JUVENTUS-UNITED: CHI HA REALMENTE VINTO IL DOPPIO CONFRONTO?

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José Mourinho e l’esultanza polemica dopo la vittoria del Manchester United allo Juventus Stadium – Photo by http://www.standard.co.uk

Breve analisi della doppia sfida tra Juventus e Manchester United.

Il campo ha dato il suo verdetto. La classifica dice: Juventus prima a 9 punti, con solo due gol subiti, quelli di mercoledì, seguita da Manchester United, Valencia e Young Boys rispettivamente a 7 e 5 punti, mentre gli svizzeri conservano gelosamente l’unico punto frutto del pareggio interno con il Valencia. Ma c’è un vincitore, se volessimo per forza categorizzarlo, “morale”, che ne campo, ne classifica hanno determinato. I Red Devils, in caso di arrivo a pari punti con i bianconeri, occuperanno la posizione più alta in classifica in virtù della regola dei gol segnati in trasferta. La squadra più ricca del mondo quindi, avrebbe ipoteticamente la meglio sui campioni d’Italia, ma siamo sicuri siano i veri vincitori?

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Il gol dell’ 1-0 di Cristiano Ronaldo. Credits: JHTV Productions

Primo round alla Juve

Subito dopo il primo pareggio della stagione bianconera, avvenuto in campionato contro il Genoa, la sfida più importante di ottobre per Massimiliano Allegri e i suoi ragazzi si svolge nello splendido scenario dell’Old Trafford. Mourinho viene da due match che confermano i due punti forti della squadra: le ripartenze, in particolare quando in campo c’è Anthony Martial, e le rimonte. Sarri in Premier League si è imposto grazie al gol di Rudiger nel primo tempo, ma grazie a una doppietta proprio del francese lo United è riuscito comunque a portare a casa un punto, bottino che sarebbe potuto diventare più ghiotto se non si fosse messo di mezzo Barkley con uno splendido gol al 96’. L’ex allenatore del Napoli conclude quel match con il triplo (21 a 7) di conclusioni verso lo specchio della porta, a dimostrazione di quanto lo United sia una squadra disposta a subire per diversi minuti, ma pronta a colpire alla prima défaillance degli avversari. Inoltre, i reds sono una squadra molto fisica e molto alta, con ben 19 giocatori su 26 più alti di 1.80 metri, con Fellaini, Matic e Smalling a farla da padrone. Per questo l’assenza di Mario Mandzukic in Champions è stata una delle più sofferte per Allegri: per l’occasione, davanti al solito quartetto difensivo, scendono in campo i tre centrocampisti più in forma al momento, ovvero Pjanic, Matuidi e Bentancur, dietro a tre attaccanti liberi di spaziare ognuno sull’intero fronte d’attacco, cioè Cuadrado, Ronaldo e Dybala. Nessuna novità invece nell’undici di Manchester, con il sempreverde 4231 ad attaccare da sinistra, composto offensivamente da Martial, Mata, Rashford e Lukaku. La vera rivelazione della serata è stata vedere Cuadrado alternarsi fra la trequarti e il centroarea, occupando di fatto posizioni non consone al suo stile di gioco. In conferenza stampa, Allegri ha  facilitato i compiti di Mourinho confermando di voler puntare sul palleggio, con il colombiano pronto a rilevare l’acciaccato Mandzukic. La chiave tattica è totalmente osservabile nei movimenti di Cuadrado, Cancelo e Bentancur, i veri artefici del gol che ha deciso il match. La catena di destra è ovviamente quella dove la Juve cerca di concentrare i suoi giocatori più tecnici per iniziare l’azione offensiva. Su quel lato, oltre a qualche sporadica uscita di Matic, operano però Martial e Shaw, non proprio due giocatori facili da saltare. Allora Allegri decide di far cavalcare il terzino portoghese, occupando Shaw, e contemporaneamente abbassare in un’atipica posizione da terzino bloccato Bentancur, conscio dell’atteggiamento passivo dello United. La combinazione