano tifandosi segretamente. Boca e River, River e Boca: per la supremazia continentale, per cambiare il senso di una stagione al momento piuttosto anonima, con i rispettivi settimo e nono posto in campionato. Per scrivere un altro, ennesimo, meraviglioso capitolo nella storia del fútbol argentino. Che resti indelebile come mai prima d’ora.

La storia dei Superclásicos continentali – In poco più di mezzo secolo River Plate e Boca si sono affrontate ventiquattro volte in Copa Libertadores, dal 1966 ad oggi, con dieci vittorie a favore degli «Xeneizes», sette per i «Millionarios» e sette pareggi. E a tal proposito, riavvolgendo il nastro della storia, quella «azul y oro» assume delle sfumature piuttosto variegate, che declinano dall’epica dei primi anni del duemila ai tristi episodi risalenti all’ultimo doppio confronto, agli ottavi di finali del torneo del duemilaquindici. Quella volta il River Plate riuscì a superare il turno dopo la vittoria per 0-3 a tavolino della Bombonera, deciso dalla COMNEBOL per condannare un gravissimo gesto dei tifosi del Boca, che utilizzarono il gas pimienta (spray al peperoncino) per colpire gli avversari nel tunnel che porta agli spogliatoi (con Matías Kranevitter a farne le spese più di tutti). Sulla panchina del River Plate c’era già Marcelo Gallardo, su quella del Boca sedeva ancora Rodolfo Arruabarrena. Guillermo Barros Schelotto ha preso il timone degli «Xeneizes» solo l’anno dopo, ma a differenza del «Muñeco» – acquistato dal Monaco nel ’99 – era presente sia ai quarti di finale del duemila, nel giorno del «muletazo» di Martín Palermo, chiamato così poiché «El Títan» fissò il risultato sul 3-0 definitivo al rientro da un grave infortunio, e da qui nasce la definizione di “rete in stampelle”, ma anche nella semifinale del 2004, quando Carlitos Tévez ammutolì il Monumental con una rete non pesante, di più, che permise al Boca di staccare il pass per i calci di rigore e poi per la finale contro i colombiani dell’Once Caldas, dopo l’errore decisivo dagli undici metri di Maxi López. Una doppia finale a cui l’Apache ha preso parte solo nel match di ritorno, a causa dell’espulsione subita proprio nel turno precedente contro i rivali cittadini per aver mimato una gallina durante l’esultanza: gesto di sfottò piuttosto classico e celebre se rivolto ai tifosi dei «Millionarios», che convinse il direttore di gara Héctor Baldassi a estrarre dal taschino il rosso. Domani sera, alla Bombonera, Tévez ci sarà. Per tentare di rivincere la Coppa a distanza di quindici anni, pur non partendo da titolare, perché il tridente iniziale dovrebbe essere composto da Benedetto al centro, con Zárate e Pavón sui lati. In fin dei conti saranno le scelte di Schelotto e Gallardo a tradursi in successo o in vile privilegio. Perché si tratta sempre di scelte, comprese quelle che avverranno dopo la finale: con Guillermo che deve decidere se restare al Boca o cedere alle avances dell’Atlanta United, che lo reputa il successore più adatto per «El Tata» Martino, e Gallardo che invece si ritrova nella lista di candidati per prendere le redini della «Selección» dopo l’incarico ad interim di Leonel Scaloni, in vista della Copa América brasiliana del prossimo anno. Dovranno sedersi al tavolo delle trattative coi rispettivi patron, Daniel Angelici e Rodolfo D’Onofrio, che negli ultimi giorni una decisione piuttosto impopolare l’hanno presa di comune accordo con il presidente dell’AFA Claudio Tapia, scegliendo di chiudere il settore ospiti in entrambe le partite. Dunque non permettendo ai tifosi del River di venire alla Bombonera e, viceversa, a quelli del Boca di assistere alla gara di ritorno del Monumental. “Una mala decisión, Hombres!”.

