SENZA MEZZE MISURE, COME QUIQUE SETIÉN HA RIPORTATO IN EUROPA IL BETIS SIVIGLIA

Un cittadino del mondo, ecco chi è Quique Setién. Un uomo senza mezze misure, che è andato ad allenare in Guinea Equatoriale, anche per una sola partita. «Sto ancora aspettando una loro chiamata» ha scherzato con Espn. Uno che non ha paura di attaccare, anche sui giornali, Dmitry Piterman e Mr Alì, i due proprietari che hanno affossato il Racing Santander, sua squadra del cuore. E proprio nella città della banca spagnola più famosa ha cominciato. Stagione 2001/02 Racing appena retrocesso in Segunda Division e con l’obiettivo della rapida risalita in Liga. Alla fine della stagione secondo posto dietro l’Atletico Madrid e otto giocatori tra i primi marcatori del campionato: Bodipo, Guerrero, Mazzoni, Morán, Txixi, Mateo, Delgado e Sierra. Un primo accenno di quel sistema che diciassette anni dopo avrebbe costruito al lato opposto della penisola, a Siviglia, con un’altra squadra biancoverde.

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IL SALISBURGO METTE LE ALI, TUTTI I SEGRETI DEGLI AVVERSARI DELLA LAZIO

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Grafica realizzata da Alessio Giannone per “La Gazzetta di Don Flaco”

Giovedì contro la Lazio il Red Bull Salisburgo giochà il suo primo quarto di finale di Europa League. Non chiamateli esordienti però, perché in finale ci sono già stati, nel 1994, quando ancora si chiamava Coppa UEFA. Ma soprattutto perché arrivano da partite europee consecutive negli ultimi quattro anni. Il Salisburgo è una realtà di questa Europa League, e l’aver eliminato Real Sociedad e Borussia Dortmund lo dimostra

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RIVOLUZIONE ITALO-TEDESCO: LO SCHALKE 04 TORNA GRANDE

Schalke 04

Col pugno alzato e il vestito completamente fradicio. Ha festeggiato così Domenico Tedesco lo 0-1 del suo Schalke 04 sotto il nubifragio di Mainz nell’anticipo di venerdì. Il modo migliore per celebrare il primo anno da allenatore professionista, che lo ha portato dalla lotta salvezza in swite liga al secondo posto solitario in Bundesliga.

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JOE STRUMMER E SHAKHTAR DONETSK, STORIE DI DESTINI INCROCIATI

Joe Strummer
Remembering the lead singer of Clash.

Il legame tra la musica britannica e il calcio è sempre stato molto forte. Non solo gli Oasis e il City, gli Smiths e lo United, ma anche Joe Strummer, lo storico leader dei Clash, una delle più importanti band punk tra gli anni ’70 e ’80. Da tifoso Chelsea, vi sareste immaginati l’inno dei blues o almeno una canzone dedicata. Niente di tutto questo, la scelta è caduta sullo Shakhtar Donetsk.

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GABRIEL HEINZE, IL NUOVO SEGUACE DEL BIELSISMO CHE VUOL SALVARE IL VELÉZ

Per capire chi sia Gabriel Heinze, il nuovo allenatore del Veléz Sarsfield, bisogna fare un passo indietro allo scorso 14 maggio. Perugia, quarta edizione di “Encuentro”, il festival della letteratura ispano-americana. Ospite speciale Marcelo Bielsa.  «Preferisco ottenere zero punti cercandone tre, che conquistarne uno senza possibilità di vincere» aveva detto. Quando ti sceglie il “Maestro” Jorge Griffa, uno dei più grandi osservatori del Newell’s, vinci un campionato con il Tata Martino come allenatore e trasudi in rossonero leproso, inevitabilmente subisci il fascino di Bielsa. E il loco con cui ha vinto un oro olimpico ad Atene 2004, è uno dei motivi per cui Heinze ha scelto di sedere in panchina.

