«Un mate con el Flaco»|Manuel Insaurralde|episodio 7

Insurralde
Manuel Insaurralde – © http://www.lagazzettadidonflaco & Alessio Giannone

Una piacevole intervista in compagnia di Manuel Insaurralde, centrocampista classe ’99 del San Lorenzo e della Selección argentina sub–20, con la quale ha preso parte al Torneo Sudamericano di categoria dello scorso gennaio.

Ciao Manuel e, innanzitutto, benvenuto. Partiamo dall’attualità: sabato pomeriggio il San Lorenzo ha perso 0–2 contro un ottimo Boca Juniors, attuale capolista della Superliga con 17 punti raccolti su 21 disponibili. Al netto di questa sconfitta c’è comunque da rimarcare l’ottimo score del «Ciclón» nel campionato argentino: 4 vittorie, 2 sconfitte e un pareggio. Pensi che il San Lorenzo possa puntare a un posizionamento importante in classifica?

«Grazie Flaco, il San Lorenzo è una squadra dalla tradizione importante e, dunque, proprio per questo motivo, è sempre obbligato a vincere. Abbiamo un gruppo molto forte, unito, e non ho alcun dubbio sul fatto che lotteremo per traguardi importanti»

In questa stagione è arrivata una presenza, per te, nella vittoria contro il Godoy Cruz alla prima giornata. Nell’ottobre dello scorso anno, invece, hai esordito nel professionismo al Nuevo Gasómetro, contro il San Martín de San Juan: il primo gettone di sei totali. Cos’hai provato quando un popolo intero ha iniziato ad applaudirti, al tuo ingresso in campo?

«Il debutto con il San Lorenzo, e non potrebbe essere altrimenti, è stato un sogno che si è realizzato, finalmente compiuto. Sinceramente non mi sarei mai aspettato che la gente di Boedo mi applaudisse così tanto, alla mia prima partita con i grandi. È stato un sentimento unico, che mi ha fatto venire la pelle d’oca»

Hai iniziato a giocare a calcio a sei anni nell’Internacional Obrero, prima di approdare al Boca Unidos, polisportiva di calcio e basket della provincia di Corrientes. Da lì sei partito per Buenos Aires, dove hai sostenuto una pretemporada con il River Plate, senza tuttavia trovare conferme. Quello dei «Millionarios» fu un rifiuto vero e proprio oppure fu legato ad altre dinamiche come il numero di posti nelle pensioni del club, ad esempio? In effetti quest’ultima problematica, nel recente passato, ha poi portato un certo Pepo de la Vega al Lanús, tanto per citarne uno…

«Lasciare la mia provincia (Formosa, Argentina settentrionale, ndr) mi ha insegnato molto, in quel periodo ero completamente focalizzato sul mio sogno di diventare un calciatore professionista. Grazie a Dio è andato tutto come speravo che andasse. Non te lo nego, mi sarebbe piaciuto molto andare al River Plate, ma arrivai in un periodo non c’erano posti liberi nella pensione del club, e dunque mi chiesero di tornare per l’inizio di aprile, il 3. Tuttavia non ho esitato nemmeno per un secondo nel raccontar la situazione al mio rappresentante, che immediatamente si è messo a perlustrare la Buenos Aires calcistica per trovarmi una sistemazione. Ed è così che sono arrivato al San Lorenzo»

E rieccoci al «Ciclón»: al «Pampa» Biaggio devi il tuo debutto nel professionismo, mentre al grande Juan Antonio Pizzi spetta il compito d’amministrare e valorizzare il tuo talento. Hai notato molte diversità, tra i due, in merito alle idee di gioco e al modo di relazionarsi con la squadra?

«Sono due allenatori molto importanti, che hanno guidato il San Lorenzo attraverso un periodo storico molto difficile in termini di risultati. Ogni tecnico ha la sua idea e i suoi principi di gioco, ma quelli di Pizzi e del «Pampa» Biaggio sono davvero molto simili, sotto tanti punti di vista. Un DT con cui ho faticato, invece, è stato sicuramente Jorge Almirón: lavorava in maniera estremamente meticolosa sulla parte tattica, ma non posso negarti che mi è stato molto utile. Sono cresciuto e maturato molto sotto la sua guida»

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Insaurralde in azione contro il San Martín – © http://www.jugadoresdelciclon.blogspot.com

Nella mia testa riecheggia ancora una tua dichiarazione a Radio Formosa, risalente al 27 ottobre scorso, in cui dichiarasti che il tuo sogno di diventare un calciatore professionista era strettamente collegato alla volontà di poter aiutare i tuoi genitori. Tuo padre José, per esempio, era lì al Gasómetro nel giorno del tuo esordio assoluto: quanto ti ha sostenuto la famiglia durante il tuo percorso calcistico?