funziona, e si vede già dai primi minuti come Pjanic sia più libero di impostare e cercare con continuità Dybala e Ronaldo, ed è proprio così che al diciassettesimo l’argentino porta la Juventus sull’ 1-0: Pjanic apre per Cancelo, che in un atto di patriottismo totalmente involontario affida la gestione del pallone a Ronaldo, e mette in mezzo un pallone che, dopo due fortuite deviazioni, riesce ad arrivare a Dybala pronto a segnare il più facile dei gol. L’attaccante portoghese ha sicuramente messo del suo, e la finalizzazione, oltre che il nome nel tabellino, sono di Dybala, ma i veri autori del gol sono Cuadrado e Bentancur. Il colombiano, al momento del cross di Ronaldo, è a centro area da bravo centravanti, anche se ha circa 15 centimetri di altezza in meno di Lindelof e Smalling, per impedire ai centrali avversari di allargarsi. L’uruguagio invece è lo scoppio che fa partire la macchina: la passività dei Red Devils, che in novanta minuti non sono mai andati a contrastare Bentancur, ha permesso al centrocampista di poter operare libero dal pressing, sempre libero di optare per una soluzione personale o fare il lavoro sporco per permettere a Pjanic di avanzare il suo raggio d’azione. Le ripartenze inglesi, scelte da Mourinho come unica arma per provare a scalfire la corazzata di Torino, non hanno sorbito effetto per tutta la prima ora di gioco, complice l’assenza in panchina di un vero cambio di spessore nel reparto avanzato. L’unico momento in cui i suoi si sono resi pericolosi è stato per merito di Pogba sugli sviluppi di un piazzato. Qui si incentra il vero tema tattico del match, che, quasi a far da segno premonitore per il ritorno, è ancora il più evidente limite della Juventus: la capacità di mettere i tre punti in tasca prima del novantesimo. Quando  vedi giocare la Juve di Allegri hai sempre la sensazione che stia per arrivare un gol che può stravolgere la partita in qualsiasi minuto del match. Le opzioni si dividono fra un masochismo generale quasi platonico di Allegri e della sua squadra, decisi a vivere ogni match impersonando uno dei versi più famosi dei Negramaro, alla ricerca di “quell’insensata voglia di equilibrio, che mi lascia qui, sul filo di un rasoio”, o, nella più realistica delle ipotesi, non ce ne voglia la band, il calcio di Allegri è ancora troppo “all’italiana”, troppo difensivo, ma non per questo poco determinato. La squadra del tecnico livornese è solita segnare molti meno gol di quelli previsti dagli XG (expected goals), e dietro l’acquisto di un fuoriclasse come Ronaldo c’è anche la speranza di poter confidare nei momenti meno allegri su qualcuno che, molto semplicemente, la butti dentro. Eppure Allegri è riuscito a esprimere con i suoi una delle idee di calcio migliori nell’ultimo decennio, riconosciuta da sette scudetti in ambito nazionale e due finali di Champions in ambito internazionale. Il possesso palla è un’arma ormai di dominio pubblico, espressa però benissimo dai bianconeri e resa quasi offensiva, come si vede chiaramente in tutto il primo tempo di questa partita. Nel secondo tempo però, Mourinho da la sveglia ai suoi che iniziano ad aggredire il portatore di palla e cercano i lanci lunghi per sfruttare appieno i loro centimetri ed arrivare il prima possibile nella trequarti avversaria. Una volta arrivati la soluzione più sfruttata è stata però il cross, che il gigante Lukaku non è stato in grado di deviare in porta neanche una volta. Ancora una volta, l’azione più pericolosa dei Red Devils viene dai piedi di Pogba, che riesce a portare a casa solo un calcio d’angolo. Lo United si è svegliato troppo tardi, quando ormai era totalmente in balia del gioco a terra della Juventus, che anche stavolta è riuscita ad addormentare la partita su un risultato favorevole e portare a casa i tre punti.

