ALEJO SEBASTIÁN ROMERO

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Alejo Sebastian Romero, capitano della Novena Division del Boca Juniors, intervistato in esclusiva dalla Gazzetta di Don Flaco

Intervista esclusiva della Gazzetta di Don Flaco ad Alejo Sebastián Romero, giovanissimo talento della Novena División del Boca Juniors, che si è gentilmente raccontato al nostro direttore ed esperto di calcio argentino e sudamericano, Daniele El Flaco Pagani. Cinque domande per conoscere al meglio una giovane stella, tra presente, sogni e ambizioni.

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LE PENYAS, BARÇA EN EL MUNDO

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Ecco dove attualmente si sono radicate le Penyas del Barça nel mondo

Una band musicale afro-latina. Il vocabolo basco che traduce quello che in italiano indichiamo come “scogliera protesa a picco”. Niente di tutto questo. E’ il terzo significato di “penyas” quello di cui vi parlo oggi, la testimonianza del barcelonismo in tutt’Europa, radicato come la più diffusa delle epidemie, con un curiosissimo epicentro italiano. Prima, però, un passo indietro. Comodità. Opportunismo. Desiderio di salire sul carro, come si dice in questi casi.

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ORDEM E PROGRESSO A NAGOYA

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João Alves de Assis Silva può considerarsi il man of the match nell’esordio stagionale in J-League contro il Gamba Osaka. Un gol ed un assist per l’ex attaccante del Corinthians, il colpo più costoso nella storia del calcio giapponese – Photo by http://www.japantimes.com

La frangia verdeoro alla conquista di Nagoya: così potremmo descrivere la prima giornata di J-League dalle parti del Suita City Football Stadium, casa del Gamba Osaka, squadra della Panasonic allenata dal brasiliano Levir Culpi. A distanza di cinque anni, già di per sé, fa un certo effetto vedere l’ex dt di Santos e Fluminense sulla panchina dell’altra squadra della città, visti gli importanti trascorsi da allenatore del coabitante Cerezo (un cognome tanto caro ai brasiliani), ma questa volta a rubare la scena sono stati gli ospiti: le Orche di Nagoya, che dopo 2 giornate si ritrovano a punteggio pieno al netto dell’1-0 casalingo rifilato al Júbilo Iwata nella seconda giornata di campionato grazie ad un gol del solito Gabriel Xavier.

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RIPRENDERSI ROMA

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Lorenzo Pellegrini – Photo edited with Prisma

“Futuro? Mi piacerebbe tornare alla Roma, ma non come ragazzo della Primavera. Torno per giocare tutte le partite possibili”. Firmato Lorenzo Pellegrini. Un obiettivo concreto e una promessa da parte di chi una semplice promessa non lo è più, e a metà del primo campionato in giallorosso si sta già prendendo la Roma. Dopo le due ottime stagioni disputate al Sassuolo sono arrivate tante offerte al telefono del suo procuratore Giampiero Pocetta. Pellegrini, tifoso romanista da sempre, ha messo la Roma in cima alle sue scelte, ma per tornare alla casa madre ha voluto delle garanzie ben precise: potersi giocare tutte le sue chance per un posto da titolare. Del talento del centrocampista classe ‘96, infatti, si erano già accorti in tanti, a partire dalla rete che ha realizzato a San Siro contro il Milan il 2 ottobre 2016. Un concentrato delle qualità che hanno fatto sì che Pellegrini facesse il percorso inverso verso Trigoria, dopo il prestito biennale in Emilia. Tempismo perfetto nell’inserimento, dribbling, killer instinct a freddare Donnarumma. I neroverdi perderanno la partita, ma Lorenzo non è più il giocatore acerbo appena uscito dalla Primavera. Ci sono degli “arrivederci” dolorosi, ma necessari per tornare più maturi e forti di prima. A fine stagione i giallorossi sborsano i 10 milioni di euro concordati con il Sassuolo per esercitare il diritto di “recompra” e riportare a casa un centrocampista moderno che garantisce corsa, qualità e gol. Le rassicurazioni del prossimo direttore sportivo Monchi sul suo impiego non lasciano spazio ai dubbi: Pellegrini, senza il cui assenso la clausola di riacquisto sarebbe stata nulla, torna a Trigoria per coronare il suo sogno di essere protagonista nella Roma.

