SORPRENDENTEMENTE VARANE

La più discussa tra le candidature per il Pallone d’Oro.

<<Ero stanco, non mi andava di rispondere e non stavo ascoltando molto quando improvvisamente ho riconosciuto la sua voce: “non è uno scherzo, sono veramente io”, disse Zidane. Gli dissi che ero occupato a ripassare per l’esame e gli chiesi di richiamarmi più tardi. Ho chiuso la telefonata e ho pensato: “merda”.>>

Questa fu la reazione di Varane quando venne contattato per la prima volta dal Real Madrid, come lui stesso ebbe modo di raccontare a posteriori. Non siamo ancora in possesso di dichiarazioni simili, ma immaginiamo che lo stupore possa essere stato più o meno lo stesso quando gli è stato comunicato che sarebbe salito sul podio dei candidati per il Pallone d’Oro. Niente esami di filosofia stavolta, solo genuina incredulità, étonnement. Come è giusto che sia. Difficile non esserne sorpresi, anche perché chi generalmente gioca al di sotto della metà campo difficilmente raggiunge una vetta così alta in termini di riconoscimenti individuali. L’ultimo difensore ad aver vinto il Pallone d’Oro è stato Cannavaro, ormai 12 anni fa. E per trovare un altro difensore sul podio bisogna tornare indietro di altri 3 anni, quando ad accompagnare Nedved e Henry nel 2003 ci fu Maldini. Prima di lui, in oltre 20 anni, solo Roberto Carlos, Sammer, Brehme e Baresi. Dici poco, insomma. Ma comunque una cifra ridotta se si considera il numero complessivo di candidature.

Varane sarebbe solo il quarto difensore della storia, ultimo di una serie dilazionata di giocatori che la storia l’ha fatta. Cannavaro e Sammer, appunto, ma anche Beckenbauer, due volte vincitore nel ’72 e nel ’76. Un onere non del tutto trascurabile per Varane, che comunque arriva nella Top3 da fresco vincitore di Champions League e Mondiale, e quindi, con un biglietto da visita che parla per lui. Forse anche troppo, però.

Credits to: Twitter – @OptaJean


Perché non sarebbe giusto dare il Pallone d’Oro a Varane.
<<Performances individuelles et collectives pendant l’année ; Classe du joueur ; Carrière du joueur : tels sont les trois critères principaux du Ballon d’Or France Football.>>

France Football parla chiaro: performance collettive e individuali, classe e carriera del giocatore. Sulle prime abbiamo già detto e rimane oggettivamente poco da obiettare. Sulle seconde forse sarebbe opportuno soffermarsi a sfogliare qualche dato. Varane è solo il settimo giocatore del Real per intercettazioni (1,2 in Liga, 1,3 in Europa) e il 157° nella scorsa edizione della Champions. È anche l’11° (Champions) e il 14° (Liga) in rosa per tackle effettuati, rispettivamente con 1 e 1,1 a partita. Durante il Mondiale i numeri sono addirittura inferiori. 69° per tiri respinti (0,6 a partita) e 8° in rosa per numero di passaggi intercettati (circa 0,7). Ma non finisce qua, perché Varane è anche il 406° nella classifica dei contrasti effettuati (0,1 a partita), ultimo tra tutti i giocatori ad aver preso parte al Mondiale (!). Per dare un contesto a queste cifre, torniamo indietro di 4 anni e prendiamo in causa Stefan De Vrij durante il Mondiale 2014. Stesso numero di presenze (7), stesso o quasi totale di minuti giocati (679 De Vrij, 630 Varane) e finale raggiunta in entrambi i casi. L’olandese è davanti al francese pressoché ad ogni voce. Contrasti (3,7), passaggi intercettati (3,6), passaggi respinti (rispettivamente 0,6 e 0,3) e clearances (“spazzate”, 7,1 vs 6,3). Questo semplicemente per dare l’idea della non-eccezionalità delle prestazioni di Varane, senza particolari squilli e perfettamente nella media, se non addirittura sotto. Confronto e dati servono solamente per restituire una dimensione oggettiva, con l’obiettivo di arginare il rischio di scadere in sterili contestazioni della candidatura. Leggere “Un bidone assoluto”, “Chi? Mister liscio?” “Ma Varane chi sarebbe?” (primi 3 commenti sotto un post che annunciava il suo nome sul podio), ha reso indispensabile trovare basi concrete e fondamenta oggettive per permettere ai suoi seppur legittimi detrattori di non doversi limitare all’invettiva.