Chi per ritrovarsi, chi per confermarsi – Inutile rimarcare quanto sia importante questa finale di Copa sia per il Boca che per il River, al fine di riscattare una stagione iniziata bene e proseguita nel peggiore dei modi. Gli uomini di Barros Schelotto, pur avendo trionfato nell’ultima edizione della Superliga, si ritrovano al settimo posto in campionato e fuori dalla Copa Argentina dopo la doppia sconfitta – per 0-1 alla Bombonera e 2-1 al Bosque – rimediata contro il Gimnasia La Plata dell’ex laziale Pedro Troglio: l’inaspettata outsider del torneo, che tra la fine di novembre e inizio dicembre dovrà vedersela con il River Plate per cercare di accedere ad una storica finale. E proprio il River, pur avendo conquistato la Supercoppa nazionale ai danni del Boca ad inizio stagione, e pur essendo ancora in gara in due manifestazioni, continua il suo tabù in campionato con un pessimo nono posto – staccato di dieci punti dalla capolista Racing Avellaneda – e un titolo nazionale che manca ormai da quattro anni. A riflettere sul campo la voglia di riscatto del Boca c’è Darío Benedetto, tornato in campo contro il Libertad agli ottavi di finale, 284 giorni dopo quel maledetto “crack!” al ginocchio contro il Racing, che gli ha impedito di essere preso in considerazione per l’ultimo Mondiale russo. «El Pipa» ha realizzato 3 gol in 4 partite del torneo, ma li ha segnati tutti nella doppia semifinale col Palmeiras: due all’andata, in casa, e uno all’Allianz Parque. Fa quasi sorridere ripensare al fatto che gli uomini di Felipe Scolari avrebbero potuto far fuori gli «Xeneizes» fin dalla fase a gironi, qualora avessero perso l’ultimo match contro il Junior Baranquilla, che prima di soccombere con il «Verdão» aveva concretamente accarezzato il sogno di un’epica qualificazione nonostante il girone di ferro. Ma no, è passato il Boca. E il Boca si è confermato incubo e deja vù del Palmeiras: nel ricordo della finale persa dai brasiliani nel duemila – da campioni in carica – dopo la lotteria dei calci di rigore e sempre con Felipe Scolari in panchina, e poi della semifinale dell’anno successivo, persa allo stesso modo – dagli undici metri – con gli uomini di Carlos Bianchi, che dopo aver espugnato quello che una volta era noto come Palestra Itália riuscirono a vincere il loro quarto titolo assoluto (e secondo consecutivo) in finale contro il Cruz Azul. Sull’altra sponda della città, invece, chi riflette più di tutti la voglia di conferme e la fame di risultati del River è indubbiamente «El Pity» Martínez: colui che ha sbloccato l’ultimo Superclásico giocato alla Bombonera in campionato; che si è conquistato la convocazione con l’Argentina a furia di grandi prestazioni, riuscendo anche a togliersi lo sfizio di segnare il suo primo gol albiceleste contro il Guatemala; e che al novantacinquesimo minuto della semifinale di ritorno si è preso la tremenda responsabilità di calciare un rigore contestatissimo sotto la pioggia di fischi dell’Arena do Grêmio. Insomma, dai: l’episodio in cui due tifosi del Boca su tre speravano pur senza sbandierarlo ai quattro venti. E diciamo due su tre per restare bassi, solo perché il terzo tifoso in questione al momento se ne sta bello inquattato a casa sua, divorato dall’atmosfera ansiogena e l’angoscia tutta irrazionale che solo una partita del genere riesce a generare. Tornando al River, comunque, diciamolo chiaro e tondo: gli uomini di Marcelo Gallardo non hanno meritato la finale per la partita contro il Grêmio campione in carica, perché in dieci minuti Borré ha segnato di mano e sul rigore di Martínez aleggia lo spettro di una scelta fin troppo generosa del direttore di gara Andrés Cunha, che ha condannato definitivamente gli uomini di Renato Portaluppi mentre già stavano pregustando la seconda finale di Copa consecutiva, dopo lo 0-1 del Monumental griffato da Michel. Sì, giusto rimarcarlo, per pura onestà intellettuale. Com’è tuttavia giusto rimarcare quanto il percorso dei «Millionarios» fino alla finale di domani sia stato altrettanto incredibile. Il River Plate ha superato brillantemente la fase a gironi da testa di serie, con dodici punti, precedendo Flamengo (10), Independiente Santa Fe (7) e infine Emelec (1). Ma se tra ottavi e quarti il Boca ha affrontato sfide di medio livello – qualcosa in meno con il Libertad e qualcosa in più con il Cruzeiro – invece non si può dire lo stesso per la «Banda», che prima della semifinale con il Grêmio è dovuta passare da due «Clásicos» nazionali contro Racing Avellaneda e Independiente. Nella tortuosa road to final riverplatense «El Pity» Martínez ha contribuito con 2 gol e altrettanti assist in 8 partite. Il presidente D’Onofrio ha detto che lo legherebbe ad una sedia, letteralmente, pur non di lasciarlo andare via dal River, ma l’exploit del venticinquenne di Guymallén non è passato inosservato agli occhi di Lazio e Fiorentina, che hanno avanzato qualche timido sondaggio, ma soprattutto di Celta Vigo ed Atlanta United dove – ironia della sorte – potrebbe ritrovarsi agli ordini di Barros Schelotto. Magari dopo avergli causato un dispiacere nella finale di domani. E magari – anche se ci sarebbe molto da ridire (e forse da ridere) nel considerare la MLS un torneo superiore alla Superliga – dopo aver trovato le proprie conferme. Come il River Plate, del resto, che si affida al suo «Diez» per sollevare la quarta Libertadores a distanza di tre anni dall’ultima volta.