Romano di Cinecittà, Lorenzo gioca i primi calci all’Italcalcio, allenata da papà Tonino, per poi trasferirsi all’Almas. Un anno ed ecco la Roma, che lo tessera dopo un periodo di prova di tre mesi. La prima grande svolta arriva con uno dei suoi primi allenatori a Trigoria, Mirko Manfrè. Alto, con un fisico imponente e qualità nei piedi, “Pelle” gioca in attacco, segna ed esulta come Vincenzo Montella. Manfrè decide però di provarlo a centrocampo e l’intuizione si rivela vincente. Nel destino di Pellegrini c’è l’aeroplanino , che lo allena nella categoria giovanissimi. Montella ne intuisce le qualità e soprattutto segue l’intuizione di Manfrè, perfezionandolo in mezzo al campo. Lorenzo completa tutta la trafila delle giovanili a Trigoria. Non senza intoppi però. Ai tempi degli allievi nazionali deve fermarsi per tre mesi per un aritmia cardiaca. Gli esami successivi chiariranno l’entità del problema, probabilmente dovuto a un virus, e dopo altre visite specialistiche Pellegrini ottiene di nuovo l’idoneità per tornare a giocare. Ma la sfortuna non ha ancora esaurito il conto con lui. Alla prima partita ufficiale si frattura il quinto metatarso, che lo costringe ad un altro stop di 30 giorni. Al rientro la sua ascesa di non si frena più: 57 presenze e 14 reti nella Primavera allenata da Alberto De Rossi, con il fiore all’occhiello del gran gol messo a segno con un tiro da fuori in Youth League contro il City.

E’ un momento magico e quattro giorni dopo, a 18 anni, arriva l’esordio in prima squadra. E’il 22 marzo 2015, la Roma gioca a Cesena e in panchina c’è Rudi Garcia. La seconda stagione del tecnico francese non è all’altezza della prima, sebbene a fine anno la Roma taglierà il traguardo da seconda in classifica dopo un derby contro la Lazio che valeva il biglietto diretto per la Champions. Al 67’ il giovane Pellegrini entra in campo al posto del turco Salih Ucan, per irrobustire la mediana e difendere l’1-0 siglato De Rossi. A fine stagione passerà al Sassuolo allenato da Eusebio Di Francesco. I primi mesi non sono facili, ma partita dopo partita Lorenzo comincia a ritagliarsi il suo spazio nella squadra emiliana, interpretando il ruolo di mezzala come piace a “DiFra”. Il 2015 è un anno di prime volte. Dopo l’esordio, arriva anche il primo gol in Serie A in un Sampdoria-Sassuolo, proprio contro l’aeroplanino Vincenzo Montella che siede sulla panchina dei doriani. La seconda stagione in neroverde, condita dalla partecipazione all’Europa League, è quella della definitiva consacrazione, che lo consegna alle luci della ribalta come uno dei nuovi talenti più cristallini. Otto gol e otto assist tra campionato e coppa attirano su Pellegrini gli occhi di mezza Serie A. Con Ventura arriva anche il debutto in Nazionale nella gara di qualificazione ai mondiali contro il Liechtenstein giocata da titolare. La Roma non ha intenzione di lasciarsi scappare il gioiello cresciuto in casa ed esercita la recompra. Emissari giallorossi volano in Polonia, dove Pellegrini è impegnato nell’Europeo Under 21, anche se alla fine il contratto verrà firmato a Roma. Una manifestazione disputata da protagonista, impreziosita dal gol in rovesciata alla Danimarca, prima dell’eliminazione in semifinale ad opera dei fuoriclasse spagnoli.