Credits to: http://www.as.com

Il concetto di “classe” del giocatore invece è estremamente generico e arbitrario, non potendo contare su parametri univoci e universalmente riconosciuti. Ma soprattutto è generalmente utilizzato per indicare un calciatore il cui tasso tecnico e il cui talento trovano piena e chiara espressione nel suo modo di giocare, nella sua capacità di indirizzare il risultato di una partita – e perché no, magari anche di una stagione. Per essere un difensore Varane possiede una tecnica che raramente si riscontra o risulta essere in dote ai suoi colleghi di reparto. Ma – per usare un termine ormai ultra-abusato nell’ultimo anno e mezzo – non tale da spostare gli equilibri, nel senso vincolante di svoltare, cambiare, orientare le sorti di un match.

Perché sarebbe giusto dare il Pallone d’Oro a Varane.
In maniera quanto più possibile oggettiva e in calce alle valutazioni riportate nei paragrafi precedenti, è arduo trovare tesi a supporto di una possibile vittoria di Varane. Il totale di elementi indiscutibili si riduce alla doppia conquista di Champions League e Mondiale nello stesso anno. Non poco, comunque. Soprattutto se si considera che ha giocato entrambe le competizioni da protagonista e da titolare pressoché indiscusso. 11 presenze su 13 con il Real in Europa e 7 su 7 con la Francia durante il Mondiale (tutte peraltro senza passare un singolo minuto fuori dal campo). E questo non può certo dirsi un caso. L’affidabilità di Varane è uno dei motivi principali che hanno spinto Zidane e Deschamps a schierarlo in campo sempre.

Celebre salvataggio di Varane su Fabregas in un Clásico di cinque anni fa.

La buona tecnica di base gli permette di essere molto efficace nei passaggi e in fase d’impostazione, rendendolo di fatto tra i migliori difensori in Europa in termini di costruzione del gioco. Ha una percentuale di precisione nei passaggi che supera l’89% ed effettua circa 5,3 lanci lunghi a partita, che se abbinati al dato precedente evidenziano un grado di realizzazione sensibilmente elevato. Ha poi una media di 3,6 e 3,9 duelli aerei vinti a partita, rispettivamente con il Real quest’anno (primo in rosa) e con la Francia al Mondiale (29° nella graduatoria generale). Dati non trascurabili, ma comunque forse non abbastanza da spingere Varane verso il Pallone d’Oro.

Altra grande caratteristica che rende Varane un difensore atipico, ma frequentemente risolutivo è la rapidità che lo contraddistingue. In rete girano diversi video che richiamano alla sua proverbiale velocità e alla sua attitudine a rincorrere a testa bassa il diretto avversario. Sempre con enorme efficacia, anche quando perde il pallone in zone nevralgiche del campo. Questo fa di lui una garanzia quando si trova a dover dare copertura al portiere da giocatore più basso della linea, perché spesso in grado di contenere la rapidità dello sviluppo di un contropiede. Anche questa sua preziosa dote, però, potrebbe non essere sufficiente.

Video che celebra la grande rapidità di Varane.

Giusto darlo a Varane?
Facile: NO. Darlo a Varane probabilmente non sarebbe la scelta migliore. Tra i tre candidati è oggettivamente quello con meno probabilità di vittoria e con meno motivazioni al seguito. Senza considerare che come lui o più di lui, qualcun altro avrebbe meritato questa candidatura (un nome a caso: Griezmann; un altro nome a caso: Ronaldo). Ma la giuria è variegata e se le opinioni diffuse hanno pesato su questa scelta, un motivo ci sarà. Che sia giusto o sbagliato, alla fine, è impossibile decretarlo con scientifica certezza.

A cura di Gioele Anelli

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