PERCHÉ KYLIAN MBAPPÉ

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Immagine realizzata da Alfredo De Grandis per “La Gazzetta di Don Flaco”

Dicembre del 2015: una strana luce nel cielo.

Chris Ratzlaff, di professione fotografo, di religione aurora chaser, attraversava le regioni prossime al circolo polare artico, in Canada. Alzò gli occhi. La vide, la luce. Piantò il cavalletto. E aspettò.

Dicembre del 2015. Francia, Monaco.

Leonardo Jardim, innamorato del talento, estraneo dai condizionamenti, si gira verso la panchina. La vide, la luce. Fuori Coentrão, dentro il sedicenne Kylian Mbappé Lottin. E aspettò.

Passati i lunghi tempi di esposizione, Chris notò che quella che aveva catturato questa volta non era la solita aurora. Aveva un colore diverso, delle sfumature lontane. Solo i lunghi tempi di esposizione riuscivano a far intravedere l’importanza di quella scoperta. E così quella voce cominciò a circolare tra gli appassionati. Scese le fredde alture, giù fino ai fiumi del fondovalle canadese, e giù ancora in America, fino ad arrivare alle curiose orecchie della NASA. Che nonostante la mole di tecnologie a sua disposizione, venne a conoscenza di questa nuova aurora grazie alle foto di un passionné canadese. E così nacque Steve, l’aurora viola avvolta dal mistero, che la comunità scientifica ancor oggi fatica a spiegare, tra ipotesi e congetture.

Penso a Mbappé. Penso alla luce, alla scoperta, al mistero, allo stupore. Penso che da quel freddo Dicembre la voce cominciò a circolare tra gli appassionati. Attraversò le campagne francesi. Fino ad arrivare alle antenne curiose del club che tecnicamente ed economicamente domina la Ligue 1: fino a Parigi.

Ce l’aveva nel destino Mbappé, la capitale francese. Bondy, Ile de France, periferia di Parigi. Aveva 4 anni quando cominciò a far correre gli avversari dietro di sé, nella squadra del suo paese. C’est à Paris, que la providence est plus grande qu’ailleurs, diceva Antoine de Rivarol. Non so voi, ma a me viene da credergli.

Il 2018 di Kylian Mbappé è stato qualcosa di mostruoso. In Ligue sono 13 gol e 8 assist, 3 tiri di media a partita, 8 passaggi positivi su 10, 7 volte uomo partita. 4 gol e 3 gli assist in europa, dove il Paris si è fermato solo agli ottavi, nella doppia sfida con i futuri campioni del Real Madrid apparsi nettamente più in palla. Solo 3 i tiri di Kylian nel doppio confronto, dove insieme al compagno Neymar non ha retto il peso delle aspettative. Poi però arriva l’occasione del Mondiale, la vetrina per eccellenza per un talento tanto chiacchierato ma ancora inespresso del tutto come lui.

Questo germoglio d’amore che si apre al mite vento dell’estate, sarà uno splendido fiore quando ci rivedremo ancora. Lo scriveva William Shakespeare. 400 anni fa, raccontava dell’estate di Mbappé. Incredibile. Ed è proprio qui, che crescono le ragioni del sì.

PERCHÉ SÌ

Chiedetelo a Rojo. A Tagliafico e Mascherano. Perché molto di quel Francia-Argentina passa da lì. Dal minuto 11. Quando Kylian prende palla nella trequarti difensiva francese e travolge come una valanga tre quarti della linea difensiva albiceleste. Fu il primo atto di uno spettacolo memorabile. Perché quel ragazzino della periferia francese, chiacchierato dopo le belle prestazioni in Champions col Monaco, chiamato al salto di qualità dopo la cifra monstre pagata dal Psg per acquistarlo, in questa partita diventa grande davvero. Mostrando tutto il suo eccezionale talento al mondo intero. Rigore procurato a indirizzare il match, e parola fine sulla partita con una doppietta che lascia tutti senza parole. Perché sì? Perché con 32 dribbling riusciti diventa il primo francese di sempre nel fondamentale dalla Coppa del 1966 ad oggi. Perché a 19 anni e 207 giorni diventa il secondo teenager a vincere un mondiale segnando in finale. A chi fa compagnia non serve neanche che ve lo dica. Dico solo che lo chiamavano “O Rei”, e che per la prima volta dopo sessant’anni vede il suo trono impolverato quantomeno messo nel mirino. Perché dopo gli anni dell’eterno dualismo Messi-Ronaldo, Mbappé è il futuro che avanza, un talento nuovo, che non conoscevamo, lontano. Come un’aurora che nessuno aveva visto prima, ma che adesso ogni appassionato desidera ammirare. E allora prepariamo il borsone con l’attrezzatura, e fotocamera al collo cominciamo a salire sempre più su, con la speranza che Kylian Mbappé ci faccia innamorare dei suoi colori misteriosi e delle sue uniche sfumature.

PERCHÉ NO

Difficile riordinare i pensieri dopo un’apertura così schiava del sentimento. Il problema è che quando si parla di Mbappé si ha l’impressione di toccare qualcosa di esoterico. Capace di portarti alla deriva. In luoghi che sono di pochi. Ma la verità è che forse non è ancora giunto il suo momento. O meglio, può essere il momento di qualcun altro. E sarebbe ingiusto per chi ama e rispetta questo sport appropriarsene. Del resto il Ballon d’Or rimane un premio che – giustamente – cede a parametri estranei al sentimento per la sua assegnazione. E poi il franco-camerunense ha 19 anni e già un record condiviso con Pelè. Sono sicuro che le circostanze adatte per salire quegli scalini e ritirare il premio individuale più ambito da tutti i calciatori si verranno a creare. Perché chi ama e rispetta questo sport, sa che Kylian Mbappé, con il suo talento, questo sport, lo onora.

 

È lungo il cammino del viaggiatore, zaino in spalla, fotocamera al collo. Il momento giusto è in un attimo. Arriva, e va via. E devi essere pronto. Trovi il posto che fa per te. Lo hai studiato, ci sei già stato di giorno e di notte, lo conosci bene. Pianti a terra il cavalletto. E aspetti i colori.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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