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RIPRENDERSI ROMA

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Lorenzo Pellegrini – Photo edited with Prisma

“Futuro? Mi piacerebbe tornare alla Roma, ma non come ragazzo della Primavera. Torno per giocare tutte le partite possibili”. Firmato Lorenzo Pellegrini. Un obiettivo concreto e una promessa da parte di chi una semplice promessa non lo è più, e a metà del primo campionato in giallorosso si sta già prendendo la Roma. Dopo le due ottime stagioni disputate al Sassuolo sono arrivate tante offerte al telefono del suo procuratore Giampiero Pocetta. Pellegrini, tifoso romanista da sempre, ha messo la Roma in cima alle sue scelte, ma per tornare alla casa madre ha voluto delle garanzie ben precise: potersi giocare tutte le sue chance per un posto da titolare. Del talento del centrocampista classe ‘96, infatti, si erano già accorti in tanti, a partire dalla rete che ha realizzato a San Siro contro il Milan il 2 ottobre 2016. Un concentrato delle qualità che hanno fatto sì che Pellegrini facesse il percorso inverso verso Trigoria, dopo il prestito biennale in Emilia. Tempismo perfetto nell’inserimento, dribbling, killer instinct a freddare Donnarumma. I neroverdi perderanno la partita, ma Lorenzo non è più il giocatore acerbo appena uscito dalla Primavera. Ci sono degli “arrivederci” dolorosi, ma necessari per tornare più maturi e forti di prima. A fine stagione i giallorossi sborsano i 10 milioni di euro concordati con il Sassuolo per esercitare il diritto di “recompra” e riportare a casa un centrocampista moderno che garantisce corsa, qualità e gol. Le rassicurazioni del prossimo direttore sportivo Monchi sul suo impiego non lasciano spazio ai dubbi: Pellegrini, senza il cui assenso la clausola di riacquisto sarebbe stata nulla, torna a Trigoria per coronare il suo sogno di essere protagonista nella Roma.

Romano di Cinecittà, Lorenzo gioca i primi calci all’Italcalcio, allenata da papà Tonino, per poi trasferirsi all’Almas. Un anno ed ecco la Roma, che lo tessera dopo un periodo di prova di tre mesi. La prima grande svolta arriva con uno dei suoi primi allenatori a Trigoria, Mirko Manfrè. Alto, con un fisico imponente e qualità nei piedi, “Pelle” gioca in attacco, segna ed esulta come Vincenzo Montella. Manfrè decide però di provarlo a centrocampo e l’intuizione si rivela vincente. Nel destino di Pellegrini c’è l’aeroplanino , che lo allena nella categoria giovanissimi. Montella ne intuisce le qualità e soprattutto segue l’intuizione di Manfrè, perfezionandolo in mezzo al campo. Lorenzo completa tutta la trafila delle giovanili a Trigoria. Non senza intoppi però. Ai tempi degli allievi nazionali deve fermarsi per tre mesi per un aritmia cardiaca. Gli esami successivi chiariranno l’entità del problema, probabilmente dovuto a un virus, e dopo altre visite specialistiche Pellegrini ottiene di nuovo l’idoneità per tornare a giocare. Ma la sfortuna non ha ancora esaurito il conto con lui. Alla prima partita ufficiale si frattura il quinto metatarso, che lo costringe ad un altro stop di 30 giorni. Al rientro la sua ascesa di non si frena più: 57 presenze e 14 reti nella Primavera allenata da Alberto De Rossi, con il fiore all’occhiello del gran gol messo a segno con un tiro da fuori in Youth League contro il City.

