SENZA MEZZE MISURE, COME QUIQUE SETIÉN HA RIPORTATO IN EUROPA IL BETIS SIVIGLIA

Un cittadino del mondo, ecco chi è Quique Setién. Un uomo senza mezze misure, che è andato ad allenare in Guinea Equatoriale, anche per una sola partita. «Sto ancora aspettando una loro chiamata» ha scherzato con Espn. Uno che non ha paura di attaccare, anche sui giornali, Dmitry Piterman e Mr Alì, i due proprietari che hanno affossato il Racing Santander, sua squadra del cuore. E proprio nella città della banca spagnola più famosa ha cominciato. Stagione 2001/02 Racing appena retrocesso in Segunda Division e con l’obiettivo della rapida risalita in Liga. Alla fine della stagione secondo posto dietro l’Atletico Madrid e otto giocatori tra i primi marcatori del campionato: Bodipo, Guerrero, Mazzoni, Morán, Txixi, Mateo, Delgado e Sierra. Un primo accenno di quel sistema che diciassette anni dopo avrebbe costruito al lato opposto della penisola, a Siviglia, con un’altra squadra biancoverde.

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RIVOLUZIONE ITALO-TEDESCO: LO SCHALKE 04 TORNA GRANDE

Schalke 04

Col pugno alzato e il vestito completamente fradicio. Ha festeggiato così Domenico Tedesco lo 0-1 del suo Schalke 04 sotto il nubifragio di Mainz nell’anticipo di venerdì. Il modo migliore per celebrare il primo anno da allenatore professionista, che lo ha portato dalla lotta salvezza in swite liga al secondo posto solitario in Bundesliga.

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GABRIEL HEINZE, IL NUOVO SEGUACE DEL BIELSISMO CHE VUOL SALVARE IL VELÉZ

Per capire chi sia Gabriel Heinze, il nuovo allenatore del Veléz Sarsfield, bisogna fare un passo indietro allo scorso 14 maggio. Perugia, quarta edizione di “Encuentro”, il festival della letteratura ispano-americana. Ospite speciale Marcelo Bielsa.  «Preferisco ottenere zero punti cercandone tre, che conquistarne uno senza possibilità di vincere» aveva detto. Quando ti sceglie il “Maestro” Jorge Griffa, uno dei più grandi osservatori del Newell’s, vinci un campionato con il Tata Martino come allenatore e trasudi in rossonero leproso, inevitabilmente subisci il fascino di Bielsa. E il loco con cui ha vinto un oro olimpico ad Atene 2004, è uno dei motivi per cui Heinze ha scelto di sedere in panchina.

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SEAN DYCHE, UNA “VOCE” FUORI DAL CORO CON IL SUO BURNLEY

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Qualche giorno fa Sean Dyche, manager del Burnley, ci ha scherzato su. Un suo ex compagno di squadra ai tempi del Bristol City, Soren Andersen, aveva dichiarato alla stampa che la ragione per cui la voce di Dyche era così rauca, era dovuta al fatto che in allenamento si mangiasse i vermi dei campi da gioco. «I vermi? No solo un po’ di ghiaia a colazione» ha risposto Dyche, spiegando poi che si divertiva a prendere in giro Sorensen fingendo di «sgranocchiare» dei lombrichi e sputandoli senza farsi vedere. Il suo inglese non è proprio oxfordiano, ma è quello di uno che sa cosa vogliono dire lavoro e sacrificio, e cerca di trasmetterlo alla sua squadra

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MARCELINO E IL VALENCIA: CRONACHE DI UNA SILENZIOSA RIVOLUZIONE

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Grafica a cura di Alessio Giannone

Le immagini dell’auto di Marcelino ribaltata sul ciglio di una strada tra Logrono e Bilbao sono davvero forti. L’allenatore del Valencia alla vigilia di Natale si è scontrato con un cinghiale mentre si stava dirigendo nelle Asturie per festeggiare con la sua famiglia. Macchina semi distrutta, ma nessun danno per lui. Verrebbe quasi da pensare a un miracolo. E un miracolo, tutto sportivo, è quello che Marcelino sta costruendo a Valencia.

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LA CHIAVE DI PORTALUPPI, L’ORGANIZZAZIONE TATTICA PER FAR GRANDE IL GREMIO

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Grafica by Alessio Giannone

Non fatevi ingannare dall’aria da duro. Renato Portaluppi, allenatore del Grêmio, si presenta in conferenza stampa con gli occhiali da sole e quella personalità che lo porta a dire che no, lui in  Europa non va a studiare, perché «quando uno conosce il calcio, poi gli viene naturale». Di casuale però, nel gioco dell’ Imortal Tricolor c’è proprio poco. Portaluppi prepara tutto, fino ai minimi dettagli, tanto da che ha fatto spiare con dei droni tutti gli avversari affrontati in Libertadores 

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MAIEUTICA, CARATTERE E DESTINO: L’INTER DI LUCIANO SPALLETTI

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Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli. Parole semplici e concise, enfatizzate al punto di camaleontizzarsi perfettamente per un dialogo de “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone. Luciano Spalletti da Certaldo è sempre stato così e ha sempre agito così: distinguersi tra un neanche troppo velato narcisismo, un sottile umorismo e la stigmate del leader carismatico, senza mai perdere di vista il culto del lavoro. Un campione di comunicazione tra un mirato e consapevole paraverbalismo, con la nobile semantica del corpo ad agire da coadiuvante padrona a parole minuziosamente scelte e l’occhio navigato di chi ha sempre estrapolato il meglio da ogni risorsa a sua disposizione.

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