LETTERA A MAURO ICARDI

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Credits: http://www.foxsportsasia.com

Non leggerai mai queste parole Mauro, ma per me è bello anche solo scriverle.

Come un innamorato di un tempo incerto e lontano che, preso un foglio di carta ingiallita dallo scaffale polveroso, attinge con fare speranzoso dal calamaio. E scrive.

Gentile sig.Icardi,

purtroppo il sottoscritto non è giornalista provvisto di patentino, voglia quindi perdonare se queste righe sono, più umilmente, scritte da un semplice giovane affezionato. Che alle volte, saprà bene, il tesserino non fa più grande o più rispettabile un uomo o un’opinione, a prescindere.

Onestà mi impone di riferirLe che nel leggere su questa vicenda che l’ha coinvolta nell’ultima settimana, non ho nascosto moti di disappunto e significativi segni di insofferenza. Ad esempio, ho giudicato un’imperdonabile ingenuità il non essere partito per la trasferta di Vienna con i compagni. E la mia fiducia in lei ha vacillato dinanzi l’ipotesi di un problema al ginocchio, apparsa quantomeno discutibile per la sua natura subitanea e felina, quasi a ricordare i suoi movimenti all’interno dell’area di rigore, suo habitat naturale.

Poiché condivide questo pensiero la quasi totalità del popolo nerazzurro, qui dovrebbe finire la mia umilissima missiva. Ciò non di meno, mi consenta di aggiungere alcune righe a titolo del tutto e assolutamente personale.

Io credo, stimatissimo sig.Icardi, che lei debba continuare a difendere il suo amore – che sono sicuro esista – per questi colori. E anzi intensificarlo e arrivare a realizzarlo nel migliore e più esauriente dei modi. Restando esattamente dov’è, e dimostrando a chiunque le abbia voltato le spalle, quanto è forte questo suo amore. Perché ciò che lei fa sul campo da gioco è assolutamente luminoso e, se così mi posso esprimere, poetico. Non si faccia fermare dalle stupide dicerie della gente, e nemmeno, se mi è concesso, dalle dotte affermazioni dei cosiddetti intenditori. Lei sa come sono i giornalisti. In breve tempo, e con l’ausilio di alcune calibrate dichiarazioni a loro rilasciate e da loro sapientemente veicolate, sono riusciti ad appannare la sua reputazione di fronte ad un popolo – il suo popolo – che al netto di comprensibili scetticismi che vanno contemplati in ogni storia d’amore, aveva fatto innamorare. Io non lo dimentico, sig.Icardi, il suo primissimo gol con questi colori. Era il Settembre del 2013, lei poco più che un ragazzino, la prima volta nel nostro stadio, contro la rivale di sempre. Avevo intuito, perché l’amore è prima di tutto intuizione, che la nostra sarebbe stata una storia lunga e felice. Travagliata, certo, come ogni storia d’amore lunga e felice.

Per questo, stimatissimo sig.Icardi, io mi permetto di dirLe in tutta umiltà: non rinunci al suo amore, e anzi cerchi in tutti i modi di affinarlo e diffonderlo, riconquistando chi la ha sommariamente abbandonata alla prima difficoltà. Lo faccia per i tifosi ma anche per la dirigenza, che è la prima a credere in Lei e a voler ricongiungere il suo affetto a questi gloriosi colori. Se pur lontano dai grandi capitani del passato, Lei sta percorrendo il luminoso cammino di una nuova storia, che deve ancora terminare. Non lo abbandoni. E tornerà ad indossare quella fascia che tanto significa per Lei.

Da Lei mi congedo, col rimpianto di non poterLa conoscere personalmente e la speranza che Lei mi voglia credere.

Sinceramente suo,
Alfredo De Grandis

Al destino il compito di recapitare questa lettera. Con il cuore dell’innamorato già sazio di aver consumato, nell’intimità del gesto della scrittura, una pagina lieta di questa storia d’amore.

Articolo a cura di Alfredo De Grandis

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