E’ un momento magico e quattro giorni dopo, a 18 anni, arriva l’esordio in prima squadra. E’il 22 marzo 2015, la Roma gioca a Cesena e in panchina c’è Rudi Garcia. La seconda stagione del tecnico francese non è all’altezza della prima, sebbene a fine anno la Roma taglierà il traguardo da seconda in classifica dopo un derby contro la Lazio che valeva il biglietto diretto per la Champions. Al 67’ il giovane Pellegrini entra in campo al posto del turco Salih Ucan, per irrobustire la mediana e difendere l’1-0 siglato De Rossi. A fine stagione passerà al Sassuolo allenato da Eusebio Di Francesco. I primi mesi non sono facili, ma partita dopo partita Lorenzo comincia a ritagliarsi il suo spazio nella squadra emiliana, interpretando il ruolo di mezzala come piace a “DiFra”. Il 2015 è un anno di prime volte. Dopo l’esordio, arriva anche il primo gol in Serie A in un Sampdoria-Sassuolo, proprio contro l’aeroplanino Vincenzo Montella che siede sulla panchina dei doriani. La seconda stagione in neroverde, condita dalla partecipazione all’Europa League, è quella della definitiva consacrazione, che lo consegna alle luci della ribalta come uno dei nuovi talenti più cristallini. Otto gol e otto assist tra campionato e coppa attirano su Pellegrini gli occhi di mezza Serie A. Con Ventura arriva anche il debutto in Nazionale nella gara di qualificazione ai mondiali contro il Liechtenstein giocata da titolare. La Roma non ha intenzione di lasciarsi scappare il gioiello cresciuto in casa ed esercita la recompra. Emissari giallorossi volano in Polonia, dove Pellegrini è impegnato nell’Europeo Under 21, anche se alla fine il contratto verrà firmato a Roma. Una manifestazione disputata da protagonista, impreziosita dal gol in rovesciata alla Danimarca, prima dell’eliminazione in semifinale ad opera dei fuoriclasse spagnoli.

Pellegrini può consolarsi con l’ufficialità del suo ritorno nella capitale, a rinfoltire con De Rossi e Florenzi – e dopo l’addio di Totti – il cuore romano e romanista in maglia giallorossa. A Trigoria ritroverà Di Francesco. A inizio stagione sembra partire leggermente dietro nelle gerarchie, ma dal canto suo Pellegrini non sa cosa sia il timore reverenziale. Anche se davanti a lui a centrocampo ha mostri sacri come De Rossi, Nainggolan e Strootman, e un giocatore di caratura internazionale come Gonalons, Lorenzo comincia a dimostrare il suo valore già nella tourneè negli States. Giocatore elegante ed efficace allo stesso tempo, di grande personalità in mezzo al campo. Insieme a Nainggolan è il centrocampista che ha il miglior cambio di passo, in una mediana altrimenti un po’ monocorde, e maggior qualità negli inserimenti offensivi: caratteristica fondamentale che Di Francesco richiede alle sue mezzali. Nella primo scorcio di stagione arrivano il primo gol in maglia giallorossa e le prime presenze in Champions League, ed un minutaggio sempre crescente.

Al giro di boa del campionato Pellegrini è il nuovo acquisto della Roma con più minuti, dopo Kolarov. Il numero 7 giallorosso non ci ha messo molto a finire sui taccuini dei più grandi club italiani ed europei. Il contratto firmato fino al 2022 non rappresenta comunque una garanzia che metta al riparo da brutte sorprese, ammesso che nel mercato di oggi -soprattutto estero – esistano cifre che possano ritenersi garanzie sicure. La clausola rescissoria apposta è di “soli” 25 milioni, destinata a salire a 30 con l’aumentare dei gettoni in campo. Non si può dire se la sua carriera sia destinata a seguire le orme di Totti e De Rossi, ma il presente di Lorenzo è qui ed ora. Oggi, più che un titolare aggiunto – il sesto uomo usando un gergo cestistico – si sta rivelando giocatore sempre più importante per la squadra e la Roma sta divenendo passo dopo passo, partita dopo partita, sempre più sua. A Trigoria possono godersi l’ennesima perla fregiata dal settore giovanile, sperando che ci resti più a lungo possibile. Lorenzo Pellegrini non è tornato da ragazzo della Primavera, ma da calciatore vero.

Articolo a cura di Davide Di Bello