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Photo by http://www.lapaginamillonaria.com

Una partita che si vince a centrocampo – Il Boca segna di più, il River subisce di meno: o almeno così recitano le statistiche. Gli «Xeneizes» sin qui hanno segnato 13 gol, contro gli 8 del River, che tuttavia conta a malapena 3 gol subiti, quindi due in meno rispetto ai rivali. L’accademico 4-4-2 del «Muñeco» Gallardo contro il camaleontico 4-3-3 di Schelotto, che in fase di transizione difensiva tende ad abbassare Christian Pavón sulla linea dei centrocampisti, creando così una linea a quattro in cui Nahitan Nández transita sulla fascia opposta rispetto al «Kichan», con Barrios-Pérez centrali e Mauro Zárate alle spalle di Benedetto. Dall’altra parte del campo, invece, il compito di generare scompiglio e situazioni di superiorità numerica è affidato a Gonzalo Martínez e Juan Fernando Quintero, che dovranno sfruttare al meglio potenziali situazioni di gioco in campo aperto: sia per rifornire Borré e Scocco di palloni, sia per farsi suggerire il passaggio dalle due punte su inserimenti potenzialmente letali. A conti fatti la chiave della supremazia del gioco dovrebbe essere la zona mediana del campo. Il punto nevralgico da cui Leonardo Ponzio dovrà tessere la manovra riverplatense, con un Palacios meno imbrigliato e pronto a fornire un ulteriore appoggio agli attaccanti, ma che in ogni caso dovrà saper gestire il “tuttocampismo” di un avversario velenoso come Nández, che nella mediana del Boca resta sicuramente il giocatore con maggiori “licenze” offensive rispetto ai compagni Barrios e Pérez. Ma tattica a parte, col Coup de théâtre pronto a sgattaiolare fuori da una serpentina di Nacho Scocco, dal killer istinct di Benedetto, una zuccata di Pinola o un tiro sporcato di Barrios, domani è il giorno di Boca-River. E tra due settimane sarà il giorno di River-Boca. Che mai è stata e mai sarà una semplice partita. Che tutto d’un tratto, dopo il fischio d’inizio, arresterà il cuore di una città, e forse del mondo intero. Che per la prima volta nella storia porrà un punto e a capo sulla rivalità più grandiosa della storia del calcio.

«Semel in anno licet insanire»

Una volta l’anno è lecito impazzire, ma per stavolta facciamo due

Articolo a cura di Daniele El Flaco Pagani

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