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L’errore di Matuidi che concede una punizione dal limite ai Reds.

La vendetta di Mou

Le prime pagine dei giornali sono inequivocabili: il ritorno della doppia sfida fra Juventus e United potrebbe anche essere finito 0-9, ma l’importante è dare un giudizio sul gesto di Mourinho, possibilmente riepilogando tutti i gesti di allenatori e giocatori dal dopoguerra a oggi. Questo è quello che io non farò. La partita si è conclusa al 94’ sul risultato di 1-2. E magari, per Allegri, poteva anche concludersi dieci minuti prima. Effettivamente rispetto all’andata non c’è stato un cambiamento drastico: Mourinho ha traslato il trequartista a centrocampo passando così a un 4-3-3, che dalla mediana in su vede Matic davanti alla difesa, con Herrera e Pogba ai lati, e il trio Lingard, Sanchez e Martial dal primo minuto. L’alleggerimento offensivo operato dell’ex Inter, che rispetto all’andata ha tolto Lukaku e Mata, non è solamente un obbligo di turnover. Lo è per Allegri, che mette De Sciglio al posto di Cancelo e Khedira in mediana al posto di Matuidi. Con questo modulo, apparentemente più conservativo, le intenzioni di Mourinho sono chiare: dimenticare il primo tempo all’Old Trafford e ripartire dagli ultimi 45 minuti, attaccando con più costanza cercando di far avanzare tutta la squadra invece di lanciarsi in insperati contropiedi che nella gara di andata non sono mai riusciti. In più, la presenza di Pogba sul fianco sinistro è fondamentale per impedire le frequenti incursioni negli half-spaces di Khedira e Cuadrado, come dimostra il palo colpito dal tedesco nel primo tempo. Ancora una volta la Juventus si è presentata senza un centravanti vero, e il reparto avanzato, composto da Ronaldo, Dybala e Cuadrado, ha avuto ancora libertà di movimento totale. Il primo tempo si conclude sulla falsa riga del primo: pur apportando leggere modifiche, la Juventus domina in qualsiasi contesto, arriva alla conclusione con più facilità rispetto agli avversari, ma non sempre impensierisce De Gea, e i demeriti sono più dei bianconeri che dei Red Devils, incapaci di riproporre il palleggio e di far fruttare la catena di destra come nel match di andata. Il cambio di Matuidi rivoluziona la gara: poco dopo il suo ingresso, sfruttando egregiamente un lancio “alla Bonucci” di Bonucci, Cristiano Ronaldo la insacca senza esitazione portando la Juventus sull’1-0. Il gol, sfruttando un’espressione da telecronaca, era nell’aria: con lo spostamento di Bentancur davanti a De Sciglio, la Juventus ha ricominciato a concludere con costanza a rete, aumentando la qualità del palleggio. Di fatto l’ultima mezz’ora la Juventus si schiera in un 4-4-2 capace di arginare totalmente gli attacchi dei reds. All’80’ Mourinho si gioca il tutto per tutto: dentro Mata e Fellaini, all’insperata ricerca del pareggio. L’ex Everton ha aumentato la qualità offensiva degli ospiti con la sua altezza, obbligando Allegri a ricorrere a Barzagli e passare alla difesa a tre. Il risultato finale recita: 1-2, con gol di Mata su punizione e fortunoso autogol di Alex Sandro al 90’. Non è assolutamente colpa di Barzagli, almeno non del tutto, ma come ha fatto la Juventus a perdere un dominio durato centosettantasei minuti, considerando che fino all’ottantaseiesimo del match di ritorno aveva imbrigliato lo United perfettamente?

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Dominio assoluto della Juventus

La Juventus non è stata capace di chiudere la partita. Di nuovo, per l’ennesima volta, incessantemente, sempre più ricorrente. Il tecnico livornese a fine partita ha dato la colpa alla poca efficacia sotto porta e ovviamente agli errori individuali, come quello di Barzagli che di fatto ha regalato l’1-1 allo United. A rivedere le principali azioni offensive bianconere, nella maggior parte dei casi è possibile notare come la Juventus attacchi con diversi uomini nell’area di rigore, e il più delle volte il rifinitore, o chi ha il pallone dei piedi al momento del passaggio decisivo, manda in porta o serve il compagno sbagliato. Questo si traduce in: la Juventus produce, e bene, ma sbaglia l’ultimo passaggio. Tipico errore da Football Manager, che risulta alquanto altisonante con la presenza di un numero 7 davanti che di errori davanti alla porta ne ha fatti veramente pochi in carriera, eppure l’efficacia offensiva dell’ex Real non è diminuita. La Juventus ha riscaldato i guantoni di De Gea ben 23 volte durante il match di ritorno, 8 volte ad opera di Cristiano Ronaldo, di cui uno è il gol del momentaneo vantaggio. Lo United non è neanche arrivato in doppia cifra per numero di tiri, ma entrambe le squadre alla fine dei 90 minuti hanno scoccato lo stesso numero di tiri in porta: 3. Così i bianconeri hanno realizzato il 33% dei tiri in porta, e lo United il 66%, considerando che anche senza Alex Sandro probabilmente quel pallone sarebbe entrato comunque. Questa è stata la discriminante del match: la Juventus ha attaccato quantitativamente meglio degli ospiti, ma la squadra di Mourinho ha saputo capitalizzare le poche occasioni che i campioni d’Italia le hanno concesso. In conferenza stampa, Allegri ha parlato a nome del gruppo, ponendosi come capro espiatorio: ”Teniamo le partite aperte e questo porta dei rischi. Mercoledì l’unica cosa che abbiamo sbagliato è stato capire il momento della partita dopo il pareggio del Manchester. Poi errori tecnici in una partita ce ne sono tanti, ma quello è stato il momento. Noi in quel momento ci siamo fatti prendere un po’ troppo dall’emotività, forse perché il pareggio poteva sembrare un’ingiustizia per come avevamo giocato, ma quei momenti bisogna essere molto lucidi.“ Il messaggio del tecnico è chiaro: è una sconfitta che matematicamente e fisiologicamente doveva arrivare, non si può vincere sempre, e la debacle in Champions è servita per capire dove lavorare. Se la Juventus vuole festeggiare l’1 giugno, deve lavorare sulla mentalità, perché fisicamente finora la squadra ha sempre risposto presente. E questo è un lavoro da Allegri.

Articolo a cura di Piergiuseppe Musolino

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