«L’appoggio della mia famiglia è stato molto, molto importante. Soprattutto quello di mio papà José, che mi telefonava di giorno in giorno quando mi sono trasferito qui a Buenos Aires: mi chiedeva sempre come stavo, di come andavano i miei allenamenti e cercava sempre di darmi consigli di vita utili. Non posso fare altro che ringraziarli»

La tua grande famiglia in quel di Buenos Aires, invece, è proprio «el Ciclón»: nello scorso luglio la dirigenza del San Lorenzo ha acquistato i terreni di Avenida la Plata, ritornando così a disputare le proprie partite casalinghe a Boedo. Cosa si prova, da un punto di vista calcistico e culturale, a rappresentare un popolo tanto identitario?

«Quando entro in campo con questa maglia provo un miscuglio di emozioni, difficili da spiegare, perché sono in un grande club e dunque, come squadra, e come gruppo, abbiamo tante responsabilità verso i nostri tifosi. Nulla è semplice, o scontato, a certi livelli. Per fortuna noi siamo molto compatti, e ci aiutiamo, rendendo tutto più facile l’uno per l’altro»

Grazie alle ottime prestazioni con il San Lorenzo ti sei conquistato un posto per il Torneo Sudamericano sub–20 nello scorso gennaio, dove l’Argentina ha ben figurato piazzandosi alle spalle del sorprendente Ecuador, guidato dal vostro connazionale Jorge César Celico. Quanto è stato gratificante poter integrare, e rappresentare, la Selección del CT Fernando Batista, fratello del leggendario Sérgio?

«È un altro sogno che si è realizzato: ricevere la convocazione della Selección è stato qualcosa di sorprendente, fantastico. Siamo andati in Chile e abbiamo rappresentato l’Argentina al Sudamericano. Lì abbiamo disputato un buon torneo, conquistando un secondo posto, raggiungendo così l’obiettivo di qualificarci al Mondiale di categoria»

In occasione del Sudamericano, tra le altre cose, hai integrato un gruppo dal coefficente di talento straripante: Balerdi, Maroni e Facundo Colidio sono già in Europa, mentre altri come Thiago Almada, Adolfo Gaich e de la Vega sono ormai in rampa di lancio. Pensi che qualcuno di loro sia già pronto, atleticamente e mentalmente, per misurarsi con il calcio europeo?

«Sono tutti dei grandissimi calciatori, dei veri e propri crack! Io sostengo che Adolfo potrebbe davvero fare grandi cose nel fútbol europeo, perché e un numero nove con grandi qualità umane e una voracità nel voler segnare gol che lo rendono una bestia in area di rigore. Sugli altri ho realisticamente pochi dubbi, sono molto talentuosi»

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Adolfo Gaich, Elías Pereyra e Manuel Insaurralde con l’Argentina – © http://www.vamosciclon.com

A proposito di Adolfo Gaich: insieme a lui hai vinto un campionato di «Sexta» nel 2016, al San Lorenzo, ovviamente. Qui in Italia i vostri nomi sono stati avvicinati a molte squadre importanti, ad esempio: come viene vista dai talenti argentini la Serie A? Rappresenta un punto d’arrivo, o un punto di partenza per contesti migliori, come la Premier League e la Liga spagnola?

«Sì esatto, dici bene, con Adolfo abbiamo vinto un campionato di Sexta División. Io e lui siamo praticamente cresciuti insieme. Sono tutti campionati molto competitivi, di grande prestigio. Io dall’Argentina seguo tantissimo il fútbol europeo, e poter vedere così tanti miei connazionali riuscire a fare la storia del calcio lì è simbolo d’orgoglio»

Molti talenti del fútbol argentino, andando controcorrente, sembrano preferire l’approdo nella Major League Soccer statunitense, quantomeno nel recente passato: Ezequiel Barco ha scelto Atlanta, Cristian Pavón ha optato per Los Angeles, mentre Matías Pellegrini, per esempio, ha già formalizzato il suo addio all’Estudiantes, per firmare con l’Inter Miami di David Beckham, club che dovrebbe prendere parte alla MLS dal 2020. Pensi che gli States potrebbero diventare “terra di opportunità” anche in senso calcistico e, perché no, anche un trampolino di lancio verso traguardi importanti?

«Personalmente credo che il calcio, negli Stati Uniti d’America, stia crescendo a vista d’occhio. La MLS potrebbe diventare una delle leghe calcistiche migliori al mondo, e se apriamo gli occhi possiamo renderci conto che tanti giocatori stanno facendo più che bene negli States, in quanto a rendimento. Nel lungo periodo credo che possano costruire un campionato importante e competitivo»

La riproduzione, anche parziale, è consentita solamente su previa citazione dell’autore e della fonte © http://www.lagazzettadidonflaco.com

 

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