Pellegrini può consolarsi con l’ufficialità del suo ritorno nella capitale, a rinfoltire con De Rossi e Florenzi – e dopo l’addio di Totti – il cuore romano e romanista in maglia giallorossa. A Trigoria ritroverà Di Francesco. A inizio stagione sembra partire leggermente dietro nelle gerarchie, ma dal canto suo Pellegrini non sa cosa sia il timore reverenziale. Anche se davanti a lui a centrocampo ha mostri sacri come De Rossi, Nainggolan e Strootman, e un giocatore di caratura internazionale come Gonalons, Lorenzo comincia a dimostrare il suo valore già nella tourneè negli States. Giocatore elegante ed efficace allo stesso tempo, di grande personalità in mezzo al campo. Insieme a Nainggolan è il centrocampista che ha il miglior cambio di passo, in una mediana altrimenti un po’ monocorde, e maggior qualità negli inserimenti offensivi: caratteristica fondamentale che Di Francesco richiede alle sue mezzali. Nella primo scorcio di stagione arrivano il primo gol in maglia giallorossa e le prime presenze in Champions League, ed un minutaggio sempre crescente.

Al giro di boa del campionato Pellegrini è il nuovo acquisto della Roma con più minuti, dopo Kolarov. Il numero 7 giallorosso non ci ha messo molto a finire sui taccuini dei più grandi club italiani ed europei. Il contratto firmato fino al 2022 non rappresenta comunque una garanzia che metta al riparo da brutte sorprese, ammesso che nel mercato di oggi -soprattutto estero – esistano cifre che possano ritenersi garanzie sicure. La clausola rescissoria apposta è di “soli” 25 milioni, destinata a salire a 30 con l’aumentare dei gettoni in campo. Non si può dire se la sua carriera sia destinata a seguire le orme di Totti e De Rossi, ma il presente di Lorenzo è qui ed ora. Oggi, più che un titolare aggiunto – il sesto uomo usando un gergo cestistico – si sta rivelando giocatore sempre più importante per la squadra e la Roma sta divenendo passo dopo passo, partita dopo partita, sempre più sua. A Trigoria possono godersi l’ennesima perla fregiata dal settore giovanile, sperando che ci resti più a lungo possibile. Lorenzo Pellegrini non è tornato da ragazzo della Primavera, ma da calciatore vero.

Articolo a cura di Davide Di Bello 

 

DOVE PUÒ ARRIVARE OMEONGA?

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Stephane Omeonga – Genoa – Grafica di Alessio Giannone (Instagram: https://www.instagram.com/alessio_giannone22/)

Ballardini deve ancora parlare quando, dall’altra parte rispetto ai microfoni, escono i calciatori. Tutti quanti sfilano come i vincitori di una guerra di Troia davanti ai giornalisti, con quel nonsoché di superiorità. Mai che qualcuno si fermi con un goccio di sana umiltà a fare due parole, mai che tu non debba estrarre le parole dalle loro corde vocali a mo’ della maieutica più coatta. E poi c’è lui, un ragazzetto del ’96 che con le sue tipiche treccine che lo contraddistinguono passa davanti a te e si esibisce in una pubblica dimostrazione di umiltà. Due parole, un saluto, un semplice colloquio che ben rappresenta un patto non scritto del rapporto tra giornalisti e calciatori: io ti elogio, ma pretendo un minimo di rispetto. Stephane ha l’aria di chi i piedi per terra li tiene incastonati nell’asfalto, la grinta del grande mediano, il carattere di chi è destinato a diventare un grande.

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IL DERBY DEI GLADIATORI AI PIEDI DELLA CUPOLA DI SAN PIETRO

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Immagine a cura di Galufo Vector Art https://www.instagram.com/galufo_vector_art/?hl=it – https://www.facebook.com/Galufo/?fref=mentions )

 

Roma per circa tre millenni è stata la metropoli più grande di tutte. Girando per le strade della città si respira storia, è possibile percepire tutto ciò che ha reso la capitale una delle più belle, se non la più bella, città del mondo.

In questo contesto, dove per millenni imperatori e gladiatori ne sono stati i protagonisti, il calcio è vissuto in maniera viscerale. Non passa giorno in cui non si senta parlare di calcio, nei bar e per le strade. Il dominio cittadino è conteso da quasi 100 anni dalla Roma e dalla Lazio, che con i loro gladiatori combattono ogni anno per distruggere l’eterno nemico.

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